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La scommessa di ALP: la laicità in Tunisia

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Si chiama Associazione del libero pensiero, ha sede a Tunisi, aggiorna una pagina su Facebook ed è un unicum nel mondo arabo: per la prima volta, difatti, è stata autorizzata la costituzione di un’entità che si richiama palesemente ai concetti della laicità e dell’ateismo. Nello statuto della ALP si legge, infatti, che l’associazione si rivolge a «tutti gli atei, gli agnostici, gli agnostici, gli scettici, i deisti, i non-teisti, i pensatori critici, chi ha una mente aperta, i religiosi che hanno domande sulla loro fede e desiderano conciliare le loro credenze con la scienza e la logica».

La notizia è interessante se si considera che, come ha sottolineato il presidente di ALP Hatem Limam, non era mai successo che un governo arabo desse il nulla osta a una iniziativa simile: l’associazione è attiva dal 2016 ma, in ragione di formalità che la burocrazia pretendeva, fino alla fine del 2017 non è stato possibile annunciarne ufficialmente l’esistenza. La parte più ostica dello scopo associativo è quella che si propone di opporsi ai dogmi religiosi e di lavorare affinché la legislazione tunisina non sia più ispirata esclusivamente a leggi islamiche, aprendo alla eredità paritetica tra figli maschi e figlie femmine e puntando all’uguaglianza di diritti. La ALP chiede anche che a scuola non venga più insegnata la religione e che i cittadini siano liberi di non seguire i precetti religiosi; di più, che possano criticarli senza essere perseguiti dalle autorità locali. In un’intervista all’Huffington Post, Limam ha spiegato che l’obiettivo degli associati è la parità di trattamento per tutti, religiosi e non, e che – nonostante alcuni associati siano già stati minacciati e aggrediti da qualche estremista – la ALP lotterà, finalmente alla luce del sole, per rendere la Tunisia uno Stato laico.

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