Home»Libertà di stampa»La stampa sotto attacco

La stampa sotto attacco

0
Shares
Pinterest Google+

Attacks on the pressAttacchi alla stampa è il titolo dell’annuale report, pubblicato a febbraio 2014, sulla libertà di stampa del Cpj, Committee to Protect Journalists, il comitato per la protezione dei giornalisti, un’organizzazione indipendente e no profit che lavora per la salvaguardia della libertà di stampa nel mondo.

Purtroppo non ci stupisce leggere che le minacce per il giornalismo sono ancora gli omicidi dei reporter e le pressioni commerciali e politiche indirette sui media, ma oltre a queste il Cpj segnala la sorveglianza digitale. La capacità degli Stati di raccogliere, immagazzinare e gestire grandi quantità di dati e quindi di poter accedere a qualsiasi comunicazione, minaccia la capacità dei giornalisti che si occupano di inchieste di difendere le proprie fonti. E i riferimenti vanno non per nulla agli Stati Uniti, in seguito al caso della Nsa, e ai dubbi sul loro impegno in tema di libertà di espressione; ma anche alla Cina, il cui potere di controllo su Internet potrebbe aumentare.

La libertà di stampa dovrebbe essere, per il Cpj, al centro della strategia di lotta alla povertà della comunità internazionale, soprattutto all’avvicinarsi del 2015, termine per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite. Trasparenza anche nell’informazione nel settore finanziario, per poter scongiurare altre crisi finanziarie globali.

Oltre alla versione cartacea, Attacks on the press è anche un’istantanea on line delle condizioni della libertà di stampa in 60 Paesi. La Siria è ancora in cima alla lista dei paesi con più reporter morti durante il loro lavoro nel 2013, mentre Iraq ed Egitto hanno visto aumentare le violenze letali per i reporter. La Turchia è per il secondo anno leader per i giornalisti incarcerati, seguita da Iran e Cina.

Nell’edizione 2014, sono presenti approfondimenti sull’influenza di Pechino sulla stampa di Hong Kong e di Taiwan, l’impegno dei giornalisti siriani nonostante i pericoli, le “notizie positive” in Africa Sub-sahariana, il coraggio di chi tratta la violenza sessuale, l’eredità di Nelson Mandela. 

Attacks on the Press è disponibile on line in inglese, con alcune sezioni regionali in arabo, francese, portoghese, russo, spagnolo e turco. L’hashtag per seguire sui social media il rapporto è #AttacksOnPress.

Previous post

A viso aperto

Next post

Una Gazzetta per Torino