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La formula di successo Le Monde: rallentare, fare meno e meglio

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Redazione Le Monde, Parigi
Redazione Le Monde, Parigi

E se fosse necessario capovolgere lo sguardo? L’ingresso nell’era digitale ha posto ai media molte sfide e nel mondo dell’informazione da tempo la questione più incalzante a cui trovare una soluzione riguarda il futuro del giornalismo. La crisi della carta stampata attesta che sono sempre meno i lettori disposti a comprare il quotidiano. La partita con i colossi del web nel mercato della pubblicità online è persa in partenza. La parola d’ordine per tutti è contenere i costi. Come? Riducendo il numero dei giornalisti e incrementando la produttività, misurata in like e in numero di articoli pubblicati, spesso a discapito della qualità degli stessi.
Non sembra esserci una strategia precisa, piuttosto un avanzare per tentativi alla ricerca della formula del successo. E forse ci è arrivato «Le Monde», osando ribaltare la prospettiva.
Alla equazione «più articoli, più clic, più utenti unici = più guadagni» ha contrapposto quella che il direttore Luc Bronner qualche giorno fa ha raccolto in un tweet: «Più giornalisti (quasi 500 ad oggi), più tempo per le inchieste. Il risultato? Il pubblico web è molto aumentato (+11%), così come la diffusione (carta stampata e web) del giornale (+11%)». Tra il 2018 e il 2019, «Le Monde» ha ridotto del 14% il numero degli articoli e, se si considera l’arco temporale di due anni, la cifra sale addirittura al 25%. Per salvare il giornalismo occorre percorrere strade inesplorate. E avere coraggio. L’approccio di «Le Monde» non è immediato, l’equazione sembrerebbe non stare in piedi, ma c’è una variabile nascosta, ovvero la qualità del giornalismo. Più giornalisti per redigere meno articoli più curati. E questo assicura più lettori interessati all’approfondimento.
Il caso di «Le Monde» non è isolato. «The Guardian» aveva già indicato questa prospettiva: pur avendo ridotto di un terzo il numero dei suoi articoli, privilegiando le grandi inchieste con la sezione «Long Read», il quotidiano britannico gode di buona salute. Un esperimento fatto dalla redazione evidenzia la fame di notizie accurate da parte lettori: gli articoli meno letti sono quelli che scritti perché «dovevano essere fatti». Meno i giornalisti sono coinvolti in un articolo, meno il titolo o l’iconografia sono elaborati. Il risultato? Si offre un prodotto che non invita a essere letto.
Nell’infobesità che contraddistingue il web, costellato di notizie scritte in fretta, senza attenzione, né verifica delle fonti, si sta facendo largo la tendenza verso un rallentamento che premia la qualità. La stessa idea degli editori di investire nella qualità dell’informazione va proprio nella direzione di rispondere a un bisogno espresso dal pubblico.
In un sondaggio elaborato da Reporter d’Espoirs e pubblicato dalla piattaforma Make.org, alla domanda «Come possono i media migliorare la società?» una delle soluzioni più votate è stata proprio «Favorire l’elaborazione più lenta e più approfondita delle informazioni». Temi che sono stati affrontati anche in Italia, recentemente.

Talvolta la soluzione è sotto gli occhi, ma ha bisogno di nuove lenti.

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