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La stampa italiana a Tunisi: storia del Corriere, dalla guerra al XXI secolo

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Unico giornale in lingua italiana presente nei Paesi arabi, il Corriere di Tunisi racconta e rispecchia la collettività italiana tunisina; è stato ideato nel 1954 (anche se il permesso ufficiale alla stampa è arrivato nel 1956) proprio alla vigilia dell’indipendenza. Incontriamo, nella sede del centro di cultura italiana Dante Alighieri della capitale, la direttrice del Corriere di Tunisi, Silvia Finzi. Italo-tunisina con triplice cittadinanza, di padre italiano e madre francese, docente universitaria, candidata nel 2013 al Senato per il Pd; insegna Civiltà italiana contemporanea, una cattedra che le permette di fare ricerca sulla storia della collettività italiana, delle sue migrazioni dai primi insediamenti in Tunisia all’inizio dell’800 fino a oggi e, nello stesso tempo, di dirigere la rivista.
Assume la guida del giornale dopo la morte di suo padre, direttore fino al 2012.

«Il Corriere nasce all’indomani dell’indipendenza tunisina», spiega. «Prima, i giornali in lingua italiana erano vietati: la Seconda guerra mondiale aveva alterato i rapporti tra Italia, Tunisia e Francia. E così la collettività italiana è stata percepita a lungo come un retaggio fascista: tutto ciò che aveva a che fare con l’Italia era malvisto. Prima della guerra c’era stata una forte rivalità franco-italiana, di cui si era molto servito il regime, e questo ha fatto sì che, dal 1943, gli italiani in Tunisia abbiano dovuto subire le conseguenze di queste scelte».

«L’Italia si è interessata poco alle conseguenze delle sue scelte sulla collettività all’estero», prosegue Finzi. «Conseguenze culturali, economiche, sociali. Una situazione, per certi versi simile a quella attuale, in cui sembra di rivivere gli stessi dibattiti di allora».
Vero è che i francesi avevano vietato ogni forma di aggregazione di italianità, proprio per questa equiparazione con il fascismo e, sempre per questo motivo, le autorità francesi non avevano dato il permesso alla pubblicazione del Corriere. Che si sarebbe ottenuto solo all’inizio del 1956, immediatamente prima dell’indipendenza. «Il nostro giornale nacque, quindi, in questo clima di diffidenza verso tutto ciò che era italiano. E dire che era stato proprio un gruppo di quattro antifascisti, a dare origine al Corriere. Tra questi Giuseppe Finzi, mio nonno, che era anche tipografo». I quattro fondatori hanno ripreso un giornale precedente, fondato con quello stesso titolo da Giulio Finzi quando si era dovuto trasferire da Livorno in Tunisia per sfuggire ai moti carbonari del 1820. «La prima versione del Corriere di Tunisi è del 1869 ed è durata fino al 1881 quando, con l’inizio del Protettorato francese in Tunisia, le autorità soppressero l’uso della lingua italiana». Il Corriere, nella nuova versione del 1956, diventò il settimanale della migrazione italiana in Tunisia: parlava degli italiani presenti nel Paese da tante generazioni (genovesi, sardi, siciliani) che in larga parte arrivati per lavorare, molti di loro nelle miniere.
«Gli italiani in Tunisia hanno pagato le scelte sbagliate del governo italiano – spiega ancora Finzi – tanto che il 90% della collettività italiana storica è andata via. E, dagli anni ’50 oramai, la Tunisia non è più meta di emigrazione italiana».

Chi sono oggi i lettori del Corriere? «Il pubblico del giornale è composto da vecchi italiani rimasti in Tunisia o da italiani che se ne sono andati, ma che restano legati a questo Paese. Oltre a molti imprenditori e alle migliaia di pensionati che si sono stabiliti qui, dove hanno un maggior potere di acquisto rispetto all’Italia. Infine, ci legge chi è qui grazie a un matrimonio misto». La pubblicazione è diventata mensile, la redazione è animata da parecchi collaboratori; il Corriere di Tunisi è distribuito su abbonamento e in edicola, ed è presente in tutto il Maghreb. “Perché abbonarsi? – Si legge sul sito del giornale – Perché il Mediterraneo continua a essere il protagonista indiscusso della storia e dell’economia”.

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