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L’inviato speciale

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ScoopIl romanzo è un gioiellino: di quelli che ti godi pagina per pagina. Caustico, umoristico, intelligente e stilato con accuratezza estrema, elemento ormai raro in un’epoca che spesso va di fretta. Scoop, in italiano L’inviato speciale, edito da Bompiani, è il volume scritto dal giornalista e inviato inglese Evelyn Waugh nel 1938, testo che si conferma ancora più speciale quando si scopre che è il libro che il grande reporter Mimmo Candito porta con sé nelle sue missioni di guerra.

È ovviamente un’opera sul giornalismo. “Lo porto sempre con me quando parto per raccontare una guerra – ha affermato Candito in un articolo de La Stampa del 20 dicembre 2013 – Un classico della satira sul mondo del giornalismo soprattutto sulle approssimazioni di cui il giornalismo vive e di cui i corrispondenti di guerra sono l’archetipo assoluto”.

E allora lo stesso Candito ci parla dell’inviato celebre, (personaggio di finzione, ma che si riferiva a chissà quale giornalista dell’epoca) che si ritrova, con la menzogna, ad essere burattinaio della sorte di un paese. “Jakes, una delle firme più note, una volta è andato a fare la cronaca della rivoluzione in una capitale balcanica. Sul treno si è addormentato e si è svegliato alla stazione sbagliata, ma non se ne è reso conto. È sceso, è andato dritto in un albergo, e ha telegrafato un articolo di mille parole in cui si parlava di barricate per le strade, chiese in fiamme, mitragliatrici che facevano da sfondo al ticchettio della sua macchina da scrivere. Pur se sorpresi, al giornale hanno pubblicato il suo articolo, con un titolone in prima pagina. Quello stesso giorno, ‘ogni grande inviato speciale ha avuto l’ordine di precipitarsi verso la nuova rivoluzione’. Sono arrivati a branchi”.

Il lettore di Inviato Speciale, scorrendo le divertenti pagine del romanzo, scopre che la stessa trama è trama di equivoci. Un giornalista poco avventuroso che cura la rubrica Luoghi lussureggianti per una rivista di giardinaggio è mandato per un errore di omonimia in missione, nella terra africana e fittizia di Ismaelia. Parte corredato da ogni sorta di attrezzatura da lui ritenuta necessaria dote di un cronista in missione di guerra (canoa gonfiabile, bastoni cavi per l’invio dei dispacci, una tenda con accessori, razioni di viveri per tre mesi, un astrolabio, ecc. ecc) e viene a contatto con veri giornalisti (che invece viaggiano leggeri). William Boot, l’improbabile protagonista del romanzo, per puro caso ed inesperienza, non seguirà la massa e… solo grazie a tanta fortuna riuscirà a cavarsela egregiamente.

Tanti i pregi di queste pagine, molto divertenti: si scopre come ieri, e probabilmente ancora oggi trascorrono le giornate gli inviati di guerra, tra il brivido dell’imprevisto e le lunghe soste oziose in albergo fra colleghi. Di come si tengano d’occhio reciprocamente, pronti a fiutare il fatto che un fortunato fra loro possieda l’esclusiva di una notizia e come si parta tutti insieme per andarla, quella notizia, a raggiungere.

Gustosissime (e molto ciniche) alcune descrizioni delle redazioni e del mestiere del cronista dell’epoca e di oggi: “Una volta aveva visto un film di cui aveva capito ben poco sulla vita dei giornalisti a New York, uomini nevrotici in maniche di camicia e le borse sotto gli occhi che correvano dal telefono alla macchina da scrivere , insultandosi e facendosi la forca in ambiti di irrimediabile squallore”; oppure: “Le notizie sono quella cosa che un tale che non si interessa granché di nulla vuole leggere. Ed è notizia fintanto che lui la legge. Poi è morta. Noi siamo pagati per fornire notizie. Se qualcun altro ha mandato un dispaccio prima di noi, la nostra storia non fa notizia. Certo, c’è il colore. Il colore è un mucchio di chiacchiere a vuoto. Facile da scrivere e facile da leggere, ma costa troppo in telegrammi, per cui dobbiamo andarci piano. Capito?”

Nella prefazione dello scrittore e giornalista Mario Fortunato, la prima domanda è: il giornalismo non è che una farsa di terz’ordine? Ebbene, se il dubbio vi sfiora, siete pregati di leggere o rileggere questo romanzo.

 

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