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2019, i libri tornano a vendere: cosa piace ai lettori italiani?

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la libreria Luxemburg, ex libreria Casanova, la più antica di Torino. Aperta dal 1872
La libreria Luxemburg, ex libreria Casanova, la più antica di Torino. Aperta dal 1872

La Associazione italiana editori (AIE) ha pubblicato un rapporto nel quale si concentrano i dati di vendita dei libri nel 2019.  I numeri più interessanti sono quelli relativi al fatturato, che cresce del 4,9% sul 2018 e alle copie vendute, la cui cifra aumenta per la prima volta dopo 10 anni e segna un+3,4% nei canali classici di vendita (ovvero le librerie, gli spazi dedicati ai libri nei locali della grande distribuzione organizzata e nelle librerie online). Proprio le vendite hanno trascinato al rialzo il dato sul giro di affari complessivo, che si attesta su livelli superiori a quelli, per anni imbattuti, del 2011: la cifra è di 1,493 miliardi di euro, dato che include gli e-book, contro gli 1,422 miliardi di otto anni prima.

Se lo si rapporta a quello estero, il mercato italiano della cosiddetta narrativa “varia” (prendendo in considerazione i libri di carta venduti nei canali classici) vale, nel 2019, 1,422 miliardi di euro, in crescita del +4,9% rispetto l’anno precedente. Le copie fisiche di libri vendute nel 2019 sono state 90,1 milioni, in crescita del +3,4% sull’anno precedente; da notare che erano 109 milioni nel 2011. Il mercato degli e-book, oggi, vale 71 milioni di euro, in crescita del 6% annuo.
Tutti questi numeri rappresentano prestazioni migliori rispetto a quelle degli altri Paesi: nel 2019, per esempio, il mercato francese è cresciuto del 2% e quello tedesco dell’1,4%. Gli Stati Uniti, per contro, segnano un passo indietro, con una perdita dell’1,3%.
Se si prendono in considerazione i canali di vendita, c’è da notare come, ormai, molti lettori facciano i loro acquisti sul web. I negozi online vendono più di un libro su quattro (26,7%, +2,7% sul 2018) mentre le librerie fisiche continuano a soffrire: la loro fetta di mercato, nel 2019, ha coperto il 66,2% delle vendite (-2,8 %punti percentuali). Notevole notare come, in dieci anni si espansione del mercato digitale, gli store online sono passati dal 3,8% al 26,7% sottraendo spazi alla grande distribuzione (dal 18% al 7,1%) e alle librerie (dal 78,2% al 66,2%).  Tanto che, sul territorio italiano, le librerie stanno pian piano chiudendo: se nel 2012 ne contavamo 3.544, nel 2017 erano solo 3.299.

Analizzando il tipo di prodotto venduto nel 2019, si nota che gode di ottima salute la narrativa italiana. La sua crescita di valore si attesta sui 205,9 milioni di euro (+7,3%); le copie vendute sono state copie vendute 13,8 milioni (+6,2%). Altri generi positivi, la non-fiction specialistica (+9% a valore, +5,1% a copie vendute). In calo, invece, è la narrativa straniera.

Per quanto osteggiato e contestato, il bonus governativo per i 18enni riconosciuto in favore della loro crescita culturale sta giocando un ruolo non trascurabile, nel mercato dei libri. Nel 2018, difatti, sono stati spesi in libri 132,4 milioni di euro, il 69% della spesa totale. Nel 2019, 131,5 milioni, cioè il 66% della spesa totale. Semmai, c’è una riserva sull’anno in corso poiché  lo stanziamento governativo è diminuito dai 290 milioni di euro del 2018 ai 240 milioni nel 2019, ed è stato ancora “limato” a 160 milioni nel 2020. 
Infine, il tema dei furti digitali. Secondo i dati, la pirateria sottrae ogni anno al mondo del libro 528 milioni di euro, una cifra mostruosa che rappresenta il 23% del valore complessivo del mercato. Tradotta in vita reale, la pirateria “costa” alla società una perdita di posti di lavoro nel settore pari a 3.600 persone (che diventano 8.800 se si calcola anche l’indotto). L’AIE ha calcolato che se la pirateria delle copie di libri venisse estirpata, solo in Italia potrebbero aprire circa 120 nuove librerie, dando lavoro a trecento persone.

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