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Io non taccio, storie di giornalismo e intimidazioni

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Un murales per ricordare Giancarlo Siani ucciso dalla camorra 30 anni fa
Un murales per ricordare Giancarlo Siani ucciso dalla camorra 30 anni fa

In occasione del trentennale dell’assassinio di Giancarlo Siani, giornalista del Mattino ucciso dai sicari della camorra il 23 settembre di trent’anni fa, viene presentato a Napoli in prima nazionale il libro Io non taccio. L’Italia dell’informazione che dà fastidio (edizioni Centoautori). Otto storie, raccontate in prima persona da chi è stato vittima del prepotente di turno, tratteggiano un Paese che, da Nord a Sud, resta ancora lontano da potersi definire realmente immune da certe forme di vessazione. Otto voci, raccontano un’Italia dove un giornalista può rischiare la vita come un soldato su un fronte di guerra. Non è un libro che guarda al passato: sono centinaia i giornalisti e i blogger che ogni anno subiscono minacce e intimidazioni in Italia, a causa delle loro di inchieste, che raccontano di verità scomode. E a mettere a rischio la libertà d’informazione non è solo la criminalità organizzata, ma a volte anche chi, istituzionalmente, dovrebbe tutelarne il corretto esercizio.

«Questo libro è una testimonianza difficile da digerire – scrive sul Mattino Giandomenico Lepore, già procuratore della Repubblica di Napoli, e autore della prefazione di Io non taccio – che più di qualsiasi analisi storica o sociologica aiuta a capire cosa significhi fare informazione in un paese dove certe garanzie sono presenti solo sulla carta o nelle buone intenzioni di chi scrive le leggi. Cosa sarebbe stata l’Italia dell’ultimo quarto di secolo senza il ruolo decisivo dei giornali e della televisione, di quell’informazione a più voci che ha permesso a milioni di italiani di conoscere e comprendere fenomeni come tangentopoli, vellettopoli o calciopoli?»

La copertina del libro Io non taccio
La copertina del libro Io non taccio

Gli autori sono Federica Angeli, giornalista di Repubblica, vive sotto scorta dopo aver subito minacce per alcune inchieste sulla penetrazione della criminalità organizzata sul litorale laziale e nel Municipio di Ostia; Giuseppe Baldessarro, anche lui di Repubblica, ha subito minacce e collezionato decine di querele per le sue inchieste su ‘ndrangheta e politica. Ha collaborato alla stesura del “DEM – Dizionario enciclopedico delle mafie in Italia”; Paolo Borrometi, giornalista dell’Agi e direttore del web-magazine La Spia di Ragusa. Vive sotto scorta dopo aver subito minacce e aggressioni fisiche per i suoi reportage su Cosa nostra. Le sue inchieste hanno portato allo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune di Scicli (RG); Arnaldo Capezzuto, giornalista e blogger, ha subito intimidazioni e minacce per le sue inchieste sui clan della camorra di Forcella; Ester Castano, giornalista dell’agenzia “La Presse”, ha subito intimidazioni per le sue inchieste sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in alcuni Comuni della Lombardia. I suoi articoli hanno portato allo scioglimento per infiltrazioni mafiose del primo Comune lombardo (Sedriano, in provincia di Milano); Marilù Mastrogiovanni, direttrice del web-magazine “Il tacco d’Italia” di Lecce, minacciata dopo la pubblicazione di alcuni reportage sui rapporti tra politica e criminalità organizzata nel Salento; David Oddone, caporedattore del quotidiano La Tribuna Sammarinese, ha subito intimidazioni e ritorsioni di carattere giudiziario dopo la pubblicazione di alcune inchieste sui rapporti tra il mondo della finanza ed alcuni esponenti della criminalità organizzata a San Marino; Roberta Polese, collabora con il Corriere del Veneto, ha dovuto fronteggiare una serie di azioni giudiziarie, in sede civile e penale, per un articolo pubblicato dal quotidiano Il Padova (Gruppo Epolis), per il quale lavorava.

Oltre che a Siani, il libro è dedicato alla memoria di altre vittime nel campo dell’informazione: Cosimo Cristina, Mauro De Mauro, Giovanni Spampinato, Carlo Casalegno, Peppino Impastato, Mario Francese, Walter Tobagi, Pippo Fava, Mauro Rostagno e Beppe Alfano.

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