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L’Interpol dà una mano a Erdogan contro un giornalista scomodo

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Dogan Akhanil

La “democratura” di Recep Erdogan non risparmia i giornalisti e scrittori non allineati. Come Dogan Akhanil, già imprigionato due volte in madrepatria e costretto all’esilio a inizio anni Novanta; Akhanil vive da più di 25 anni in Germania, dove ha preso la nazionalità e ha proseguito la sua attività di recupero di documentazione sullo sterminio armeno. Una storia che crea da tempo dissensi e incidenti diplomatici, perché Erdogan nega l’esistenza di una pulizia etnica degli armeni da parte dei soldati dell’impero ottomano mentre abbondano le prove che dimostrano come ciò che avvenne nel 1915 sia stato, purtroppo, un esempio classico di genocidio programmato per l’eliminazione di una stirpe. All’inizio della prima guerra mondiale, alcuni ragazzi armeni si arruolarono nell’esercito russo, schierato contro la Turchia, e tanto bastò per scatenare una violentissima vendetta da parte dei turchi.

Akhanil è stato arrestato in Spagna, a Granada, dove stava trascorrendo le vacanze, dalle forze dell’Interpol su mandato delle autorità turche. Al momento è in libertà provvisoria, ma è a rischio estradizione. AnsaMed ha raccolto una sua dichiarazione dopo gli ultimi eventi: «Se venissi estradato in Turchia, non potrei sopravvivere una terza volta alle loro carceri». Questo è il destino di un giornalista e scrittore il cui unico peccato è quello di essersi occupato di una questione che la “nuova Turchia”, quella nata a partire dal 1923 con Mustafa Ataturk, è diventata un tabù. Dopo il rilascio, ad Akhanil l’autorità giudiziaria spagnola ha chiesto di non lasciare la città di Madrid mentre il governo della sua patria adottiva, la Germania, ha manifestato il suo dissenso per voce di Angela Merkel: il cancellieri ha condannato l’azione dell’Interpol e ha parlato apertamente di abuso delle organizzazioni di polizia internazionale. Lo storico Taner Akçam, primo studioso a parlare apertamente di genocidio, venne arrestato nel 1976 e condannato a dieci anni di reclusione per i suoi scritti; fuggito in Germania e poi negli Stati Uniti,  lavora ancora  presso lo Strassler Family Center for Holocaust and Genocide Studies della Clark University del Massachusetts.

«(Dogan Akhanli) – ha detto la Merkel – è uno dei molti casi, purtroppo, non l’unico. Ecco perché abbiamo cambiato la nostra politica generale nei confronti della Turchia di recente, perché è inaccettabile che Erdogan abbia fatto e faccia tutto questo». Il presidente turco, tempo fa, aveva annunciato di voler «dare una lezione» ai partiti politici tedeschi schierati contro il suo Paese, invitando esplicitamente i cittadini tedeschi di origine turca a dare il loro voto ad altre forze politiche e a evitare di sostenere la CDU, il SPD e i Verdi.

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