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Imbavagliati: festival di voci senza paura

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Napoli 23 settembre 2017
III edizione festival giornalismo civile IMBAVAGLIATI
Ph: Stefano Renna Roberta De Maddi
I giornalisti ospiti dell’ultima mattina di incontri di Imbavagliati davanti alla Mehari di Giancarlo Siani, nel giorno dell’anniversario della morte del cronista napoletano ucciso dalla camorra.
Nelle foto la giornalista iraniano-americana Negar Mortazavi, il libico Salah Zater, il regista italo egiziano Maged El Mahedy, Yaya Sangera.

«Dare voce a chi non ha voce, a chi vive il lavoro di giornalista in una situazione di forti minacce, o che vive l’esilio, il carcere, la tortura. Continuare a portare avanti una certa idea di libertà e di giustizia», questi secondo Désirée Klain, giornalista del Corriere del Mezzogiorno, gli obiettivi fondamentali di Imbavagliati, festival di giornalismo civile da lei ideato e organizzato che ha appena concluso a Napoli la sua terza edizione. I sei giorni di dibattiti, mostre, incontri – riuniti quest’anno sotto il tema Muri e fili spinati – hanno registrato oltre 3000 presenze e più di 50 ospiti dall’Italia e dal mondo. «I muri e i fili spinati – spiega Klain – sono materiali e ideologici. Il filo spinato è nell’anima delle vittime, che sono ancora in attesa di avere giustizia e di tutti coloro che hanno una coscienza civile. Il caso Ilaria Alpi non può e non deve essere chiuso perché, come recita il nostro slogan, chi dimentica diventa colpevole».
Dall’Egitto alla Libia, dall’Iran agli Stati Uniti, passando per i confini del Maghreb e della Spagna: le “voci senza paura” dei testimoni internazionali presenti a Imbavagliati raccontano la loro verità, e si confrontano con i colleghi italiani. «Nel corso di uno dei nostri incontri – continua Klain – un esule ivoriano ha raccontato di essere stato costretto a partire, pagando 4.000 euro per portare via la sua famiglia. Tre dei suoi figli sono morti nel viaggio. Gli restano un figlio e la moglie. Un giornalista libico ha raccontato la morte di suo fratello. Si è parlato del business dei trafficanti di migranti, del quale gli scafisti sono solo l’ultimo tassello. È stato un momento molto commovente, conclusosi tra le lacrime. Ecco, con Imbavagliati vogliamo raccontare un tema generale, ma anche storie e problemi concreti. È un’occasione unica di dibattito nella quale può capitare, come in questa edizione, che un giornalista turco e uno venezuelano si confrontino sui temi della libertà di stampa».

La giornalista e ideatrice di Imbavagliati Désirée Klain

«L’idea del Festival – spiega ancora Klain – mi è venuta anni fa, vedendo la foto di bambini siriani morti. Mi aspettavo di ritrovare quell’immagine in apertura di tutti i giornali, il giorno seguente, invece è stata quasi ignorata. Ecco, dobbiamo contrastare questa globalizzazione dell’indifferenza. A pochi chilometri dalle nostre vite, sono moltissimi i bambini che muoiono: nelle stive delle navi, nelle rotte dei migranti o nelle guerre».

“Chi dimentica è colpevole”, questo appunto il mantra del Festival che ricorda con queste parole Giancarlo Siani, ucciso dalla camorra nel 1985. «Noi non vogliamo dimenticare e vi chiediamo di non dimenticare tutte le vittime innocenti della criminalità, specie quelle per le quali stiamo ancora aspettando giustizia – spiega Paolo Siani, presidente della Fondazione Polis della Regione Campania e fratello di Giancarlo. Aspettiamo fiduciosi che, prima o poi, la giustizia arriverà per tutti. Ilaria Alpi, che quest’anno vogliamo ricordare insieme a Giancarlo, così come facemmo lo scorso anno con Giulio Regeni, è una di queste: comprendiamo il dolore della mamma Luciana per aver perso una figlia e non essere riuscita a ottenere giustizia. Si è battuta e si batte con tutte le sue forze affinché gli assassini di Ilaria vengano presi e condannati. Solo così lo Stato è uno Stato credibile, se riesce a difendere i suoi cittadini onesti e punire i colpevoli».
Imbavagliati si è svolto al Palazzo delle Arti (PAN) che custodisce la Citroën Mehari usata da Giancarlo Siani, simbolo dell’iniziativa. Prologo del Festival è stato il Premio Siani, dedicato proprio a Ilaria Alpi.

Dibattito Mai più soli: l’importanza della scorta mediatica per i giornalisti minacciati.
Ph: Stefano Renna / Roberta de Maddi
Interventi di Nello Trocchia, Sandro Ruotolo, Paolo Borrometi, e Luciana Esposito (giovani giornalisti minacciati). Dibattito sul caso Ilaria Alpi, con la partecipazione di Carlo Verna (giornalista Rai), Giuseppe Giulietti (presidente della Federazione Nazionale Stampa Italiana), e Claudio Silvestri (segretario del Sindacato Unitario dei giornalisti della Campania).

“Verità e giustizia per Giulio Regeni e Ilaria Alpi” è stato l’appello finale lanciato dai giornalisti minacciati, ospiti della manifestazione. E protagoniste sono state le parole delle due famiglie unite dallo stesso dolore: «Abbiamo bisogno della vostra scorta mediatica, soprattutto dopo il ritorno dell’ambasciatore italiano al Cairo» questo il messaggio che Paola e Claudio Regeni, genitori di Giulio, hanno inviato al Festival nel corso del dibattito “Mai più soli: l’importanza della scorta mediatica per i giornalisti minacciati”, che si è svolto con i cronisti sotto protezione Nello Trocchia, Sandro Rutolo, Paolo Borrometi e Luciana Esposito. A farsi portavoce dell’appello lanciato dalla famiglia del giovane ricercatore italiano ucciso in Egitto è stato Giuseppe Giulietti, presidente della Federazione Nazionale Stampa Italiana. «Occorre tenere i riflettori puntati su quanto sta accadendo in Egitto perché la collaborazione della procura e delle istituzioni egiziane non sia solo proclamata ma divenga effettiva – dice Giulietti – state con noi, con Giulio, con tutti i Giulii e le Giulie d’Egitto e con chi li difende». Rilanciare le inchieste e il pensiero dei giornalisti minacciati su altri organi di stampa, in modo da non lasciarli soli, questo è il concetto di scorta mediatica, che si allarga fino a creare una protezione sempre più estesa che tocca tutta l’opinione pubblica.
Al PAN c’è stato spazio anche per l’arte e la fotografia, linguaggi diversi per mettere a confronto temi di denuncia del passato con argomenti di attualità. “Memoria Olvidada”, esposizione video-fotografica di Giuseppe Klain, a cura di Pino Narducci e Désirée Klain, attraverso documenti fotografici originali e interviste accende i riflettori sulla vicenda dei desaparecidos italiani. Un’intera generazione di italiani torturati, sequestrati e uccisi durante il regime dittatoriale nell’Argentina degli anni ‘70. L’indagine trae spunto dalle storie di sei ragazzi scomparsi, tra cui quella della napoletana Maria Rosaria Grillo, raccontata nel libro “El minuto” del pm partenopeo Narducci. La mostra è stata anche l’occasione per lanciare una petizione a favore del riconoscimento di una giornata in memoria di tutte le vittime italiane della dittatura militare di Videla. “14 per non dimenticare” è invece il nome dell’allestimento fotografico organizzato dall’associazione Studenti napoletani contro la camorra. Gli scatti, di Greta Bartolini, raccontano i luoghi di vittime innocenti della camorra.
Un altro “senza scorta” è Giovanni Izzo, fotografo napoletano, minacciato pure lui per il suo lavoro di indagine a Castel Volturno, territorio in cui il degrado sociale e ambientale sono ben noti. Prostituzione, abusi edilizi, immigrazione clandestina, criminalità organizzata, sono immortalati nel bianco e nero di una fotografia in grado di restituire tutta la drammaticità di un luogo dilaniato dall’illegalità diffusa.
E per il futuro cosa ci riserva Imbavagliati? «Dipenderà anche dagli sponsor che riusciremo a trovare – dice Désirée Klain – ma non solo. Non è facile far arrivare in Italia i nostri ospiti. A volte sono bloccati dai regimi di provenienza. Come ci è capitato lo scorso anno con il giornalista turco Kadri Kursaal, al quale non è stato concesso il visto e che tra l’altro ora è uno dei giornalisti che rischiano 50 anni di carcere».

La locandina del festival Imbavagliati

Imbavagliati è prodotto dall’associazione “Periferie del mondo – Periferia immaginaria”, è promosso dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli in collaborazione con la Fondazione Polis della Regione Campania. Il Festival gode dell’alto patrocinio di Amnesty International Italia, del Comitato Regionale Campania per l’Unicef Onlus, della Federazione Nazionale Stampa italiana, dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, del Sindacato Unitario dei Giornalisti campani e di Articolo 21.

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