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Il Grande Fratello prende casa a Parigi?

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Il premier Valls durante la presentazione del progetto di legge

A pochi mesi dai tragici attentati di Parigi, la reazione legislativa all’allarme terroristico ha prodotto una norma che sta facendo discutere e scontrare ideologie. L’Assemblea Nazionale francese, infatti, ha approvato (con 438 voti a favore e 86 contrari) un progetto di legge sulla sorveglianza digitale, ora al vaglio del Senato. La legge è stata promossa dall’esecutivo guidato da Manuel Valls, il premier socialista francese, che ha difeso l’iniziativa come un atto necessario per controllare più efficacemente i movimenti dei terroristi ma anche per reprimere lo spionaggio industriale e i traffici delle organizzazioni criminali.

Tuttavia, il testo è stato aspramente criticato dalle opposizioni. Il rischio maggiore che viene lamentato è quello di istituire una sorta di sorveglianza di massa sui cittadini. Né quanto affermato da Valls, cioè che la legge “preserverà le libertà fondamentali” dei cittadini, è bastato per rassicurare i critici del provvedimento. Contro la “loi renseignement” (legge sulle informazioni) stanno vivacemente protestando, per motivi analoghi, sia l’estrema sinistra sia l’estrema destra, che denunciano “metodi di sorveglianza pesantemente invasivi”.

Tra le varie iniziative, è nato un comitato contro una norma che “legalizza la sorveglianza globale”, promosso tra gli altri dall’associazione magistrati francesi, dalla Lega dei diritti dell’uomo, da alcuni sindacati forensi, da Reporter senza frontiere e, circostanza notevole, anche dall’associazione dei familiari delle vittime del terrorismo.

Anche il presidente François Hollande ha espresso preoccupazione, tanto da aver promesso di investire della questione la Corte costituzionale, non appena la legge verrà promulgata. I nodi del testo riguardano soprattutto i poteri concessi ai servizi segreti in danno alla riservatezza dei cittadini, le autorizzazioni al controllo delle attività di chiunque con l’utilizzo di mezzi tecnici tipici dello spionaggio: intercettazioni delle comunicazioni e ambientali, telecamere spia, accesso ai dati sensibili.

I promotori della legge hanno giustificato l’adozione di provvedimenti tanto invasivi non solo con l’allarme terrorismo, ma anche con l’argomento che nel 1991, quando era stata approvata la precedente legislazione in materia,  non esistevano né la Rete né i mezzi di comunicazione di oggi. Inoltre, la maggioranza sostiene che la raccolta dei dati di navigazione (che verrà effettuata tramite algoritmi) non si tradurrà in una schedatura di massa dei naviganti francesi, ma soltanto nella “individuazione e identificazione del profilo di persone che rappresentano una minaccia terroristica per il Paese”.

Manifestazioni di protesta contro la legge antiterrorismo sulle informazioni
Manifestazioni di protesta contro la legge antiterrorismo sulle informazioni

Si sostiene, inoltre, che una commissione di controllo appositamente designata si occuperà di verificare che non vengano commessi abusi; tuttavia, come sottolineato da un approfondimento di fact-checking del quotidiano Le Monde, l’organo sarà sostanzialmente soggetto al Parlamento, quindi alla volontà di chi ha approvato la nuova legge. Soprattutto, si nota, “la legge viene presentata come mezzo per difendere le nostre libertà. E permetterà di mettere ordine in pratiche illegali che vengono già adottate. Ma il testo presentato non dice nulla sui dispositivi di sorveglianza di massa o sulle finalità della legge: limitarsi a dire “legalizziamo ciò che è stato finora vietato” non sembra un modo efficace per migliorare lo stato delle libertà dei cittadini“.

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