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Libertà di stampa: l’Ungheria scherza con i finlandesi, ma c’è poco da ridere

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La Finlandia è la culla della libertà di stampa: un Paese che da anni è in cima al ranking mondiale di Reporter senza frontiere e che si distingue per la difesa delle prerogative dell’informazione. Attualmente la Finlandia presiede il Consiglio dell’UE – ha sostituito la Romania, giunta a fine mandato – e l’organo ha avviato una serie di consultazioni per esaminare lo stato della libertà di espressione e di stampa, fatto che potrebbe influenzare l’accesso a fondi europei legati allo sviluppo dello stato di diritto. Del resto, i finlandesi si sono presentati con un programma chiaramente “verde” e progressista: rafforzare i valori comuni e la legalità, tutelare il clima, includere le fasce più deboli, proteggere le libertà dei cittadini, e hanno avanzato dubbi sui sistemi adottati da alcuni Paesi membri, come l’Ungheria.

Che ha accolto con scarso favore le intenzioni finlandesi: dopo alcune dichiarazioni del primo ministro Viktor Orbán, secondo cui la Finlandia dovrebbe sostanzialmente guardarsi in casa propria, è apparso un articolo pubblicato dal sito ungherese Origo, dal titolo “Scommetto che non sapevi queste cose della Finlandia”, firmato da Zoltán Kovács: che non è un giornalista qualunque ma un Segretario di Stato, con delega alle relazioni internazionali e alle pubbliche relazioni presso l’ufficio del primo ministro. A quanto risulta, Origo non è neanche una testata indipendente perché di proprietà “di fatto” del partito del presidente, Fidesz, un movimento populista di destra che si definisce “unione civica” e richiama nel nome un’alleanza di giovani democratici ma ha assunto, negli anni, posizioni sempre più reazionarie, illiberali, anti europee e contrarie alla libera circolazione di persone e idee. Difatti, il sito era stato creato dalla Telecom magiara con l’intenzione di farsi voce indipendente sul web ma, negli ultimi anni, è stata spinto (a colpi di minacce sulle licenze nelle telecomunicazioni e ingerenze continue nell’azienda) ad assumere il volto che più piace al governo, ovvero quello di un portale di destra conservatrice, con un direttore finalmente amico del premier (quelli precedenti si erano dimessi con violente polemiche).

Nell’articolo si dice che i finlandesi predicano bene e razzolano male (“predicano acqua e bevono vino”): in sostanza, secondo Kovács sarebbero un popolo ipocrita perché la libertà di stampa sarebbe garantita solo a parole, mancando per esempio una Corte costituzionale a presidiarla, e che il sistema giudiziario del Paese scandinavo sarebbe tutt’altro che garantista perché non indipendente dagli altri poteri costituiti. 

Eppure, chi dovrebbe guardarsi in casa è proprio l’Ungheria: ora 87esima e in caduta libera nell’indice mondiale di RSF, il suo governo ultranazionalista ha provveduto a far chiudere la gran parte dei media ostili alla maggioranza, prendendo poi un’iniziativa molto singolare: ha creato un consorzio di circa 500 testate “amiche” del governo, di fatto tagliando fuori dal mercato della stampa tutti coloro che non hanno aderito al cartello. Si tratta di media formalmente indipendenti, perché posseduti da privati, ma di fatto infarciti di consiglieri di amministrazione e di aziende finanziatrici che sono più o meno diretta emanazione del potere di Orbán. La risposta più diretta alle accuse del Segretario è arrivata da Päivi Nevala, membro del ministero degli esteri finnico: ha inoltrato direttamente a Kovács la classifica di World rule of law, uno studio che analizza come gli Stati gestiscono il potere, in cui l’Ungheria fa tutto tranne che una bella figura.

 

Nell’immagine in evidenza: l’accoglienza a Helsinki riservata al presidente Trump nel luglio 2019: “Signor Presidente, benvenuto nella terra della libertà di stampa”

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