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Il fotogiornalista e l’assedio degli smartphone

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ReportCome vivono i fotogiornalisti di tutto il mondo? Quanto guadagnano? Qual è il loro rapporto verso l’etica? E i social network? Che cosa li preoccupa? Quale atteggiamento hanno verso il futuro? A queste e molte altre domande risponde The State of News Photography: The Lives and Livelihoods of Photojournalists in the Digital Age, il primo rapporto annuale sul fotogiornalismo come professione globale pubblicato dalla World Press Photo Foundation e dal Reuters Institute per lo studio del giornalismo e curato da Adrian Hadland, David Campbell e Paul Lambert.

Il rapporto analizza i personaggi, le condizioni di lavoro, le pratiche, l’uso della tecnologia e l’etica del fotoreporter di tutto il mondo. Presenta i risultati di un sondaggio online condotto tra i fotografi professionisti che hanno partecipato al World Press Photo Contest 2015. Al sondaggio, di 63 domande, hanno risposto 1.556 fotografi di più di 100 paesi. Il progetto di ricerca è stato condotto dall’Università di Stirling, dal Reuters Institute per lo Studio del giornalismo dell’Università di Oxford e dalla World Press Photo Foundation.
«La World Press Photo Foundation – ha detto Lars Boering, amministratore delegato della Fondazione – sostiene i fotografi professionisti e giornalisti visivi nel loro lavoro. Collaborare nella ricerca per informare la comunità è una delle nostre funzioni più importanti e siamo lieti di condividere queste importanti scoperte. Questo studio ci fornisce dati affidabili su molte delle sfide che la professione deve affrontare e aiuterà tutti noi ad affrontarle».

Il lavoro del fotoreporter professionista è sottoposto a rapidi cambiamenti. Nuove tecnologie e metodi di narrazione visiva fanno sì che debba adattarsi e rispondere in modo nuovo. Si fanno avanti una serie di questioni fondamentali per il futuro del fotogiornalismo professionale: quali sono i nuovi rischi da affrontare? Come influiscono sul lavoro le trasformazioni economiche dei media? Come cambia la qualità delle immagini? Come i fotoreporter possono manipolare le immagini o la messa in scena di eventi? Dato l’aumento del citizen journalism, della tecnologia digitale e dei social media, ci saranno ancora fotogiornalisti professionisti in futuro?

photojournalists-iraqSecondo Adrian Hadland, direttore di Giornalismo presso l’Università di Stirling (UK) e ricercatore principale del rapporto, «anche se le immagini forti sono al centro della rivoluzione digitale e sono la linfa vitale del settore delle notizie, i fotoreporter sono troppo spesso in secondo piano nelle analisi. Come studiosi di giornalismo abbiamo capito le cose stavano cambiando in fretta per i fotogiornalisti, in seguito agli sviluppi della tecnologia, della ristrutturazione del settore delle notizie e all’emergere di cittadini-giornalisti armati di smartphone. Ma finora non avevamo avuto la possibilità di capire le conseguenze di tutto ciò sulla vita delle persone che si mantengono scattando fotografie. Per la prima volta in questo rapporto si vede come il fotogiornalismo stia cambiando. I nostri risultati sono sorprendenti, scioccanti per alcuni aspetti, ma anche incoraggianti. Si tratta di una professione in continuo mutamento e di fronte a sfide enormi, ma che sta godendo di una libertà e creatività sempre più possibile. Non vediamo l’ora di lavorare su questa ricerca per i prossimi tre anni con la Fondazione World Press Photo e di monitorare come le cose cambiano nel corso del tempo».

Il rapporto completo è disponibile a questo link.

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