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Le voci scomode di Agil e Zara: la libertà non è scontata

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Agil e Zara con gli studenti dell'Università di Torino
Agil e Zara con gli studenti dell’Università di Torino

Ogni libertà non è scontata, nessun diritto è acquisito per sempre. Zara Mourtazalieva e Agil Khalilov ne sono una testimonianza. Invitati a parlare di libertà di stampa davanti alla platea degli studenti dell’Università di Torino il 28 novembre, con il racconto della loro storia hanno avvicinato i ragazzi alla consapevolezza che la democrazia riguarda persone concrete nella società, non è un’idea astratta.
Agil e Zara, infatti, sono sì professionisti dell’informazione, ma anche attivisti che si impegnano quotidianamente nelle battaglie civili a favore della piena democrazia.

Hanno potuto tornare a vivere e a raccontarsi grazie al supporto della Maison de Journalistes che  dalla sua fondazione nel 2002 ha aiutato oltre 300 giornalisti di 60 Paesi diversi che, come loro, hanno vissuto l’esperienza della repressione e il percorso dell’esilio.
La MDJ mi ha fornito un aiuto enorme: dall’assistenza legale, alla collaborazione per fare i documenti, all’insegnamento della lingua, al sostegno economico”, ha raccontato Zara. “Ero stata privata di tutto. È dura ricominciare dopo essere stati molto umiliati”.
Con grande delicatezza, ha condiviso la sua storia dolorosa. Poi ha aggiunto: “Fortuna che del mio caso si è parlato molto sui media. Ora dedico la mia vita a raccontare quello che avviene all’interno dei luoghi di detenzione”. Accenna alle violenze subite – non ultimo il trauma cranico, conseguenza delle percosse da parte degli agenti di custodia – e ribadisce che tutti i detenuti nelle carceri russe sono oggetto di tortura, sono costretti ai lavori forzati e tenuti in uno stato di schiavitù.
Prima della mia prigionia, ero convinta di vivere in uno Stato di diritto, ero certa dell’ordine giuridico e legale del mio Paese. Finché non mi sono scontrata con la realtà”.
Inevitabile il riferimento alla propaganda che il governo russo mette in atto per screditare le democrazie occidentali, in particolare gli Stati Uniti, con ogni mezzo.  Pochissimi giornali e solo un  canale televisivo sono indipendenti. Per i cittadini è impossibile scegliere fonti di informazione diverse. Per i giornalisti che non accettano la situazione l’unica alternativa è scrivere come freelance per testate straniere o lasciare il Paese”.

Non è diversa la situazione in Azerbaigian, come ha descritto Agil: “Nel mio Paese non esiste la libertà di informazione: un anno fa un altro giornalista è stato ucciso perché ha manifestato la sua opinione. Per quanto riguarda me, ho subito aggressioni, mi hanno pugnalato, hanno cercato di buttarmi sotto la metro. Fino a che sono riuscito a fuggire in Francia con l’aiuto dell’Ambasciata e di Reporters sans frontieres”.
La sua vita, infatti, è cambiata dal momento in cui nel 2008 ha svolto un’inchiesta sull’appropriazione indebita di alcuni edifici di nuova costruzione. Sorpreso a filmare i documenti che attestavano l’illecito viene aggredito brutalmente da quelli che si scopriranno poi essere due agenti dei servizi segreti. Nonostante le fotografie che ritraggono gli autori dell’aggressione, gli vengono proposti 50.000 euro dalla polizia per insabbiare l’inchiesta, che rifiuta. Non solo: uno dei due agenti coinvolti nell’aggressione riceve una promozione di carriera, per aver investigato contro un giornalista che si riteneva avesse agito ai danni dello Stato. Per alcune settimane è pedinato in tutti i suoi spostamenti, notte e giorno, fino a quando un giorno non viene pugnalato.
La tua vita è finita se sei preso di mira dai servizi segreti”. Il filmato di nuove aggressioni riprese dalle telecamere davanti al tribunale dove si stava svolgendo il processo per il tentato omicidio fornisce il pretesto alla polizia per aprire un dossier. “Non l’hanno fatto per me. KGB e polizia si odiano da sempre. È stata una risposta naturale”. Gli agenti dei servizi segreti riescono a rubare il dossier, a creare falsi processi, a trovare una persona che si dichiara colpevole per il tentato omicidio e a fondare l’accusa contro Agil di omosessualità, che in Azerbaigian, oltre a essere un pesante insulto, giustifica i crimini contro lo Stato.

Quelli che hanno avuto contro Agil e Zara sono i cosiddetti “poteri invisibili”, quelli che agiscono all’insaputa dell’opinione pubblica e commettono la violazione delle leggi su cui lo Stato si fonda.
Io non perdo la speranza che le cose possano cambiare”, afferma Agil. “Ma nel frattempo ho costruito in Francia la mia famiglia. Mi dispiace che i miei genitori debbano scontare il peso delle mie scelte. Mio padre ha perso il lavoro per causa mia”.
Ma è solo grazie alle voci dissonanti e scomode, come quella di Agil e di Zara, che nella sovrabbondanza di informazioni che regola la comunicazione ai giorni nostri riusciamo a credere ancora al ruolo di un giornalismo serio e coraggioso che sappia garantirci la libertà di critica.

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