Home»Incontri del Caffè»La laicità al tempo di Charlie Hebdo

La laicità al tempo di Charlie Hebdo

0
Shares
Pinterest Google+

Paolo Flores D'ArcaisInsignito del premio “Laico dell’anno” per essersi distinto in ambito editoriale e giornalistico nella promozione della cultura della laicità, Paolo Flores D’Arcais, fondatore e direttore di Micromega, la più diffusa rivista di filosofia politica in Italia, non ha mancato l’occasione per una riflessione sulla libertà di espressione. Nell’Aula Magna del Rettorato dell’Università di Torino martedì 10 marzo, prima di ricevere il premio, ha tenuto una lectio magistralis dal titolo “Laicità, ateismo, democrazia” e come punto di partenza ha scelto il recente attentato alla redazione di “Charlie Hebdo”. O meglio, la straordinaria reazione popolare che si è scatenata in difesa di una rivista di nicchia, che prima del  7 gennaio 2015 aveva una tiratura di poche decine di migliaia di copie, che spesso ha adottato toni giudicati troppo aggressivi e irriverenti . Si sono stimate 3 milioni di persone nelle manifestazioni di Parigi in seguito all’attentato: dalla Liberazione, in Francia non accadeva nulla di simile quanto a partecipazione, nonostante le grandiose manifestazioni del ’68.
L’emozione popolare ha capito che la laicità è una cruciale questione politica”, ha ribadito Flores D’Arcais.
Per quei valori repubblicani e illuministi di cui la laicità è espressione, a governare la convivenza non può essere un principio che viene dall’alto, ma quello dell’autos nomos, come precisa, ovvero del darsi le regole da sé. “Se si mette in discussione questo, si mette in discussione il principio della libertà di espressione e prima ancora della libertà di coscienza”.

La libertà fino all’irrisione di ogni potere è il principio della democrazia
. L’irruzione di Dio quale argomento nella vita pubblica e politica o al centro delle discussioni parlamentari potrebbe trasformare la volontà divina in una buona ragione democratica per stabilire delle leggi o in un elemento legittimo nell’applicazione di una legge a un caso specifico.
Darsi la legge da sé, invece, significa assumere consapevolmente che la norma è un prodotto dell’uomo e che non ne esiste una superiore o antecedente. La religione militante sul piano civile è incompatibile con la democrazia.

Affermando il criterio della laicità e la coerenza del principio di autonomia delle istituzioni che è all’origine della modernità, Flores D’Arcais ha allargato l’orizzonte,  accennando a grandi dibattiti, quali l’eutanasia e il matrimonio omosessuale, e ha sottolineato che oggi la laicità si pone in forma ancora più radicale rispetto a quando è stata teorizzata.
Il suo rigore intellettuale, affiancato all’impegno politico e civile, gli sono valsi il riconoscimento di un premio prestigioso, che la Consulta Torinese per la laicità delle istituzioni ha istituito nel 2006, intitolato al fondatore, Adriano Vitelli, e che negli anni passati è stato consegnato, tra gli altri, a Gustavo Zagrebelsky, Chiara Saraceno, Corrado Augias.
Per incoraggiare l’impegno di quanti lottano contro gli attacchi alla libertà di espressione degli individui nel campo delle arti, del pensiero, della ricerca, dei diritti umani, civili e politici.

 

Previous post

Inchiesta o buco della serratura? Il caso delle confessioni su QN

Next post

Potere alla parola: la voce di Gian Antonio Stella