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I temi del dibattito politico e giornalismo internazionale al Festival di Otranto

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Giornalisti, intellettuali, politici e rappresentanti delle istituzioni sono riuniti in questi giorni a Otranto – al Festival dei Giornalisti del Mediterraneo – per approfondire le grandi questioni del dibattito politico internazionale.
Tanti i temi in programma: Mediterraneo, Medio Oriente, Isis, geopolitica, ruolo delle donne nei media e nelle istituzioni, web e diritti, fake news, ambiente e turismo, minori e media, pluralismo ed etica dell’informazione, immigrazione e obbligo del soccorso in mare, diritto di cronaca, di famiglia e della comunicazione sociale, futuro della televisione e dei mass media.

Tra le novità troviamo “Fake Free” – il nome definitivo, però, è ancora da decidere – una app che potrà consentire a chiunque di smascherare una fake news, di appurare cioè se una notizia sia falsa e se sia stata immessa nel web da una macchina o da un umano. È il succo di un progetto nato in Puglia, al quale sta lavorando la cooperativa Radici Future Produzioni in collaborazione con l’Università di Bari, presentato al Festival dei Giornalisti del Mediterraneo da Leonardo Palmisano, sociologo barese e presidente della cooperativa. «La falsificazione delle notizie ha due grandi mercati – sottolinea Palmisano. In primis tutto il continente americano e la Russia, ma anche per noi questo è un tema assolutamente prioritario perché l’Italia è la porta d’ingresso in Europa per i più sofisticati sistemi di produzione di fake news. Ecco allora l’urgenza, come ci confermano i recenti fatti di cronaca e di politica, di affrontarlo dal punto di vista tecnico, ma anche con la prospettiva dell’utilizzo pubblico, ovvero con un’app in grado di decodificare la falsità. Abbiamo creato un algoritmo che individua stili testuali che alludono all’invenzione di notizie non verificabili; ora stiamo lavorando alla costruzione di un software che capisca se un testo sia stato congegnato in modo volutamente finto, con quali livelli di falsificazione e se sia stato prodotto da un essere umano o da una macchina. Siamo certamente i primi in Italia e probabilmente i primi al mondo a farlo non attraverso i sistemi militari, ma in ambito accademico». Il progetto gode della collaborazione di ricercatori senior e di una convenzione con il Dipartimento di Informatica dell’Università di Bari, e coinvolge alcuni laureandi dell’ateneo barese. «Il nostro obiettivo è arrivare a smontare ogni narrazione falsa: uno strumento che immaginiamo pubblico – aggiunge Palmisano – fruibile da chiunque, in modo che ogni persona abbia la possibilità di verificare la veridicità di notizie e fatti».

Un altro tema caldo – presentato nel dibattito “Diritto all’informazione e dovere di rettifica” – è quello legato a un certo incattivimento collettivo che determina fenomeni come il bullismo online e il “revenge porn”, come spiega il procuratore della Repubblica di Brindisi Antonio De Donno: «Parlare di tendenze e mode non offre motivi sufficienti per spiegare tutto questo: dobbiamo interrogarci tutti al riguardo». A volte la violenza riguarda gli stessi giornalisti: lo sa bene Daniele Piervincenzi, Rai 2: «Ho raccontato la politica e ho raccontato gli ultimi, due mondi lontanissimi, ma entrambi, in alcuni casi, ostili ai giornalisti. Diritto all’informazione è poter fare domande, ovunque, a chiunque. Senza rischiare la propria incolumità, o la gogna».

Daniele Piervincenzi e Patrizio Nissirio

“Le nuove sfide per un uso consapevole dei media” sono al centro di un dibattito tra Alessio Lasta (La 7 – Piazza Pulita); Marina Castellaneta (Il Sole24Ore); Patrizio Nissirio (Ansa) e Emiliano Cirillo (Rai Tre). «La lotta alla disinformazione è certamente la nuova sfida che i media sono chiamati ad affrontare – spiega Castellaneta – e le dichiarazioni populiste che non hanno una base fattuale impongono ai giornalisti un controllo più approfondito, per fornire un’informazione corretta e un confronto tra più voci. Basti pensare al caso dell’immigrazione. I media, poi, hanno un obbligo anche deontologico nel fronteggiare l’hate speech, l’incitamento all’odio e alla discriminazione».

In questi giorni, a Otranto, saranno presenti anche i genitori di Giulio Regeni per fare il punto sulle indagini in corso, «La morte di Giulio non è stata un incidente, né tantomeno una questione familiare, ma una tragedia che riguarda tutti noi, il concetto stesso di democrazia e la tutela dei diritti umani», spiega il giornalista di Repubblica Giuliano Foschini.

Il Festival prosegue fino a sabato 7 settembre, con la serata dedicata alle premiazioni finali. Giunto all’undicesima edizione, è promosso e organizzato dall’associazione Terra del Mediterraneo, in collaborazione con l’Assessorato alla Promozione Turistica della Regione Puglia, il Corecom Puglia, la Consigliera di Parità della Regione Puglia, l’Adisu, Agenzia per il diritto allo Studio della Regione Puglia.

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