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La censura nel Paese delle libertà

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difesaUn editoriale del 10 agosto pubblicato sul New York Times ha rivelato l’esistenza di un documento di 1.176 pagine, redatto dal Dipartimento della difesa statunitense, che contiene passaggi allarmanti (e un lessico che si presumeva abbandonato da tempo) sulla professione del giornalismo.

Il documento è una versione aggiornata delle linee guida legali a beneficio degli ufficiali in comando. Per i militari di alto grado, i giornalisti vanno considerati come spie o come “belligeranti senza titolo per ottenere privilegi”. Dei nemici, insomma. E questo perché, secondo il ragionamento seguito nel testo, i giornalisti inviati sul campo di guerra potrebbero far circolare informazioni di immediato uso nel conflitto e, per questa ragione, diventare parte in causa nelle ostilità.

Mette appena conto di sottolineare quanto l’applicazione di un simile principio possa provocare situazioni di pericolo per il lavoro e, nei casi più gravi, per la vita di tutti i corrispondenti di guerra, sia per l’esposizione alla censura, sia per la vita stessa di chi racconta i fatti in territori ostili. In altri passi del documento finito sotto gli occhi del New York Times si parla dei giornalisti come di “civili da proteggere” ma l’atteggiamento non collaborativo è sempre consigliato, anzi, si rende esplicito che “riferire notizie su operazioni militari può risultare molto simile a raccogliere informazioni riservate, o addirittura a spiare“. E in circostanze ritenute tali, i giornalisti catturati “possono essere assoggettati a misure di sicurezza e puniti”, a meno che i reporter non agiscano “con il permesso delle autorità competenti”.

Non c’è traccia, insomma, dei principi cui sono informate la Carta costituzionale degli Stati Uniti, soprattutto con il Primo Emendamento (“Il Congresso non promulgherà leggi per il riconoscimento ufficiale di una religione, o che ne proibiscano la libera professione, o che limitino la libertà di parola, o di stampa”) e le numerosissime pronunce della Corte suprema sulla tutela di chi fa informazione per il bene comune della conoscenza.

L’editoriale del NYT mette in guardia da un altro effetto collaterale di questo documento: la sponda che si offre ai regimi dittatoriali, che potranno citare le direttive militari USA per dimostrare che anche la libertaria America mette sotto controllo e limita il campo d’azione dei giornalisti, esattamente come capita in tutti i Paesi non liberi.

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