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JFK, RFK, MLK: sono i Freedom Fighters

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Freedom fighters“Non chiedetevi cosa può fare il vostro paese per voi, ma cosa potete fare voi per il vostro paese”. Un invito a servire la nazione che il Presidente John Fitzgerald Kennedy fece a tutti gli americani, dando inizio alla marcia per il diritto al voto e ai diritti civili in generale. Erano gli anni ’60, e tre grandi leader della storia ispiravano il mondo con la loro determinazione e il loro esempio: John Fitzgerald Kennedy, il Reverendo Martin Luther King e Robert Francis Kennedy.

A loro e ai valori di libertà e giustizia, è dedicata la mostra Freedom Fighters, presso la Fondazione Rosselli di Torino, grazie alla Robert Kennedy Foundation of Europe, istituita nel 2005 con l’intento di promuovere anche in Europa i progetti del RFK Center for Justice and Human Rights, riferimento a livello mondiale per la tutela e l’educazione in tema di diritti umani.
Freedom Fighters ci accompagna nel percorso che culmina con l’approvazione della American Civil Rights Act, di cui ricorre il 50°anniversario, con pannelli esplicativi e un’esposizione di fotografie pregevoli, di maestri come Elliot Erwitt, Eve Arnold, Bruce Davidson, Danny Lyon. Intensi i ritratti dei protagonisti di quel contesto storico: di folle e di singoli attivisti, di luoghi istituzionali e di situazioni quotidiane, e di personaggi ormai noti a tutti noi, come Bob Dylan, Malcom X, Martin Luther King e, appunto, i fratelli Kennedy. Una mostra che, come spiega il presidente della Fondazione, Riccardo Viale, mette in luce un capitolo fondamentale dello sviluppo della democrazia occidentale e della battaglia sui diritti civili.

“Grandi leader – fa eco John R. Phillips, Ambasciatore degli Stati Uniti d’America – che con le loro speranze ed i loro sogni di un mondo migliore e pacifico, hanno rappresentato una fonte di ispirazione per milioni di persone, in America ed in molti altri paesi del mondo, che seguirono le stesse speranze e gli stessi sogni, impegnandosi a fondo nelle loro comunità per garantire tali principi. Il Presidente Kennedy ci ha spronati a servire la nazione, dando inizio alla marcia per il diritto al voto e i diritti civili in generale. A tutti gli americani chiese di impegnarsi in una cittadinanza attiva. E a tutte le nazioni di coalizzarsi in modo compatto in una lotta finalizzata a debellare quelli che riteneva i nemici comuni dell’uomo: la tirannia, la povertà, le malattie e la guerra”.

Il percorso della mostra parte da lontano con la cronologia della battaglia per i diritti civili, che inizia nel 1777, a un anno dalla fondazione degli Stati Uniti d’America, quando alcuni schiavi chiedono al Consiglio e alla Camera dei rappresentanti la libertà e l’uguaglianza, poiché, come recita la Dichiarazione di Indipendenza, sono diritti naturali e inalienabili. Testimonianza di quel contesto sono le fotografie di schiavi nel secolo seguente, delle assemblee e delle lotte che portarono nel 1863 all’Editto dell’emancipazione degli schiavi in dieci stati emanato da Abraham Lincoln.
Storia più recente: 1943 Rosa Parks è costretta a scendere da un autobus per essersi rifiutata di lasciare il posto a un bianco; sarà in seguito addirittura arrestata per lo stesso gesto nel 1955: è l’inizio di nuove lotte. Nel 1960 Ella Josephine Baker, attivista dei diritti civili, fonda lo Student Non Violent Coordinating Committee; nello stesso anno, Martin Luther King è arrestato durante un sit-in e incarcerato, e Robert Kennedy si adopererà affinchè sia rilasciato; nel 1963 il 28 d’agosto, durante la March on Washington for Jobs and Freedom, Martin Luther King pronuncia il celebre discorso “I have a dream” dalla gradinata del Lincoln Memorial. Pochi mesi dopo, il 22 novembre, John Fitzgerald Kennedy sarà assassinato a Dallas, in Texas; ma ormai è segnato un nuovo corso e, il 19 giugno 1964, il neo presidente Lyndon Johnson firma il Civil Rights Bill con cui protegge il diritto di voto dei cittadini neri, proibisce la segregazione in tutti i luoghi pubblici e di accoglienza e nei posti di lavoro, nei sindacati e nelle istituzioni e nei programmi federali, autorizza il ministro della giustizia a imporre la desegregazione, stabilisce una Commissione investigativa contro il razzismo e la segregazione. Il momento culmine di questo viaggio per immagini è fissato da uno scatto nell’ottobre 1964: Martin Luther King viene insignito del Premio Nobel per la Pace.

Il movimento per i diritti civili ha dimostrato di essere estremamente fotogenico – afferma Sara Antonelli, curatrice della mostra – ha messo in scena una battaglia formidabile fra bene e male. Ha trovato i suoi protagonisti in leader carismatici. Ha trasformato in eroi dei bambini delle elementari che vengono arrestati dopo avere preso parte a una protesta, alcune donne che cadono sotto il getto degli idranti e dei giovani che viaggiano pacificamente in autobus, mentre lungo la strada c’è chi vorrebbe picchiarli. Nato insieme alla televisione e affermatosi nel periodo di maggior diffusione di periodici illustrati quali Life, Look, Newsweek, Time, ha beneficiato della nascente civiltà delle immagini, divulgando efficacemente situazioni che dimostravano la sua natura non violenta, la correttezza costituzionale delle sue richieste, la bontà del suo progetto politico finale e la brutalità della segregazione”.

“Qualcuno, guardando oggi queste foto, potrebbe chiedersi perché, a quasi cinquant’anni dalla loro morte, la nostra reazione alla vista di questi uomini sia così forte – sottolinea Kerry Kennedy, Presidente del Robert F. Kennedy Center for Justice and Human Right e settima figlia di Robert. “Credo che queste immagini ci tocchino oggi per la stessa ragione per la quale le folle rispondevano positivamente a questi leader cinque decenni fa. Bobby Kennedy, Jack Kennedy, e Martin Luther King Jr. venivano accolti con vivo interesse e slancio in tutto il mondo, non perché le loro politiche fossero radicalmente diverse (anche se lo erano) o perché avessero un metodo nuovo per affrontare i problemi del mondo. La ragione era che, nella loro vita, sia pubblica che privata, erano riusciti a toccare il coraggio e lo spirito di compassione che si annida nel profondo del cuore di ognuno di noi”.

A distanza di cinquant’anni dalle lotte di civiltà negli Stati Uniti, la mostra offre potenti spunti di riflessione sulla società attuale, compresa quella italiana, perché è tramite le battaglie alla povertà e all’emarginazione che si consolida virtuosamente il collegamento fra le istanze della libertà individuale e della giustizia sociale, a costante salvaguardia della democrazia e delle libertà fondamentali.

 

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