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Le Monde: la lettera dei giornalisti per difendere la libertà di stampa

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Più di 460 giornalisti di Le Monde, il quotidiano francese fondato nel 1944 a Parigi da Hubert Beuve-Méry sulla spinta del generale De Gaulle, hanno firmato un appello pubblico perché la loro indipendenza sia garantita, dopo l’ingresso non rituale di un nuovo azionista. Il testo è interessante perché fa capire quali siano le sfide e le dinamiche dell’editoria contemporanea.

L’industriale Matthieu Pigasse, il manager Pierre Bergé (morto nel 2017) e l’imprenditore digitale Xavier Niel

«Le Monde è a un crocevia. Per la prima volta nella sua storia, potrebbe essere forzato ad ammettere un nuovo azionista nel suo capitale sociale, senza che i giornalisti siano stati consultati. La nostra libertà editoriale è in gioco. Nell’ultimo anno, è con viva preoccupazione che abbiamo testimoniato il primo grande cambiamento nel nostro gruppo proprietario, da quando nel 2010 è stato acquisito da un gruppo di investitori privati (Pierre Bergé, Xavier Niel e Matthieu Pigasse). Nell’ottobre del 2018 abbiamo saputo della vendita del 49% delle azioni di Pigasse all’industriale Daniel Kretinsky. Le Monde’s Independency Group, un gruppo di minoranza che raduna lo staff, l’associazione dei giornalisti, i lettori e i fondatori, non è stato informato di questa operazione».

Le riserve dei giornalisti riguardano le operazioni condotte da Kretinsky, un industriale ceco col titolo di avvocato, classe 1975, diventato in pochi anni uno degli uomini più ricchi d’Europa con un fatturato di 2,6 miliardi di euro, e pacchetti di controllo azionari di realtà come Metro, Saturn, Fnac, Mediaworld e partecipazione in società che producono energia e servizi. 

«Noi ci aspettiamo – continua l’appello – che il nuovo socio Daniel Kretinsky firmi l’accordo». Si tratta di un patto che era stato verbalmente accettato nel 2018 da Pigasse e Niel, secondo il quale l’Independency Group avrebbe avuto il diritto di approvare o non approvare l’entrata di un nuovo azionista con percentuali tali da poter esercitare il controllo. Ma il documento non è mai stato formalizzato, cosicché Kretinsky è potuto entrare in società e mettersi a guidare operazioni con Pigasse, come l’acquisto delle azioni del gruppo spagnolo Prisa (uno degli azionisti del giornale). Il pericolo che i giornalisti vedono da vicino è che Le Monde possa essere considerato una merce come qualunque altro prodotto venduto dal nuovo azionista: «Invece di cedere alla tentazione di impoverire le notizie e tagliare sullo staff, la compagine editoriale del giornale non ha mai venduto la sua anima né ha perso sostanza. Le notizie non sono mai state considerate un mero prodotto da vendere o una fonte di profitto e basta. Negli ultimi dieci anni, il numero dei giornalisti è cresciuto a 450 unità. Anche se nel 2010 abbiamo perso, come giornalisti, il controllo sulla società editrice, non abbiamo mai abbandonato la nostra cultura dell’indipendenza – forgiata da 75 anni di storia molto intensa. Non ci arrenderemo nel difendere i nostri valori e principi: abbiamo mantenuto il pieno controllo delle parole e delle immagini. Questa libertà, protetta da ogni forma di influenza e ingerenza, ci ha permesso di pubblicare storie che hanno sfidato i poteri politici ed economici francesi e stranieri. Questo è il nostro bene più prezioso. Ogni cambiamento sostanziale nel capitale non approvato dallo staff editoriale comprometterebbe il rapporto costruito negli anni con gli azionisti. Getterebbe un’ombra sul valore del giornalismo di Le Monde e deteriorerebbe la fiducia che i lettori ripongono in noi». 

 

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