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L’ultima Ora (della Calabria)

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Sembra non esserci pace per L’Ora della Calabria, il quotidiano locale diretto da Luciano Regolo del quale ci eravamo occupati recentemente per lo scandalo delle presunte intimidazioni che portarono alle fulminee dimissioni di un sottosegratario del governo Renzi, Antonio Gentile.

Sopita la vampata di polemiche per una vicenda ancora da chiarire, chi sembra averne fatto le spese è proprio il quotidiano calabrese, i cui giornalisti avevano scioperato per tre giorni per protestare contro la possibile acquisizione della testata proprio da parte dello stampatore Umberto De Rose, protagonista di quella imbarazzante telefonata all’editore Alfredo Citrigno. Sarebbero proprio i debiti nei confronti dello stampatore a rendere possibile il passaggio di proprietà, contro cui Regolo si era scagliato nell’editoriale pubblicato sull’ultimo numero uscito in edicola prima del blocco, il 18 aprile scorso: «La società che ci edita, nell’esercizio del 2013, ha accumulato un passivo di oltre 600mila euro con il nostro stampatore. Adesso, con l’azienda in liquidazione, De Rose si è fatto sotto. Vuole la nuda testata. La sua è la sola dichiarazione d’intenti scritta. Potrei io lavorare per un giornale che appartiene a colui che faceva pressioni perché io togliessi la “cazzi ‘e notizia” dell’inchiesta giudiziaria aperta sul figlio del senatore Gentile? Neanche se De Rose non comparisse, lo farei. Mi sembrerebbe di tradire me stesso, voi lettori, ma anche la mia redazione». 

Fatto sta che, da qualche giorno, l’Ora della Calabria non esiste più, né in edicola né online: il sito è stato oscurato dal commissario liquidatore e Luciano Regolo, per denunciare una situazione da lui ritenuta iniqua, ha aperto una pagina su Facebook, intitolata L’Ora siamo noi. L’iniziativa sembra riscuotere consensi, tanto che la pagina è già seguita da quasi diecimila utenti. Giornalmente, Regolo pubblica video in cui denuncia presunte irregolarità nella procedura di liquidazione della società editrice dell’Ora e lancia messaggi di speranza per il ripristino della testata e dei posti di lavoro del giornale. 

[FF]

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