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Il Premio Morrione e la ricerca della verità

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slide_finalisti-620x350Una buona informazione per una buona democrazia. Con questo motto, Trento ha deciso di ospitare venerdì 18 e sabato 19 novembre la quinta edizione del Premio Roberto Morrione,  dedicato al giornalismo investigativo. L’assessora Sara Ferrari ha ribadito: “Tutti noi, indipendentemente dal ruolo che abbiamo o da quale sia il nostro lavoro, esercitiamo i nostri diritti e doveri di cittadinanza grazie alle notizie che riusciamo ad elaborare, ai dati dei quali entriamo in possesso, alle opinioni e alle ricostruzioni che circolano attraverso i media.” E dunque per due giorni nel capoluogo trentino si è discusso del ruolo dei videogiornalismi, dal webdoc d’inchiesta alla video inchiesta, del giornalismo investigativo nel dibattito pubblico e del giornalismo all’interno delle carceri – con la proiezione del documentario “Prigioni senza sbarre: Jail”-, di informazione al servizio dei cittadini – con una tavola rotonda sulle elezioni americane – e dello spazio degli esteri nella cronaca – con il dibattito “La finestra chiusa: come la stampa italiana evita di guardare il mondo”.

Denominatore comune l’impegno nella ricerca della verità, in particolare con l’incontro incentrato sul caso Regeni, durante il quale sono intervenuti Azzurra Meringolo, giornalista che su Radio Tre Mondo inuno spazio settimanale cerca di tenere alta l’attenzione sulle indagini, con un focus sul contesto egiziano, e di far conoscere il profilo di Giulio Regeni; il giornalista Brahim Maarad, che ha presentato RegeniLeaks, un sito protetto dove è possibile inviare segnalazioni su violazioni di diritti umani relative al caso Regeni e ad altri analoghi in Egitto; e Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International, che ha lanciato in anteprima la campagna di raccolta firme Write for Rights che dal 1° dicembre partirà in tutto il mondo per ottenere dal governo egiziano la verità e chiedere giustizia per Giulio Regeni. Come ha sottolineato Giulia Bosetti, inviata di “Presadiretta”, quando si fa il nome di Giulio Regeni il primo sentimento che emerge è la paura in un contesto così repressivo; tuttavia ha potuto sperimentare  il coraggio di una fetta della società egiziana che continua a lottare per difendere i diritti delle fasce più deboli e meno ascoltate e perché quando si tratta di violazione dei diritti umani la verità venga a galla.

In occasione del Premio Morrione sono state allestite due mostre, “In TV. L’Italia raccontata dalle inchieste del servizio pubblico” e “L’odore della Guerra” di Fabio Bucciarelli, ed è stato consegnato a Fabrizio Gatti il Premio Baffo Rosso, il nuovo riconoscimento dell’Associazione Amici di Roberto Morrione assegnato a giornalisti che si sono particolarmente distinti per il loro lavoro di inchiesta.

Infine, nella serata di premiazione condotta da Marino Sinibaldi  sul tema “Giornalismo investigativo, tecnologia e democrazia” sono stati annunciati i due progetti vincitori: Le catene della distribuzione” di Leonardo Filippi, Maurizio Franco e Maria Panariello, video inchiesta che fa luce sulle insidie che si celano dietro le suggestive offerte dei supermercati e quindi sul gioco delle parti tra grandi marchi della distribuzione, piccoli e medi produttori, fino allo sfruttamento schiavistico del lavoro nei campi; e “Le Altre Case di Bologna” di Sara Del Dot, Stefania Pianu e Sara Stradiotti, webdoc d’inchiesta sull’emergenza abitativa a Bologna e sul delicato tema dei senza fissa dimora.

I tutor dei finalisti li hanno descritti come caparbi, ambiziosi, capaci di portare a casa il risultati, anche a fronte di ostacoli, mossi dalla volontà di accendere i riflettori, dal coraggio di approfondire i fatti, di illuminare le periferie, dalla passione.
In un evento che premia il talento dei giovani, sono un segnale di grande entusiasmo le parole di una finalista, Giulia Presutti, che ha realizzato la video inchiesta “Un tratto della tratta” sulla tratta dei profughi eritrei una volta giunti in Italia: «In un istante mi diventa chiaro perché ho scelto di fare questo: non per quello che avviene davanti alla telecamera, ma per quello che avviene quando è spenta. Anche solo per quello, varrà sempre la pena.»

 

 

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