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L’eredità di pensiero di Vera Schiavazzi

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Un anno fa moriva Vera Schiavazzi. Come ha ricordato la sua collega Alessandra Comazzi durante un evento in sua memoria al Circolo della Stampa di Torino, la notizia della sua morte è stata data proprio in quella sede il 22 ottobre scorso, mentre molti giornalisti erano riuniti in quella che è la casa dei giornalisti per assistere alla presentazione del reportage «Dust. La seconda vita» di Stefano Tallia e Stefano Rogliatti.
E lo stesso Stefano Tallia, tra gli altri, ha voluto omaggiarla: «Se oggi faccio il giornalista e se sono segretario del sindacato dei giornalisti lo devo a Vera».
copertina-vera-204x300Insieme a lui, molti colleghi hanno scelto di partecipare a una serata che non ne ha solo celebrato il ricordo – a cominciare dalle parole piene di amore e di stima della figlia Olga – ma è stata l’occasione per presentare «Dalla parte dei diritti, un secolo di Stampa Subalpina», la sua tesi di laurea, editata in forma di saggio nella collana del Centro Studi Pestelli, in accordo con l’Associazione Stampa Subalpina e con l’Ordine dei Giornalisti.
Una tesi discussa nel 1999 – ma estremamente attuale – in cui Vera Schiavazzi ripercorre tutte le tappe della storia dell’Associazione Stampa Subalpina, a cominciare dal 1899.
Giorgio Levi, presidente del Centro di Studi Pestelli, ha evidenziato il suo stile, «il modo di raccontare che hanno solo i giornalisti di talento», e ha ricordato il tatto con cui, ad esempio, ha saputo presentare lo scandalo dell’insegnante di Saluzzo accusato di insidiare le studentesse, senza perdere di vista la notizia.
E quel suo pezzo da inviata se lo rammenta bene anche Mario Calabresi, allora direttore de La Stampa: «Era una rivale in quel momento. E nonostante fosse da sola e noi in vantaggio numerico a coprire quella notizia, ce l’ha fatta sudare!».
Calabresi, oggi direttore di Repubblica, ha voluto elencare 5 cose da tenere vive come modo migliore per onorare la memoria di Vera Schiavazzi: la grande passione per il giornalismo e per un giornalismo di militanza, ma lontano dall’hate speech, con un modo civile di portare avanti le idee in un metodo di lavoro; l’essere instancabile e non mollare una storia, ma ritornarci quando non è più in prima pagina; la capacità di farsi sentire e di fare squadra; l’essere contagiosa nella voglia di cercare e di fare; la dedizione alla scuola che ha dimostrato dirigendo il Master di giornalismo per 11 anni.
Il ruolo della formazione, come hanno riconosciuto tutti i colleghi intervenuti, è cruciale per ridare una prospettiva al mestiere del giornalista. «L’informazione non sparirà se di qualità», ha sottolineato Calabresi. «I giornali non vanno letti con le lenti del passato, altrimenti vediamo un mondo spegnersi». La chiave è offrire ai giovani che si accostano alla professione gli strumenti per parlare alla società contemporanea: «L’informazione deve essere una buona informazione, ma deve anche arrivare».
A queste linee guida Giuseppe Giulietti, presidente della Fnsi, ne ha aggiunte un paio, ispirate alle qualità professionali di Vera Schiavazzi: andare oltre le apparenze e descrivere, non alimentare paure e malessere.

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