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La giornata della libertà di stampa

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Sono già 16 i giornalisti uccisi nel corso del 2012 in seguito alla loro attività di informazione. E l’Italia scende dal 50° al 61° posto nella classifica di Reporter senza frontiere sulla libertà di stampa

Si festeggia il 3 maggio la giornata mondiale della libertà di stampa, istituita 21 anni fa (3 maggio 1991) dall’Unesco; L’iniziativa nasce dalla visione di un gruppo di giornalisti riuniti a Windhoek, in Namibia. La Dichiarazione di Windhoek è stata una “chiamata alle armi” per proteggere i principi fondamentali della libertà di espressione sancita dall’articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

Proprio in occasione di questa celebrazione vogliamo ricordare, come associazione Caffè dei Giornalisti, le tante violazioni che ancora oggi si perpetrano ai danni di giornalisti, fotoreporter, blogger e cittadini che vogliano fare un’informazione libera, democratica e critica rispetto a governi di tutto il mondo.

L’informazione liberà è ancora lontana dall’essere una realtà in molti paesi del mondo e, anzi, secondo il rapporto 2011-2012 di Reporter senza frontiere la parola-chiave del 2011 è stata repressione. I giornalisti, con le loro cronache, non hanno mai infastidito così tanto i nemici della libertà. E nemmeno gli atti di censura e gli attacchi fisici ai giornalisti sono mai stati così numerosi. Eritrea, Turkmenistan e Corea del Nord – dittature assolute che non consentono libertà civili – si trovano nuovamente agli ultimi tre posti della classifica. E sono immediatamente preceduti da Siria, Iran e Cina, il Bahrain, il Vietnam.

Dall’altra parte, in cima alla classifica, si trovano ai primi posti gli stessi Paesi che continuano a rispettare le libertà fondamentali: Finlandia, Norvegia e Paesi Bassi.

L’indipendenza dei media è quindi maggiore nelle democrazie forti e, d’altro canto, la democrazia stessa ha bisogno di libertà d’informazione.

Nel 2011 il mondo arabo ha rappresentato il motore della storia. Le rivolte arabe, tuttavia, hanno finora sortito esiti politici contrastanti, con la Tunisia e il Bahrain ai due estremi opposti. La Tunisia (134° posto) è salita di 30 posizioni in classifica e, con molta fatica, ha dato vita a un regime democratico che non ha ancora pienamente accettato la presenza di una stampa libera e indipendente. Il Bahrain (173°), invece, è sceso di 29 posizioni a causa dell’inarrestabile giro di vite sui movimenti di protesta, dei continui processi contro i difensori dei diritti umani e della soppressione di ogni spazio di libertà.

E l’Italia?

L’Italia è scesa dal 50° al 61° posto, ben al di sotto di tutti i principali Stati europei.

Il basso posizionamento in classifica porta ancora i segni del vecchio governo, soprattutto per il tentativo di introdurre una “legge bavaglio” e per l’intenzione di filtrare arbitrariamente i contenuti delle Rete. Entrambe le proposte sono state abbandonate in extremis.

Le altre motivazioni? Oltre alla concentrazione di potere mediatico nelle mani di pochi grandi gruppi e al conflitto d’interessi dell’ex presidente del Consiglio, c’è anche il fatto che una dozzina di giornalisti in prima linea nell’informazione sulla criminalità organizzata vive sotto scorta a causa delle minacce ricevute. Tra questi, l’autore di Gomorra Roberto Saviano, ma anche Giovanni Tizian, collaboratore della Gazzetta di Modena, messo sotto scorta dopo le minacce ricevute per i suoi articoli sulle infiltrazioni mafiose nel Nord Italia.


 

Barometro della libertà di stampa, Reporter senza frontiere Italia (dati 12 aprile 2012)

16 giornalisti uccisi

0 assistenti di giornalisti uccisi

162 giornalisti imprigionati

10 assistenti di giornalisti imprigionati

121 cyberdissidenti imprigionati

La voce giornalisti uccisi nella tabella comprende soltanto i casi in cui Reporter senza frontiere ha potuto stabilire chiaramente che la vittima è stato uccisa per la sua attività di giornalista. Non comprende i casi in cui le motivazioni non sono legate al lavoro della vittima ovvero il collegamento non è stato ancora confermato.

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