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Il nostro mondo nello sguardo dei migranti

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«Condivideresti la tua macchina fotografica con un migrante?». Questo il claim del progetto Photo Tandem. Se la reflex è quella di un fotografo, il gesto è ancora più simbolico. L’idea è venuta al fotografo Stefano Corso: «Mostrare la nostra quotidianità con i loro occhi, per aiutarci a comprendere il nostro mondo, le loro difficoltà e la nostra apparente normalità e per creare momenti di socialità e umanità tra fotografi e migranti».
La macchina fotografica è quella del fotografo, professionista o amatoriale, l’occhio è quello del migrante. Vengono organizzate uscite in cui ciascun fotografo professionista «adotta» un migrante affidandogli la propria reflex digitale e in pellicola e fornendogli alcune indicazioni di base sulla tecnica e sulla composizione fotografica. Eccezion fatta per alcuni preziosi consigli, viene lasciata piena autonomia al migrante nella scelta dei soggetti da immortalare.
Alla base del tandem fotografico c’è la fiducia: il percorso prevede la ricerca di un linguaggio comune e allo stesso tempo differente che porti alla «conoscenza reciproca tra persone che non parlano una lingua comune, ma si capiscono e interpretano il mondo per immagini. Imparando ognuno a osservare con gli occhi degli altri
I migranti passano al di qua dell’obiettivo, non sono più bersaglio mediatico ma diventano narratori. «Durante le uscite, i migranti hanno potuto smettere di sentirsi tali. È catartico osservare come chi ha attraversato dolori importanti come lasciare la propria terra, i propri affetti e spesso anche la propria condizione sociale si possa sentire in una situazione di normalità solo avendo una macchina fotografica tra le mani e notare come attraverso un obiettivo per qualche ora sia possibile tentare di lasciarsi tutto alle spalle». Cambia anche la percezione del mondo esterno su questi ragazzi: per il solo fatto di avere macchine costose al collo, sono stati scambiati per turisti e ciò li ha rivestiti automaticamente di una differente dignità agli occhi degli osservatori.
Phototandem nasce a Roma come esperimento narrativo, artistico e di inclusione sociale con il supporto di Baobab Experience. A oggi hanno partecipato 18 ragazzi migranti provenienti da Etiopia, Eritrea, Somalia, Senegal, Gambia, Egitto, Kurdistan, Camerun, Libia, Costa d’Avorio, Sudan e Iraq. Il progetto è aperto, open source e replicabile in altre città. L’unico requisito, la volontà di superare la diffidenza e la barriera del politicamente corretto.

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