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Lee Miller: cronista di guerra

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Copertina Lee MillerLa sua immagine più celebre la vede con una spalla nuda che spunta,  scarponi militari pesanti sul tappetino, una foto incorniciata appoggiata al muro dietro di lei. È la foto di Adolf Hitler, e lei è Lee Miller, nella vasca da bagno del Fuhrer nel 1945, alla fine della seconda guerra mondiale. Lee è inviata di guerra per la rivista Vogue: provocatoriamente posa mentre si “lava” dagli orrori di quelle giornate per David Scherman, LIFE; diventerà in poco tempo una delle giornaliste più intense e coraggiose della sua generazione.

Elizabeth “Lee” Miller (1907- 1977) fu tante cose: modella e musa per diversi pittori e artisti tra cui Cocteau e Picasso, ma specialmente per il surrealista Man Ray di cui fu amante e discepola, (avete presenti anche solo quelle labbra fluttuanti, ne Les amoureaux di Man Ray? Sono le labbra di Lee); ritrattista  di personaggi famosi: uno per tutti,Charlie Chaplin; ma, soprattutto, una straordinaria fotografa e giornalista di guerra: di quelle che nelle notizie e nella storia vi si immergono, senza pudori, senza essere schizzinosi, con il valore sfrontato di un uomo e la sensibilità forte di una donna.

Lee Miller è corrispondente sul fronte della Normandia; in Germania entra a Dachau e nei campi di prigionia più crudeli, quando ancora il mondo non lo sapeva o non ci credeva; è a Parigi quando la città viene liberata, e, ancora prima, a Londra quando la capitale inglese moriva di fame sotto le bombe.

Covering the war in Germany, Covering the war in France, London in blitz, Postwar: questi i titoli di alcuni capitoli del bel libro Lee Miller, A life di Carolyn Burke, Random House 2005, la biografia autorizzata di Lee Miller, uno dei tanti volumi che ne celebrano il coraggio e la bellezza. (Un altro interessante è L’angelo egoista di Luca Romano, che dal precedente citato ha tratto e romanzato alcuni episodi).

Lee Miller, a life ripercorre la vita della celebre giornalista e fotografa: ne racconta gli amori, le vicende, il carattere. Donna libera, esuberante, piena di vita (“Lee was fearless, she has the soul of an adventurer”, fu senza paura e con l’animo di un’avventuriera), come reporter riuscì a vedere le cose sotto una luce cruda ma artistica, cogliendone spesso aspetti particolari, dettagli: non solo la mera descrizione, ma quel particolare che racconta una storia, una situazione, i volti delle persone, dei momenti semplici e simbolici, attimi intensissimi, l’oggetto catturato che esprime da solo una situazione, come nel celebre scatto Remington Silent, durante il blitz di Londra, dove una macchina da scrivere è rotta in mille pezzi: viene dipinta la guerra, la sua devastazione, ma in modo quasi surrealista, come se l’anima dell’artista fosse finalmente completa.

Lee che coglie la morte: il corpo di una SS guardia di campo di concentramento che galleggia in un canale (Dachau 1945), il cadavere di un ragazzino vicino ai binari di un treno, i prigionieri liberati di Dachau che rovistano in una montagna di spazzatura (Dachau 1945), le rovine di una città, ma anche delle signore in costumi tradizionali quando Lee va in Romania sempre nel 1945.

“Using the camera was almost a relief. It interposed a slight barrier between myself and the horror in front of me”: è Lee in Germania, davanti agli orrori del campo di concentramento. La reporter non si sottrae, ma la macchina fotografica la aiuta a prendere una distanza, a sopravvivere all’orrore.   

Lee ritratta a sua volta: nella vasca da bagno di Hitler, ma anche mentre viene massaggiata da un orso (ebbene sì, in Romania,  prima e durante la seconda guerra mondiale, ancora si usavano gli orsi per rimettere a posto le schiene, e i plantigradi si sedevano letteralmente sugli umani con il ruolo di chiropratici); Lee assieme ai fotografi e ai cronisti più importanti dell’epoca ed entrati nel mito: Robert Capa, Henri Cartier Bresson, Mary Welsh (moglie di Hemingway) per citarne solo alcuni.

Era bella Lee, anzi bellissima, e con uno spirito leggero, indipendente e selvatico: “Vedi caro, non mi va di fare nulla ‘per amore’. È inutile pensare a me come a una Giulietta al balcone. Sono una sfacciata, una donna di facili costumi, infedele e incostante. Voglio vedere le cose da vicino, voglio sporcarmi le mani. Ho bisogno di emozioni forti e non ho paura di nulla” (tratto da Luca Romano, L’angelo egoista).

Sito ufficiale su Lee Miller: www.leemiller.co.uk

Rosita Ferrato

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