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Hadda Hazem e la battaglia del pane per il suo giornale

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Hadda Hazem

Dichiarando che era pronta a ogni sacrificio per salvare il suo giornale, Hadda Hazem (direttrice del giornale arabo Al Fadjr e unica proprietaria algerina di un quotidiano) ha deciso di adottare una misura drastica come lo sciopero della fame, pensato per denunciare l’arbitrio dei poteri pubblici e sperare di dare un futuro alla sua testata. Hazem ha dichiarato di essere stata spinta a questo gesto estremo per protestare contro la hogra (l’ingiustizia) di cui è stato oggetto il suo giornale, da parte delle autorità algerine; sostiene di essere stata punita dal regime (formalmente una Repubblica presidenziale) per le sue prese di posizione politiche.

Il suo intervento del 9 agosto scorso in un programma della televisione France24, in cui ha criticato il clan presidenziale e denunciato il quarto mandato del presidente Bouteflika, le aveva procurato l’esclusione dalla pubblicità istituzionale concessa ai media algerini in base alla loro docilità. La manna di investimenti promozionali in capo alle società pubbliche è l’arma preferita dal governo algerino per premiare o punire i media: anche i grandi inserzionisti privati sono soggetti alla magnanimità del clan presidenziale per quanto riguarda la loro attività; cadere in disgrazia condiziona anche la pubblicità delle aziende private.

Hadda Hazem non è mai riuscita a zittirsi e ad andare con la corrente. Talora ha provato, se non a tacere, almeno a non parlare quando altre testate erano desiderose di mostrare la loro fedeltà e prestavano la penna a tessere le lodi del regime. 

Articolo ripreso da Babelmed vai al sito

Essere donna è certamente una circostanza aggravante in un paese in cui il patriarcato non tollera alcuna voce femminile libera. Hadda Hazem è una “figlia del popolo”, nel senso che – come si dice in Algeria – non ha “le spalle larghe né generali dietro di sé”. «Posso fare la galette (il pane tradizionale) e mangiare solo quella», ha detto, per rimarcare la sua volontà di sacrificio personale per il suo mestiere.

Hadda crede nella libertà di pensiero e di espressione. Ha sempre rifiutato di prendere i sentieri della compiacenza e della corruzione per far vivere il suo giornale, mentre le piccole testate con tirature limitate beneficiano di pubblicità istituzionali e della compiacenza di tipografie pubbliche per quanto riguarda il pagamento dei debiti. Ma la durezza della realtà economica l’ha raggiunta: debiti, salari non pagati, fatture scadute. Non si fa troppe illusioni sull’esito della sua lotta, come scrive sulla sua pagina: il potere può mettere la museruola ai media, ma «non soffocherà mai la mia voce né romperà la mia penna».

Senza dubbio solo la solidarietà attiva dei suoi colleghi e il sostegno delle organizzazioni che difendono la libertà di stampa potrebbero essere in grado di fare la differenza: il potere non è al suo primo attacco contro le libertà fondamentali degli algerini ma non ha, nonostante tutto, interesse ad aggravare la sua immagine all’interno e all’esterno del Paese. Le elezioni presidenziali sono all’orizzonte e questa ennesima mascherata elettorale avrà bisogno di un clima pacifico. Hadda, che è una madre, ha messo a rischio la sua salute, come ha detto il suo medico, perché non ha altre risorse e perché vuole essere nient’altro che una giornalista. Merita il nostro sostegno e la nostra solidarietà.

Ghania Khelifi

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