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L’ombra sull’Egitto: nel mirino le inchieste scomode della BBC

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Zubeida Ibrahim

L’Egitto si prepara alle elezioni presidenziali di fine marzo in un contesto di grave e permanente repressione del dissenso. Tutti i potenziali candidati sono stati esclusi nello scontro elettorale contro il presidente in carica, Abdel Fattah al-Sisi. L’unico candidato ammesso, Moussa Mustafa Moussa, del partito al-Ghad, ha dichiarato di non partecipare al voto per “sfidare il presidente”.

Ma il primo nemico del regime militare egiziano è sempre la stampa. A pagarne le spese, dopo la continua repressione delle voci critiche nel Paese, è ora la stampa estera. In particolare, le autorità egiziane hanno duramente criticato un servizio firmato dalla corrispondente della televisione pubblica britannica BBC, Orla Guerin. Nel documentario, dal titolo “L’ombra sull’Egitto”, viene intervistata la madre di una giovane egiziana vittima di un caso di “sparizione forzata”, Zubeida Ibrahim. Lo speciale della BBC si occupa in via generale della repressione dei diritti umani nel paese dopo il colpo di stato del 3 luglio 2013. In particolare, si fa riferimento alle responsabilità dei servizi di sicurezza egiziani nelle sparizioni di centinaia di egiziani, come confermato da varie Ong locali, tra cui il centro al-Nadim, a loro volta messe alle strette o chiuse dalle autorità locali.

I Servizi di informazione pubblici (SIS) hanno duramente criticato i servizi della BBC, li hanno definiti, “privi di basi” e “pieni di menzogne”, inclusa la terribile (e veritiera) descrizione che viene fatta dalla televisione britannica sulla brutale condizione dei prigionieri politici nelle carceri egiziane. La vittima delle violenze, Zubeida Ibrahim, è di recente apparsa in un’intervista televisiva nel talk show “Al Youm”, e la si può sentir negare (in maniera poco convinta) la ricostruzione dei fatti raccontata dalla madre. Per questo motivo, SIS ha chiesto di boicottare la BBC. Il direttore dei Servizi di informazione egiziani, Diaa Rashwan, ha chiesto ai funzionari egiziani e all’élite politica locale di evitare interviste e incontri con i giornalisti e gli editor della BBC. In un tweet, l’autrice dell’inchiesta Orla Guerin ha annunciato che la madre della ragazza è stata arrestata.

Secondo la televisione britannica, alti funzionari egiziani si sono rifiutati di rispondere alle domande dei giornalisti della BBC durante le riprese del programma. Il servizio di informazione locale ne ha approfittato per stigmatizzare tutti i media stranieri che non dovrebbero in alcun caso, secondo loro, pubblicare materiale non approvato dalle agenzie governative. Secondo il corrispondente della Reuters, Eric Knecht, si tratta di un chiaro tentativo di intimidire i corrispondenti esteri basati in Egitto.
Il procuratore generale egiziano, Nabil Sadek, ha chiesto di monitorare e regolamentare lo status dei media stranieri che diffondono notizie false o illazioni. Dal canto suo, in occasione del 37esimo Consiglio per i diritti umani, il ministro degli Esteri Sameh Shoukry ha criticato il programma della BBC definendolo “basato su fonti fabbricate” e chiedendo le scuse della televisione pubblica britannica.  
Ma la repressione della stampa in Egitto non si ferma qui. Dopo le leggi bavaglio contro la libertà di espressione, la chiusura degli uffici di al-Jazeera e il lungo processo dei giornalisti del canale del Qatar, il regime militare ha chiuso tutti i blog e i siti critici in lingua araba, fioriti dopo le rivolte del 2011, incluso Mada Masr. E ha messo sotto stretto controllo qualsiasi voce che dissentisse nei confronti di al-Sisi. Una delle proteste più significative ha coinvolto i giornalisti egiziani contrari alla cessione delle isole Tiran e Sanafir nel marzo del 2016. Da allora non si contano i casi di reporter arrestati e intimiditi. L’ultimo in ordine di tempo è il blogger, Islam al-Refaie, tenuto in custodia per altri 15 giorni. Arrestato nel novembre 2017, al-Refaie è accusato di essere un membro del partito fuori legge dei Fratelli musulmani e di aver organizzato manifestazioni non autorizzate. Secondo il Network arabo per i Diritti umani (Anhri), l’arresto di al-Refaie è un “crimine contro la libertà di informazione”.

 

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