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Libertà e voto in Tunisia: la novità delle donne, la stagnazione dei media

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Foto di Rosita Ferrato

In Tunisia si è tornato a votare. Purtroppo solo un elettore su tre, il 34%, è andato alle urne per la tornata di voto amministrativo comunale. Sono passati sette anni dalla rivoluzione (vera o presunta) dei gelsomini e, per la Tunisia, ben poco è cambiato: se non le quote rosa, che hanno imposto il 50% di donne nelle liste elettorali. Una innovazione che ha prodotto un caso clamoroso, quello della farmacista Souad Abderrahim, sostenuta dal partito islamico Ennhadha, che è diventata la prima sindaca di Tunisi.

Un Paese in cui la classifica mondiale della libertà di stampa del 2018, realizzata ogni anno da Reporters sans frontières per valutare la situazione del giornalismo in 180 nazioni, dice che Tunisia è rimasta ferma alla 97esima posizione, come l’anno precedente. In occasione della conferenza stampa organizzata il 25 aprile a Tunisi, Virginia Dangles, caporedattrice di RSF, ha sottolineato come la Tunisia resti un esempio di un territorio dove la libertà di stampa è relativamente soddisfacente, «tuttavia abbiamo potuto osservare quest’anno degli attacchi e delle iniziative legislative che non garantiscono sufficientemente la libertà di stampa e constatato intralci all’esercizio del giornalismo durante varie manifestazioni». In questo contesto, ha segnalato come molti giornalisti siano stati fermati e la polizia abbia sequestrato loro l’attrezzatura, e altri siano stati maltrattati dalle forze dell’ordine.

Secondo la stessa fonte, anche reporter stranieri venuti a coprire delle manifestazioni in Tunisia sono, a loro volta, stati fermati e ostacolati. Virginia Dangles ha sottolineato che RSF raccomanda che il nuovo progetto di legge sulla libertà di stampa sia in armonia con gli standard  internazionali. «Se ci sarà la creazione di un nuovo organo audiovisivo, dovrà avere almeno la stessa autonomia della Haica (Haute autoritè indipendante de la communication audiovisuelle), se non di più, e in particolare un’autonomia finanziaria» ha aggiunto, suggerendo che questa nuova istituzione possa lavorare con tutta la libertà che è previsto debba avere e che non sia in nessun caso imbavagliata dalle autorità. Da parte sua Nouri Lajmi, presidente della Haica, non ha stimato la stagnazione della Tunisia al 97esimo posto come un punto positivo, perché «chi non avanza, recede. In questa importante fase di transizione democratica, la libertà di stampa deve essere garantita per instaurare i fondamenti della democrazia». «Tuttavia – ha aggiunto – il giornalismo è anche una responsabilità. È necessario verificare la notizia e adoperarsi per essere credibili, perché i giornalisti possono facilmente trasformarsi in nemici della libertà di stampa qualora non rispettino la deontologia e le norme internazionali». Ljimi ha chiamato la società civile e i giornalisti a difendere la libertà d’espressione e a non permettere la promulgazione di nuove leggi non conformi agli standard internazionali.

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