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Il Caffè a ‘La radio ne parla’ su Radio1

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L'immagine di Zero Calcare per la puntata di "La radio ne parla"
L’immagine di Zero Calcare per la puntata di “La radio ne parla”

Un focus su libertà di stampa questa mattina a La radio ne parla, trasmissione di Radio 1 condotta da Ilaria Sotis, con interventi di Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, della blogger Amina Sboui, della presidente del Caffè dei Giornalisti Rosita Ferrato e di una studentessa dell’Università degli Studi di Torino, Federica D’Errico, partecipante all’incontro Voci scomode, organizzato dal Caffè nel novembre scorso.

Ascolta il podcast della trasmissione

Noury ha riportato alla luce il caso del blogger saudita, Raif Badawi, condannato a 10 anni di carcere e a 1000 frustate per il reato di offesa all’islam. Dovrà ricevere le frustate per 20 settimane consecutive, 50 alla volta, dopo la preghiera del venerdì. Gliene mancano ancora 950, ma ora appelli e petizioni in tutto il mondo stanno tentando di interrompere la condanna.

La colpa di Badawi è di aver “pubblicato nel 2008 Liberali dell’Arabia Saudita, un forum on line per stimolare il dibattito sul ruolo della religione in Arabia Saudita, cosa che non è piaciuta alle autorità saudite. I testi sono pubblici, non istigano alla violenza, non insultano. Criticano il monopolio della religione”, spiega il portavoce di Amnesty. E Amnesty international, proprio oggi, sta tenendo il secondo sit-in di fronte all’Ambasciata dell’Arabia Saudita a Roma per chiedere l’annullamento della condanna.

Ma l’Arabia Saudita non è l’unico paese in cui la libertà di stampa e di espressione è sotto minaccia. Colombia, Ucraina, Cina, Eritrea, Azerbaigian, le monarchie del Golfo persico, sono alcuni dei paesi in cui fare il giornalista è più pericoloso. Lo abbiamo visto con le testimonianze di Zara Mourtazalieva e Agil Khalilov a Voci scomode lo scorso novembre: giornalisti minacciati, accusati ingiustamente dai loro governi e costretti all’esilio.

Loro non si sono arresi e, come ha ricordato Federica D’Errico, studentessa dell’Università di Torino che ha partecipato all’incontro, “hanno mantenute vive la speranza e la volontà di andare avanti. La libertà di stampa e di espressione non sono libertà acquisite per tutti, ma sono libertà per le quali ci sono giornalisti che ogni giorno devono lottare per conquistarle”.

Libertà di stampa e “di satira” è quanto ha ricordato Rosita Ferrato parlando della mostra “Exile – giornalismo esiliato”, che il Caffè dei giornalisti ha portato per la seconda volta a Torino – quasi in modo “profetico” alla luce di quanto accaduto a Parigi – proprio in occasione di Voci scomode, grazie alla collaborazione con la Maison des journalistes. “Abbiamo voluto portare a Torino la mostra all’interno dell’Università per contribuire alla battaglia per la libertà di stampa e per portare le testimonianze dirette dei giornalisti esiliati ai giovani”.

Dalla Tunisia, giunge la voce della blogger Amina Sboui, che proprio in questi giorni è in Italia per presentare il suo libro “Il mio corpo mi appartiene”, autobiografia edita da Giunti, e che venerdì sarà al Circolo dei lettori a Torino. “Mi hanno accusata di profanazione al cimitero, formazione di un gruppo, compiere atti sessuali in luogo pubblico, attentato al senso del pudore e al costume, oltraggio a un agente pubblico, uso di droga. – racconta- Perché avevo taggato la parola ‘femen’ su un muro. Sono stata accusata da poliziotti e avvocati in nome del popolo”. E a proposito del suo libro, spiega: “In occidente l’appartenenza del proprio corpo dovrebbe essere una conquista già incamerata, in Tunisia fin da quando sei bambina ti dicono che il tuo corpo appartiene a Dio. Per non fare vergognare la famiglia devi fare quello che la società e la legge coranica ti chiedono. In Tunisia la libertà di stampa c’è, ma poi molti giornalisti, artisti vivono sotto protezione”.

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