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Il pericolo che non ti aspetti: se il presidente soffia sul fuoco…

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Siamo, anzi, eravamo abituati a considerare gli Stati Uniti come la culla della democrazia e delle libertà. Ed è stupefacente che proprio dal cuore dell’Occidente stia arrivando, in maniera neanche tanto velata, una seria minaccia per la libertà di stampa. Non è una questione di lesa maestà, né una polemica autoreferenziale: attaccare il diritto dei media di esprimersi, soprattutto in questi tempi in cui la credibilità dei giornalisti è in bilico ben al di là delle responsabilità di chi fa informazione, è un comportamento irresponsabile, e dalle conseguenze potenzialmente gravi. Ancor più se a macchiarsi di questa colpa è il presidente degli Stati Uniti. A sostenere questa tesi è anche Zeid Raad al-Hussein, alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, che ha duramente stigmatizzato alcune espressioni colorite di Donald Trump nei confronti della categoria degli informatori di professione:«La libertà di stampa è una pietra miliare non soltanto della Costituzione americana ma anche un qualcosa che gli Stati Uniti hanno difeso nel tempo. Vederla sotto attacco per mano del presidente sorprende, perché è un vero voltafaccia: ed è anche un percorso molto pericoloso». 

Il primo emendamento della Costituzione del 1787 faceva espresso riferimento, in tempi antichi e ignari delle tensioni e degli sviluppi della nostra società, a un bene prezioso: “Il Congresso non promulgherà leggi per il riconoscimento ufficiale di una religione, o che ne proibiscano la libera professione; o che limitino la libertà di parola, o di stampa; o il diritto delle persone di riunirsi pacificamente in assemblea e di fare petizioni al governo per la riparazione dei torti“. 

Frasi quali “i giornalisti sono davvero disonesti”, affermato a margine dei tragici eventi di Charlottesville, è solo l’ultimo esempio di circostanze in cui il leader della Casa Bianca non ha perso occasione per esprimere il suo disprezzo e il suo disappunto nei confronti della stampa. Ma al-Hussein va oltre: per l’alto commissario Onu, le dichiarazioni contro i reporter del presidente Trump costituiscono incitazione alla violenza. «Se ci si riferisce, nel corso di un grande comizio, ai giornalisti come a gente molto cattiva e disonesta, poi non ci vuole molta fantasia per immaginare ciò che può succedere ai giornalisti stessi». 

La perdita di legittimazione è il primo passo verso la violenza, spesso accompagnato da un clima popolare avverso e “acceso” ad arte per creare, nel pubblico, false rappresentazioni della realtà. La stampa ha avuto e ha le sue colpe; il giornalismo ha l’obbligo deontologico – e anche vitale, se vuole sopravvivere come professione – di risollevare i suoi standard di qualità, lottando per ottenere i mezzi utili a lavorare in maniera seria e verificata, senza affidarsi ai copia-incolla da web e tastiera. Tutto ciò, però, non ha nulla a che fare con il rispetto e la stima che l’autorità politica deve mantenere nei confronti della stampa.

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