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Imprese d’autore in 12 racconti

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Una delle storie è dedicata a Domenico Quirico, perchè sia presto restituito alla famiglia e ai suoi colleghi. 12 scrittori che raccontano 12 imprese innovative in 12 racconti. Il volume si chiama Imprese d’autore ed è edito da La Stampa (e veduto assieme al quotidiano), in collaborazione con la Fondazione Human Plus, Camera di Commercio di Torino e il Politecnico.

12 teste pensanti coordinate da Enrico Remmert, scrittore e collaboratore de La Stampa nella rubrica “Dal tramonto all’alba”, sono state messe insieme per la stesura del volume e chiamate alla presentazione di quest’ultimo all’Unione Industriale in occasione del quinto appuntamento dei Martedì Sera.

A coordinare i giornalisti e gli scrittori (in alcuni casi scrittori giornalisti), Guido Tiberga, caporedattore della cronaca di Torino de La Stampa, che ha esordito dicendo: “Quello della scrittura e quello della piccola impresa: due mondi che non si toccano, almeno apparentemente. 
La piccola impresa, ovvero la spina dorsale dell’Italia, pensa più spesso a lavorare che non a farsi conoscere. Il giornalismo si occupa meno della parte positiva, delle buone notizie di un settore che funziona. Gli scrittori e gli imprenditori si toccano poco, quindi fare incontrare chi lavora con la penna e chi con la tecnica è stata un’idea innovativa: si sono interpellati scrittori che nulla sapevano di tecnica e impresa, ma catapultati in questo mondo”.

“Sono racconti, non reportage – ha proseguito Tiberga – il giornalista va, vede, racconta. Lo scrittore invece inventa, ed è più letteratura che giornalismo. Una storia è il modo migliore per fare conoscere le cose del mondo, e se ne sono accorti anche i giornali che sanno che raccontare le storie delle persone è più affascinante e cattura di più il lettore rispetto ai dati e ai numeri. Esistono reportage sulle imprese, ma questa è un’altra cosa”.

12 scrittori: Enrico Remmert, Enrico Pandani, Bruno Gambarotta, Giuseppe Culicchia, Stefania Bertola, Alessandro Perissinotto, Anna Berra, Luca Ragagnin, Alessandro Barbero, Margherita Oggero, Carlo Grande, Younis Tawfik.

“La narrativa aziendale esiste da sempre – racconta Enrico Remmert – come la biografia di Steve Jobs o i film sul fondatore di Facebook Zuckerberg o i libri di Farinetti o Grom. O la storia aziendale di Adriano Olivetti. Ogni azienda ha una bella storia da raccontare, di una persona che prende una strada, ha mille difficoltà, ma alla fine ce la fa”.

“Esiste una tradizione letteraria industriale – gli ha fatto eco Bruno Gambarotta – Italo Svevo o Primo Levi. Credo molto nella narrazione: quando ci fu il terremoto del Messico, mentre i cronisti davano dati, il giornalista e scrittore colombiano Garcia Marquez raccontò la storia di una bimba sepolta dalle macerie, e io più di tanti numeri ricordo quella storia lì”. “La storia delle persone fa capire la storia delle folle – aggiunge Tiberga – i numeri sono freddi, quel che colpisce è la passione personale. Lo scrittore e il giornalista hanno l’obiettivo di colpire il lettore, e la passione dell’uomo è più efficace di tanti dati”.

“La letteratura deve venire in soccorso all’innovazione tecnologica, e il filo conduttore che le unisce è la creatività” ha dichiarato Younis Tawfik, scrittore e giornalista. “Visitare un’azienda è stato come un viaggio di fantasia, come il film La fabbrica del cioccolato. Nel mio racconto ho scritto di esperienze umane, di un ingegnere giordano che torna dall’Italia, e aiuta il suo paese a crescere. L’Italia può fare molto per la crescita dei paesi oltre il Mediterraneo: là c’è mano d’opera, ricchezza data dal petrolio. E c’è richiesta del made in Italy: quest’estate sono rientrato dopo diversi anni nel mio paese, l’Iraq, e il mercato era invaso da prodotti cinesi e turchi, mentre non vi erano prodotti italiani, e la gente se ne lamentava e sarebbero stati disposti a pagarli bene”.

Carlo Grande, scrittore e giornalista per La Stampa: “Ho fatti tanti reportage con Tiberga – ha affermato – e il lavoro era: informarsi bene, raccogliere tanto materiale ed essere sul posto e poi da lì si trovava il filo conduttore. Ci si informa e da lì nasce la narrativa”.
“Dedico il mio racconto – ha concluso – a Quirico: abbiamo lavorato insieme, l’ho sognato l’altra notte, ma non mi ha detto nulla. Domenico raccoglie tanto materiale, lavora con tanta passione e questo al lettore piace”.

“Quirico mette il lavoro ben fatto al di sopra di ogni cosa – aggiunge Tiberga – Sa aspettare, anche settimane; non come tanti colleghi che hanno fretta di mettere la firma, non approfondiscono e mandano il pezzo per non perdere la giornata. Quirico a volte ci mette mesi a scrivere un reportage, ma poi porta un lavoro perfetto”.

“Racconta il dolore delle persone – conclude Grande – e uno degli episodi più belli che mi piace ricordare fu di quando, dopo la prigionia in Libia, prima di tornare in Italia, volle ringraziare personalmente chi l’aveva aiutato. Il mio augurio è che torni presto perchè sia restituito alla famiglia e perchè possa raccontarci ancora il dolore e le storie di quelle persone lontane”.

 

Rosita Ferrato

 

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