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Il Manifesto dei freelance

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Sono oltre 31 mila in Italia i giornalisti autonomi, secondo i dati raccolti da Lsdi (Libertà di stampa diritto all’informazione). Un numero molto più significativo rispetto a quello dei giornalisti con un contratto di lavoro dipendente, appena 18.547. Eppure la loro voce ha ancora bisogno di un megafono per farsi sentire. Con questo spirito i 216 freelance riuniti nel gruppo “Italian freelance journalists united” hanno elaborato, stilato e fatto circolare su Facebook un manifesto in 10 punti in cui rivendicano il ruolo, il valore e i diritti di chi, per scelta o per necessità, lavora come autonomo nel campo dell’informazione. La data di pubblicazione, 27 gennaio, non è casuale: coincide con l’inizio del 27° congresso della FNSI, la Federazione Nazionale Stampa Italiana, il sindacato unitario dei giornalisti, accusato spesso di non tutelare la posizione degli autonomi. Una provocazione che apre lo spazio al dibattito e confida in maggiori garanzie per il futuro.

Ecco il Manifesto:

1) Siamo giornalisti freelance e orgogliosi di esserlo: free come in free speech, non come in free beer.
2) Siamo uno dei pilastri del mondo dell’informazione attuale e ancor più del suo futuro, anche se il nostro lavoro non sempre è riconosciuto per quello che è: un misto di competenze, esperienza, contatti, flessibilità, innovazione, capacità di organizzazione.
3) Il nostro lavoro è una risorsa per tutti: per questo va pagato. Bene. E nei tempi previsti dalla legge.
4) I nostri articoli non devono essere stravolti nel contenuto, titolo e contesto in cui sono presentati.
5) Siamo liberi professionisti. L’esclusiva? Va pagata.
6) Siamo collaboratori esterni delle redazioni: la disponibilità quotidiana e la reattività immediata sono un di più che vanno negoziati. Ma abbiamo anche il diritto a essere informati per tempo di decisioni redazionali che possano avere un impatto sul nostro lavoro.
7) Se ci chiedete proposte, idee, progetti, siete liberi di non sceglierli, ma ci aspettiamo una risposta in tempi ragionevoli.
8) I lavori commissionati, consegnati e corrispondenti a quanto richiesto vanno pagati anche se per vostri motivi decidete di non pubblicarli. E vogliamo sapere in anticipo il compenso di un lavoro.
9) Abbiamo diritto al rimborso delle trasferte. E a una copertura legale da parte delle testate per cui lavoriamo.
10) Abbiamo diritto a ferie, malattia, maternità, pensione: purtroppo oggi questi diritti per noi, come per molti altri lavoratori freelance, sono una chimera. Vogliamo impegnarci perché non sia più così.

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