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Il giornalismo non è un crimine

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freeaj_4Mentre in Turchia, Vice News sta lottando proprio in queste ore per la liberazione dell’interprete iracheno, fermato il 28 agosto insieme ai britannici Jake Hanrahan e Philip Pendlebury (rilasciati il 2 settembre) e incriminati per “coinvolgimento in attività terroristiche” con il gruppo Stato islamico , è di pochi giorni la notizia dall’Egitto della condanna a 3 anni dell’australiano Peter Greste, dell canadese Mohamed Fahmy e dell’egiziano Baher Mohamed di Al Jazeera, arrestati nel dicembre 2013 con l’accusa di aver diffuso false informazioni per favorire il partito dei Fratelli musulmani, divenuto illegale dopo la destituzione del presidente Mohamed Morsi.

Un processo, quello in capo ai tre giornalisti del network Al Jazeera, che va avanti da oltre 2 anni e che vede ora i tre reporter condannati a ritornare in carcere, dopo averci trascorso già oltre un anno, dal dicembre 2013 al febbraio 2015.

I tre reporter di Al Jazeera accusati in Egitto
I tre reporter di Al Jazeera accusati in Egitto

Il caso ha fatto e continua a fare il giro del mondo anche grazie alla campagna mediatica #Freeajstaff lanciata dal network al grido di “Journalism is not a crime” : il giornalismo non è un crimine, dichiara l’emittente in lingua araba e non è una questione “personale” di Al Jazeera, “è una sfida per il giornalismo nel suo complesso, perché se non si combatte per la libertà di stampa, questa situazione si ripeterà altrove. I giornalisti non dovrebbero essere imprigionati per il solo fatto di fare il proprio lavoro”.

A proposito del caso dei reporter arrestati in Egitto, Mostefa Souag, il direttore generale di Al Jazeera Media Network, ha dichiarato che “L’intero caso è stato fortemente politicizzato e non è stato condotto in modo libero ed equo. Non ci sono prove a dimostrazione che i nostri colleghi abbiano in alcun modo prodotto notizie o aiutato o spalleggiato organizzazioni terroristiche”. Si tratta di un attacco deliberato alla libertà di stampa, ha dichiarato il direttore, un giorno nero per il sistema giudiziario egiziano.

Sul caso dei tre reporter Al Jazeera ha aperto anche una pagina dedicata alle FAQ, per chiarire come il lungo processo è stato condotto e quale è stato il coinvolgimento nel processo del network, il quale ha dichiarato di aver sempre appoggiato e sostenuto, anche nelle spese giudiziarie e di cauzione, i suoi giornalisti.

E per promuovere la libertà e la sicurezza, dei propri giornalisti e non solo, Al Jazeera ha lanciato nel 2008 il Public Liberties and Human Right Desk, una sezione del proprio network dedicata proprio al monitorare e documentare le violazioni dei diritti umani e delle libertà nel mondo, per “allargare i confini del giornalismo”. E non a caso questo settore  è diretto da Sami Al Haj, giornalista imprigionato per 6 anni e mezzo a Guatanamo con l’accusa di terrorismo per aver intervistato Osama Bin Laden.

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