Home»Sponde del Mediterraneo»Le metamorfosi di Istanbul secondo Augias

Le metamorfosi di Istanbul secondo Augias

0
Shares
Pinterest Google+

Persa nel passato, ma profondamente ancorata al presente. Una città che ha intriso in ogni angolo l’apogeo e il declino della sua storia: è questa la Istanbul che emerge dal racconto che ne fa Corrado Augias nel suo ultimo libro «I segreti di Istanbul», presentato sabato scorso al Salone del Libro di Torino.
«Istanbul è la città più complessa del mondo – continua Augias -. Non solo ha cambiato tre volte nome, ma tre volte religione, civiltà, lingua, grafica dell’alfabeto».
Dall’epoca romano-bizantina («definizione coniata in Occidente: in realtà loro si definivano Romani, mentre noi eravamo i Latini»), attraverso l’età ottomana («quella del nostro immaginario con il gran visir, le schiave del sultano,… ») fino all’avvento della repubblica «imposta da Atatürk», la città sintetizza nelle sue pieghe la metamorfosi.
Alla marzulliana domanda «Nel suo libro sono le storie che raccontano i luoghi o i luoghi che raccontano le storie?» risponde: «Istanbul è un concentrato di storie umane cristallizzate nei monumenti, negli edifici nelle piazze. Bisogna andare molto in giro, cercare di farsi colpire verginalmente dai luoghi e domandarsi perché questo luogo è fatto così? E perché non c’è più quello che c’era un tempo e c’è qualcos’altro? A Istanbul si vede la storia, è molto concreta, molto umana
È proprio nella sua storia più recente che Augias sottolinea la differenza con la realtà del nostro paese: «Noi che abbiamo un’identità ondeggiante e malcerta, il 2 giugno del 1946 abbiamo scelto la repubblica. In Turchia è stata imposta da menti illuminate. La repubblica è il regime meno imperfetto, ma è fragile perché ha bisogno di una larga condivisione sui principi generali. In Turchia non esiste una base condivisa: ecco perché Erdogan ha trasformato la repubblica in un neo-sultanato».
A differenza dell’Italia, dove abbiamo avuto il tempo di metabolizzare il concetto di sovranità che appartiene al popolo a partire dall’età dei comuni e con una maggiore radicalità nella lunga tradizione di movimenti, pensatori, leader politici, in Turchia la coscienza nazionale è molto più forte e per questo la popolazione molto più facilmente manipolabile.
Augias parla di «storia rovesciata» quando riferisce della rilettura del passato che i Turchi anche più progressisti e colti hanno costruito: al Museo Militare di Istanbul una sezione è interamente dedicata agli Armeni, peccato che a corredo delle fotografie delle stragi compiute e delle vittime le didascalie recitino «Turchi massacrati dagli Armeni» e che passi il messaggio di una necessaria reazione alla violenza armena con la brutalità che la situazione richiedeva.
E per quanto riguarda il rapporto con i curdi? «È una tragedia, perché i curdi sono sparsi tra vari stati nazionali. Senza nulla togliere al genocidio armeno, si tratta però di una tragedia del passato, mentre quello curdo è un problema più serio perché attuale
Facendo un salto nel presente, allora, per quanto sia doveroso indignarsi di fronte alla «democratura» di Erdogan, la comunità internazionale non può voltare le spalle alla Turchia. Augias racconta dell’appello che gli ha rivolto un amico che vive a Istanbul, profondamente contro il regime, di non smettere di parlare di ciò che accade e di interessarsi alla realtà sociopolitica turca: «Non ci lasciate! Se l’opinione pubblica occidentale lascia cadere la Turchia, siamo finiti.»

Previous post

Muri e frontiere. Reportage e testimonianze di un’umanità in fuga

Next post

Il Marocco di Rosita Ferrato in mostra a Flor17