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Index on censorship Awards: 16 modi per mettere nel sacco la censura

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Cosa hanno in comune un’artista di strada saudita in esilio che dipinge murales per sfidare la repressione, un’organizzazione nigeriana che promuove la radio comunitaria, un gruppo di attivisti digitali che affrontano troll in Colombia e un collettivo serbo di giornalisti investigativi che smascherano la corruzione del governo? Sono i finalisti degli Index on Censorship Freedom of Expression Awards.

L’Indice premia, ogni anno, artisti e attivisti che hanno dato un contributo significativo alla lotta alla censura in tutto il mondo. Comprende quattro categorie: Arti, Campagne, Attivismo digitale e Giornalismo. I vincitori ricevono 12 mesi di formazione per migliorare le proprie capacità e competenze. L’Index cerca, così, di massimizzare l’impatto e la sostenibilità di chi è in prima linea per contrastare la censura in tutto il mondo. I sedici candidati nella shortlist 2019, quattro per ogni categoria, sono stati selezionati tra oltre 400 nomination.
Nella sezione Giornalismo figura Bihus.info, un gruppo di giornalisti investigativi indipendenti ucraini che denunciano la corruzione dei funzionari pubblici. Solo negli ultimi due anni, il loro lavoro ha contribuito ad aprire oltre 100 cause legali contro funzionari corrotti. C’è poi il Centro per il giornalismo investigativo della Serbia (CINS), che sostiene le inchieste di giornalisti indipendenti.
Il terzo candidato è il giornalista Mehman Huseynov, che documenta la corruzione e le violazioni dei diritti umani in Azerbaijan, Paese tra i peggiori al mondo per la libertà di stampa. Condannato a due anni di carcere nel 2017, prima della sua liberazione nel marzo 2019 ha detto: «Io non sono qui solo per me stesso; sono qui perché i vostri figli non siano al mio posto domani». Infine Mimi Mefo, uno dei pochi giornalisti che lavorano senza paura nel clima di repressione del Camerun. Giornalista radiofonico presso l’emittente privata Equinoxe TV and Radio, Mefo è stato arrestato nel novembre 2018 per le sue indagini secondo cui l’esercito aveva causato la morte di un missionario americano.

Nella categoria Arte troviamo la giornalista e illustratrice curda Zehra Doğan, uscita dal carcere il 24 febbraio 2019. Durante la sua detenzione, dipingeva con tinture di frutta ed erbe tritate, persino col sangue, e usava giornali e cartoni di latte come tele. ArtLords è invece un movimento di artisti afgani che incoraggia i cittadini a dipingere sui cosiddetti “muri esplosivi”: i muri che i ricchi e potenti del Paese si sono costruiti per proteggersi dalla violenza. Il loro lavoro ha trasformato un simbolo di paura e separazione in una piattaforma per esprimere le questioni sociali. ArtLords ha realizzato oltre 400 murales in 16 province dell’Afganistan.
ElMadina è un gruppo di artisti egiziani che usa lo storytelling, la danza e il teatro per trasformare spazi pubblici e aree emarginate in ambienti stimolanti dove le persone possano esprimersi liberamente. La quarta candidata in questa sezione è Saffaa, un’artista di strada saudita auto-esiliata che vive in Australia e usa i murales per parlare di diritti delle donne e violazioni dei diritti umani in Arabia Saudita. Nel novembre 2018, ha collaborato con l’artista e scrittrice americana Molly Crabapple a un murale che celebra il giornalista saudita assassinato Jamal Khashoggi.

Nella sezione vignettisti troviamo Cartoonists Rights Network International (CRNI), una piccola organizzazione con un grande compito: monitorare le minacce e gli abusi contro i fumettisti di tutto il mondo. L’Istituto per i media e la società (IMS) è invece una ONG nigeriana che vuole migliorare il panorama mediatico del paese promuovendo la creazione di stazioni radio comunitarie nelle aree rurali. Tre quarti delle stazioni televisive e radiofoniche in Nigeria sono di proprietà di politici e spartite secondo linee politiche. L’approccio di IMS incoraggia quindi i nigeriani a far sentire la propria voce, in particolare via radio. Restiamo in Nigeria con Media Rights Agenda (MRA), organizzazione che lavora per la libertà dei media e di espressione, sfidando il governo nei tribunali. Attraverso il suo team legale, l’MRA ha avviato decine di cause per migliorare il quadro giuridico sulla libertà dei media. P24 (Platform for Independent Journalism), infine, mira a neutralizzare la censura in Turchia. Il team legale pro bono del P24 difende giornalisti e accademici sotto processo per aver esercitato la libertà di espressione.

La quarta sezione del premio riguarda l’attivismo digitale e premia quei casi in cui la censura è sconfitta grazie all’uso innovativo della tecnologia.
Fundación Karisma, ad esempio, sfida i troll usando “francobolli” spiritosi per segnalare abusi su internet. L’umorismo serve così ad attirare l’attenzione su un problema serio: l’aumento delle molestie online alle donne colombiane e le sue conseguenze.
Mohammed al-Maskati fa invece formazione agli attivisti in Medio Oriente e Nord Africa. Lavorando come consulente per la protezione digitale di Frontline Defenders per la regione MENA, Mohammed insegna agli attivisti a comunicare nonostante i tentativi dei governi di fermarli. Mentre i governi diventano sempre più sofisticati nei loro tentativi di soffocare il dissenso, il lavoro di persone come Al-Maskati è sempre più vitale.
Infine SFLC.in (Software Freedom Law Center) che tiene traccia dei blocchi di Internet in India. Il tracker è diventato rapidamente la fonte principale per i giornalisti che hanno segnalato il problema. L’organizzazione ha un settore legale e fornisce servizi di formazione e pro-bono a giornalisti, attivisti e comici.

Al di là del vincitore finale, la rosa dei candidati apre una finestra a tutto campo sulla difesa della libertà di stampa nel mondo e su quanto sia ancora difficile garantire la libertà di espressione per tutti.

 

 

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