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La «RiNvoluzione» del Venezuela nello sguardo di un giornalista indignato

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La crisi economica in Venezuela continua a colpire l’industria dei media: decine di testate sono a rischio di chiusura per la difficoltà di far fronte ai costi operativi di base, molte hanno già chiuso. «L’altra mattina non è andata in onda la rassegna stampa televisiva, semplicemente perché…non c’erano giornali», racconta Maria de Jesus Requena, presidente dell’Associazione culturale «Venezuela in Piemonte», intervenuta al convegno «RiNvoluzione Venezuela. Dal sogno bolivariano all’incubo della crisi» organizzato a Torino da Missioni Don Bosco lo scorso 19 ottobre. «Manca la carta e c’è una precisa volontà politica dietro questa scelta».
A partire dal 2012, infatti, i controlli valutari hanno reso sempre più difficile acquisire la carta da giornale. Il presidente Nicolás Maduro ha esacerbato il problema centralizzando la distribuzione nel complesso editoriale governativo, in cui sono stampati tutti i giornali, le riviste e i libri che recano il sigillo ufficiale dello Stato; in sostanza, il complesso ha un monopolio virtuale sulle forniture di carta da giornale. Alcune pubblicazioni hanno risposto riducendo la dimensione o la frequenza delle loro edizioni di stampa. Altre edizioni da giornaliere sono passate a settimanali. Il più storico quotidiano venezuelano, «El Impulso», ha sospeso la sua pubblicazione su carta stampata dopo che l’importatore di carta a gestione statale – l’unico – ha rifiutato di fornirgli la carta da giornale: non a caso, aveva mosso severe critiche al governo di Maduro e il blocco cartaceo, come ha dichiarato il suo editore, suona come una rappresaglia.
Espacio Público, un comitato di controllo nazionale, ha segnalato un crescente aumento delle violazioni della libertà di espressione attraverso atti di violenza, aggressione o intimidazione nei confronti dei giornalisti. Alcuni reporter che hanno partecipato a dimostrazioni sono stati arrestati, le loro attrezzature sequestrate.
In occasione del convegno, ha condiviso una riflessione sulla situazione del Venezuela contemporaneo José Pulido, scrittore e comunicatore sociale, che annovera oltre cinquant’anni nel giornalismo venezuelano, durante i quali ha diretto le pagine culturali dei principali giornali. Queste le sue «parole su un Paese che sembra invisibile».
«Non capisco la cecità di coloro che credono ancora che il popolo venezuelano ami Chávez, sia affezionato al ricordo di Chavez e desideri che si mantenga il governo di Nicolás Maduro. Ciò significa non solo che si ignora una realtà: è anche una forma di complicità con coloro che uccidono, imprigionano, perseguitano e zittiscono diversi milioni di esseri umani.
Ciò significa persistere nell’ignorare il visibile tradimento del governo che gestisce a suo piacimento i processi elettorali e tutti i poteri, come è ovvio in ogni dittatura.
Ciò significa ignorare il disperato esodo di un popolo, la miseria indotta a una società che rifiuta le presunte virtù romantiche di un socialismo ghigliottinatore.
Ciò significa ignorare che la Forza Armata si è trasformata nel partito politico del regime totalitario.
Ciò significa ignorare che tutta quella struttura di potere si mantiene a qualunque costo perché il sostegno di Russia e Cina, con Cuba come caposquadra, consente la più terribile impunità che si è conosciuta in America Latina. Lì, le persone vengono uccise e imprigionate, impoverite e umiliate, senza che vi sia una sola possibilità di una condanna globale efficace. Perché, quali paesi vogliono scontrarsi oggi con la Russia e con la Cina? Ovvero, quali paesi non sono in affari oggi con la Russia e con la Cina?
Per coloro che sono fanatici delle ideologie e preferiscono credere invece di conoscere, penso sia meglio che vadano in Venezuela e vedano tutto con i loro occhi, sinceramente. È ciò che raccomando a coloro che desiderano formarsi un’opinione con onestà.
Nessuno può negare che i governi totalitari siano protetti e assurdamente rispettati dai paesi potenti e sviluppati. Accettano il minimo travestimento di legalità per rafforzarli, ma chiudono un occhio sulle loro scandalose e quotidiane violazioni dei diritti umani. Perché vengono prima gli affari.
Un problema fondamentale è che nel mondo non esiste un meccanismo che applichi la giustizia a coloro che violano i diritti umani. Ci sono troppi esseri umani che traggono profitto, si arricchiscono e vivono a proprio agio facendo del male agli altri. Per ottenere potere senza meritarlo, devi fare del male. Ci sono persone che si ergono su piedistalli fatti di cadaveri e, naturalmente, di disgrazie altrui, perché, come ha detto molto bene Hobbes, ‘homo homini lupus’.
Che ne pensate di un paese in cui i militari compongono il partito politico di governo e le loro armi, che dovrebbe servire per difendere tutti servono invece a sottomettere chi è in disaccordo con questo tipo di governo?
Che ne dite di un paese in cui questi militari gestiscono bande di civili armati, per lo più criminali che operano nelle strade e nelle carceri, usati per intimidire, sequestrare o assassinare chi è contro un tale governo?
Cosa ne pensate di un paese in cui non esiste un sistema giudiziario e si può finire in carcere senza accusa? E se un familiare o qualcuno protesta per quella situazione, andrà in prigione senza che nessuno possa impedirlo?
Cosa ne pensate di un paese in cui tu non hai alcun diritto e qualsiasi funzionario può portarti in prigione e torturarti, anche sotto gli occhi della gente, senza che succeda nulla?
In Venezuela puoi vedere con i tuoi occhi un gran numero di famiglie che mangiano direttamente dalla spazzatura. Non la portano nemmeno a casa: la mangiano proprio lì.
Lì guadagni come salario minimo circa due dollari al mese (nell’agosto 2018 un euro era uguale a due salari minimi).
Nelle ultime proteste contro il governo oltre un centinaio di giovani sono stati uccisi dalla Guardia Nazionale e dai gruppi di civili armati del governo. Questo lo ha visto il mondo intero, perché è stato fotografato dai manifestanti che hanno usato la rete per diffondere i loro messaggi.
L’esercizio delle libertà è una necessità vitale dei cittadini e questo esercizio è qualcosa che i totalitarismi cercano di impedire a tutti i costi. Se avete sentito una passione eccessiva in queste parole, scusatemi: è che sono indignato per sempre

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