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Il colpevole sono io, firme per la libertà di stampa

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turchia«Il colpevole sono io», così tutti i giornalisti della testata turca Cumhuriyet hanno scritto in prima pagina pubblicando le loro foto e i loro nomi per difendere la libertà di stampa e il loro direttore Can Dündar. Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha infatti chiesto che il direttore del quotidiano di opposizione Cumhuriyet, sia condannato all’ergastolo per spionaggio. Il quotidiano aveva pubblicato un video del 19 gennaio 2014 che mostrava mezzi dei servizi segreti turchi impegnati nel trasporto di armi destinate ai jihadisti in Siria. Dündar dovrà rispondere dell’accusa di spionaggio, di crimini contro il governo e di aver diffuso informazioni pericolose per la sicurezza nazionale.
Erdoğan, intervistato dalla tv di stato Trt, ha affermato che i giornalisti coinvolti nella pubblicazione del filmato incriminato «pagheranno a caro prezzo» le loro azioni.

Can Dündar, direttore di Cumhuriyet
Can Dündar, direttore di Cumhuriyet

«Siamo giornalisti, non dipendenti pubblici. Il nostro dovere non è quello di nascondere i segreti sporchi dello stato, ma richiamare alle loro responsabilità coloro che gestiscono il potere in nome del popolo», ha dichiarato il direttore di Cumhuriyet.

Nei giorni scorsi il quotidiano Zaman  ha lanciato una petizione per chiedere al governo turco di “lasciare liberi i giornalisti”.

La petizione è stata subito firmata da decine di giornalisti, dirigenti di testate editoriali e case editrici di tutto il mondo, dagli Stati Uniti all’India, dall’Arabia Saudita alla Nigeria fino a Trinidad e Tobago. Hanno aderito, tra gli altri, il direttore di Usa Today David Callaway, il direttore del quotidiano pachistano Dawn, Zafer Abbas, il vice presidente di Project Syndacate Jonathan Hoffman e altre firme di testate internazionali come l’Afp e il Guardian.

“A causa dell’aumento delle pratiche autoritarie del governo turco la libertà di informazione sta subendo duri colpi. Ad oggi illustri giornalisti restano dietro le sbarre per i loro articoli” e i loro processi “minacciano la libertà di stampa e il futuro democratico del paese” si legge nella petizione. Attualmente sono dieci i giornalisti in carcere in Turchia tra cui l’editorialista di Taraf Mehmet Baransu, per il quale sono stati chiesti 52 anni di carcere, e il direttore della tv Samanyolu, Hidayet Karaca. Secondo la stampa internazionale si tratta di processi farsa: per la maggior parte le accuse si basano sul contenuto delle notizie o sulle frasi postate su Twitter. Dieci giornalisti sono stati perseguiti con l’accusa di “fare propaganda a favore di un’organizzazione terroristica” per i loro commenti su twitter sull’uccisione di un procuratore ad Istanbul.

«È intollerabile che la libertà di stampa sia calpestata in Turchia con una martellante azione repressiva delle autorità verso le voci e le testate considerate di opposizione» scrive l’ex segretario generale FNSI Franco Siddi. Anche per Jim Boumelha, presidente dell’IFJ, «L’escalation inarrestabile di atti di intimidazione e violenza contro i nostri colleghi in Turchia è scioccante. La libertà di stampa non è un dettaglio estetico, è una condizione non negoziabile per garantire la sostenibilità di una democrazia. Non possiamo tollerare che i valori del giornalismo continuino a essere calpestati in Turchia con totale impunità».

Per Reporter senza frontiere la Turchia è al 149° posto nella classifica sulla libertà di stampa su 180 paesi. La Freedom House l’ha catalogata nel 2015 come solo parzialmente libera e denunce nei confronti del presidente turco sono arrivate anche da organizzazioni come Committee to Protect Journalists.

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