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Intrighi internazionali nel Bahrain: il ruolo politico della stampa

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Manama City, Bahrain (foto di Adriana Fara)

In Bahrain c’è un caso di libertà negata che sta facendo scalpore. Si tratta della accusa di spionaggio per Ali Salman, ex leader dell’opposizione di Al Wefaq, il movimento bahrenita cancellato nel 2017 da una sentenza in sezione civile. Dopo l’ennesimo rinvio dell’udienza, chiesto in questo caso dall’avvocato generale Osama Al Oufi per ascoltare le memorie della pubblica accusa, la tensione sul caso Salman è sempre più alta. 

Il pubblico ministero è in possesso di intercettazioni telefoniche raccolte durante gli scontri del 2011, al tempo delle Primavere Arabe in Bahrain con la rivoluzione del 14 febbraio 2011. Le accuse includono la trasmissione di segreti della difesa a un Paese straniero, l’accettazione di denaro in cambio di informazioni su segreti militari e la situazione interna, la trasmissione di notizie su media e reporter presenti sull’isola.
Le accuse si basano sulle prove raccolte da testimonianze e conversazioni telefoniche registrate tra Ali Salman e Hassan Sultan con i funzionari del Qatar di vari ministeri, compreso quello dell’Informazione. Il pubblico ministero ha aggiunto che le prove sulle quali basa le sue accuse investono il Qatar e i suoi media, come il network Al Jazeera, che però non viene mai nominata negli atti, e parla di attività destinata a sovvertire gli equilibri governativi di alcuni Stati arabi, principalmente il Bahrain, e dell’uso dei media e dei giornalisti per diffamare in Europa e nel mondo le autorità del governo o dei governi del Golfo Persico.

Solo Ali Salman è tuttora sotto custodia nelle carceri di Jau sulla costa orientale del Paese: sconta una pena detentiva per un altro caso giudiziario del 2014. Ha partecipato al processo accompagnato dai suoi avvocati. Nello stesso carcere sono in arresto due importanti attivisti politici, Nabeel Rajab e Abdulhadi Al Khawaja.

Ali Salman

Il tentativo del governo del Bahrain è di fare breccia, attraverso il caso giudiziario di Ali Salman, nell’establishment del Qatar e colpire le scelte di politica internazionale, certamente non condivise dalle famiglie del Golfo. Prima tra tutte, l’apertura politica e commerciale all’Iran.

Il Qatar, piccolo stato del Golfo Persico, è uno dei Paesi più ricchi al mondo grazie alle enormi riserve di petrolio e gas naturale, ed è diventato il paese più difficile da gestire in Medio Oriente; dal 5 di giugno 2017 è accusato da Arabia, Emirati Arabi e Bahrain di sostenere i gruppi terroristici dei Fratelli Musulmani in Egitto e il loro ramo palestinese, Hamas. Inoltre, schierandosi con la Fratellanza, è in contrasto con altri Paesi – in particolare l’Egitto – che vedono il gruppo come una minaccia per i loro regimi. Da non dimenticare è che il Qatar è sede del Comando Centrale degli Stati Uniti, che gestisce la base aerea di Al Udeid che ospita circa 10.000 soldati statunitensi, britannici e altri alleati e svolge un ruolo chiave nelle operazioni aeree americane in Iraq, Siria e Afghanistan devastati dalla guerra.

La pericolosa querelle si preannuncia infinita, come tutti i rapporti di forza mediorientali con gli americani non proprio “estranei”. Il ministro Shaikh Rashid Bin Abdullah Al Khalifa ha parlato da Algeri, dove ha guidato la delegazione del Bahrain alla 35a sessione del Consiglio dei Ministri degli Interni Arabi, sostenendo che “l’Iran ha violato le convenzioni e le norme internazionali e non ha dato all’Interpol nessun aiuto nelle informazioni. Si è posto al di sopra della legge e offre i suoi territori per addestrare terroristi ed esportare armi ed esplosivi”.

Il Bahrain, di concerto con gli altri paesi del Golfo, si è portato ancora più avanti e il 6 marzo ha ospitato la firma per l’accordo tra il ministro dell’Informazione e il consiglio di amministrazione dell’Indirizzo del Bahrain per lo Sviluppo Politico (BIPD), Ali bin Mohammed Al-Romaihi e il presidente del sindacato dei giornalisti egiziano e il presidente del consiglio di amministrazione della Fondazione Al-Ahram, Abdel Mohsen Salameh. Tutto sotto la guida Re Hamad bin Isa Al Khalifa e del presidente Abdel Fattah Al-Sisi.

Al-Romaihi ha elogiato le prese di posizione solidali della stampa e dei media egiziani nei confronti della sicurezza, della stabilità, dell’identità araba, del processo di sviluppo e del progresso “democratico” del Bahrain. Il ministro ha espresso la volontà dei due Paesi, nell’attivare la cooperazione nei settori della stampa, dell’informazione e della comunicazione attraverso lo scambio di notizie, informazioni e competenze tecniche per contrastare le ideologie estremiste che incitano all’odio e al terrorismo.

Il rapporto di Amnesty International sul Bahrein

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