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Giovani, donne, freelance: sono i nuovi giornalisti europei. E cosa vogliono?

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Più freelance, più giovani, più donne. Sono i tre capisaldi emersi dal dibattito tenuto a Lisbona, a inizio mese, che ha chiamato a raccolta più di 40 organizzazioni europee che rappresentano i giornalisti. L’incontro è stato organizzato dalla European Federation of Journalists (EFJ) e ha trattato un tema caro a tutti i professionisti dell’informazione: come sopravvivere ai cambiamenti, come superare la crisi, come riaffermare nella società il bisogno di una informazione ben fatta, libera, che torni a essere riferimento per i cittadini.

Buona parte degli interventi ha sottolineato come, dal 2008 in poi, salari e sicurezza dei posti di lavoro siano diventati sempre meno saldi e certi. Il ricorso al lavoro esterno dei freelance è una pratica che molti editori, in tutta Europa, hanno utilizzato spesso al di là del lecito e dell’opportuno per bilanciare i mancati introiti da copie vendute e pubblicità. I giovani giornalisti, ha raccontato Michelle Stanistreet (segretario generale della Union of Journalists UK) hanno necessità specifiche che vanno ascoltate: serve che anche i non contrattualizzati abbiano più tutele e che siano pagati meglio. In più, è necessario che – dal momento che nel suo Paese, ma non solo, sempre più donne sono giornaliste – vengano eliminate le discriminazioni salariali. Stanistreet ha ricordato il recente scandalo della BBC, scoppiato mesi fa quando più di 150 donne decisero di denunciare il fatto di essere pagate in maniera significativamente più bassa rispetto ai loro colleghi maschi, a parità di mansioni. Interessante anche l’intervento di Hilde Tretterud, rappresentante del sindacato norvegese dei giornalisti, secondo cui «i giovani giornalisti sono, a differenza di quanto si può credere, più interessati dei loro colleghi più anziani ad avere standard etici più alti. E i freelance devono essere educati, in questo senso, perché devono imparare come fare con successo questo mestiere. In Norvegia stiamo lavorando a una piattaforma web che riesca a offrire loro contenuti mirati per avere gli strumenti giusti che un giornalista deve saper padroneggiare».

Infine, i partecipanti si sono posti il problema della rappresentanza: i sindacati europei dei giornalisti riescono ancora a essere voce del giornalismo di oggi, quello precario, quello fatto fuori dalle redazioni? Quali servizi e aiuto devono offrire le associazioni per attirare l’interesse dei giovani giornalisti? Scuole di apprendimento, training estivi, pareri e supporto legale, agevolazioni di incontri e di contatti: sono quello che i giovani chiedono per riuscire ad accedere alla professione senza rimanere abbandonati a loro stessi.

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