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La stampa è ancora per tutti: a comprarla, però, restano in pochi

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Che gli italiani siano poco disposti a pagare per le notizie, e che il modello di business cartaceo sia superato, è dato ormai assodato. Tuttavia, anche gli ultimi dati appena sfornati su come i cittadini usino i media (ricerca Audipress 2019, basata su 38 settimane di indagine dal 9 aprile 2018 al 31 marzo) confermano un altro punto fermo delle nostre abitudini: la lettura dei giornali continua a essere vitale nella quotidianità di moltissime persone, sebbene il contesto indichi sempre più una tendenza alla integrazione tra i media.

La ricerca sottolinea che quasi 40 milioni di italiani – vale a dire il 75,3% della popolazione – ogni mese non mancano di leggere anche solo titoli stampa su carta o in digitale. Le principali testate italiane raggiungono quotidianamente circa 24 milioni di letture per quanto riguarda i quotidiani (per 15.851.000 lettori), mentre ogni settimana ci sono più di 22 milioni di letture per i settimanali (per 13.280.000 lettori) e ogni mese quasi 20 milioni di letture per le testate mensili (per 11.797.000 lettori). 

Concentriamoci sui quotidiani.

Se si parla dei soli giornali con cadenza quotidiana, i dati indicano che il 40% di chi ha a che fare tutti i giorni con un quotidiano, anche solo per leggere un titolo, è un diplomato, nel 19% è un laureato mentre nel 33% circa dei casi ha terminato le scuole dell’obbligo. 15,9 milioni di persone significa quasi il 30% della popolazione adulta, anche se più del 60% ammette di non comprare la propria copia del quotidiano o di trovarla in casa perché acquistata da un altro membro della famiglia, ma di leggere i giornali che trova in giro (quindi, sostanzialmente, si tratta delle copie trovate nei bar, negli alberghi e simili, copie singole che vengono lette da una moltitudine di persone ma valgono soltanto una copia, per l’editore che la produce).

Altri dati certificano che, finora, solo il 3,5% degli abituali lettori di quotidiani è abbonato, a una copia cartacea o digitale che sia. Il sogno delle decine di milioni di abbonati digitali ai grandi quotidiani statunitensi, per quanto riguarda l’Italia, è lontanissimo e il ritmo di crescita degli abbonamenti non cartacei è lento (e limitato nei numeri assoluti: il Corriere della sera viaggia di poco sopra i 100.000 abbonati alla copia digitale). Ma, dopo anni e anni di regali indiscriminati ai lettori del web e una ricetta fallimentare (mischiare contenuti “alti” con spazzatura, per unire lettura e clic nella errata convinzione di spostare sul web la pubblicità che un tempo rendeva ricchi i giornali di carta), rieducare le nuove generazioni e gli ex lettori a ricominciare a pagare per avere notizie sarà una impresa durissima. A questo proposito, però, un recente del Reuters Institute indica che il ricorso al cosiddetto paywall e ad abbonamenti per le letture online è molto diffuso, ormai, anche in Italia: prendendo in considerazione le 212 testate tra le più importanti di sette paesi, tra i quali figura l’Italia, il 47% utilizza barriere economiche ai contenuti pubblicati sul web. Nel caso dei quotidiani, il dato sale al 69%. Una scelta maturata molto tardi, ma che sta prendendo piede anche a casa nostra: far pagare l’informazione è l’unica via per far sopravvivere il giornalismo e la sua ragione d’essere, informare chi legge. 

 

Il rapporto Audipress (PDF)

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