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Il cameo del Caffè – Yahia al Joubaihy

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Illustrazione di Gianluca Costantini (Twitter @channeldraw)

Per lui si sono mobilitati in migliaia ma non è ancora abbastanza. Yahia al Joubaihy rischia di essere giustiziato tra pochi mesi. La sua colpa è essere un giornalista indipendente nel Nord dello Yemen, occupato dall’ottobre 2014 dai ribelli Houti, una milizia sciita che si ispira al modello Hezbollah e che, di fatto, ha gettato il Paese nella guerra più lunga e sanguinosa che si ricordi da trent’anni a questa parte. Yahia è stato condannato alla pena capitale da una corte del governo non riconosciuto degli Houti del Nord con il capo di accusa di essere una “spia saudita”, lì dove la sua attività di intelligence sarebbe comprovata, secondo quanto diffuso dall’agenzia governativa houti Saba’a News Agency, da continui “contatti con il nemico” e da un compenso mensile di 4500 Saudi Ryals che avrebbe ricevuto continuativamente dal 2010. Yahia, 61 anni, era stato arrestato lo scorso 6 settembre 2016. Gli sarebbero stati confiscati i suoi effetti personali, il telefonino, il computer e i documenti, secondo quanto riportato da una dichiarazione del Sindacato Nazionale dei Giornalisti Yemeniti di cui lui è stato finora presidente. Prima del suo arresto il figlio era stato rapito dai ribelli houti e sembrerebbe finora detenuto nelle loro prigioni. Yahia, oltre a essere il decano dei giornalisti-sindacalisti yemeniti, scriveva regolarmente come editorialista sui quotidiani sauditi Okaz e al Madina, così come sui giornali yemeniti. Aveva servito dal 1990 al 2000 nel Dipartimento di comunicazione del governo yemenita, quando Ali Abdullah Saleh era presidente e Abdo Mansour Hadi, oggi presidente, era il vice di Hadi.

La campagna di solidarietà verso Yahia è partita dai social media in Yemen, si è allargata a centinaia di petizioni online e ai media internazionali, con un ampio supporto da parte della Federazione Internazionale dei Giornalisti (IFJ) e di Index on Censorship Organization. IJF condanna la sentenza di morte per al Joubaihy e denuncia che altri 18 giornalisti yemeniti a tutt’oggi restano detenuti nelle carceri houti in condizioni brutali, e in una situazione sanitaria drammatica presso il carcere di massima sicurezza di Sana’a, senza accesso agli avvocati e senza la possibilità di incontrare le famiglie.  “Il sindacato – così recita il comunicato ufficiale – condanna con forza questa sentenza di morte che mostra come il nuovo corso autoritario stia colpendo la libertà di stampa in Yemen, spargendo paura e terrore tra i media e i giornalisti, e precipitando lo Yemen in un’era totalitaria”.  Secondo IFJ in Yemen sono state perpetrate contro i media almeno 50 violazioni  sulla libertà di stampa: di queste si contano, solo all’inizio nel 2017, 8 rapimenti, 4 detenzioni, 2 fermi e una azione persecutoria. Il 62% degli atti sono stati compiuti dai ribelli houti e il 17% da agenzie di contractor che si occupano degli interessi del governo centrale, affiliato al GCC.  Per la liberazione di Yahia, si è esposta anche la figlia Bushra. Intervistata da Frontiere News, dichiara: “Le accuse sono una menzogna totale”.

 

Inizia, con questo cameo sui giornalisti perseguitati, la collaborazione di Laura Silvia Battaglia con il Caffè dei giornalisti. Giornalista professionista freelance e documentarista, Laura Silvia è corrispondente dallo Yemen per l’agenzia Transterra Media, l’agenzia turca TRTWorld, il servizio pubblico svizzero (RSI), Index on Censorship, The Fair Observer e Guernica Magazine. Collabora con Avvenire, La Stampa, Il Fatto Quotidiano, Radio Tre Mondo, Radio Popolare, Radio In Blu, TG3 – Agenda del mondo, RAI News 24, D – Repubblica delle Donne, Panorama, Donna Moderna, Pagina99.

L’illustrazione di questo cameo è di Gianluca Costantini, giornalista grafico e attivista. Alcuni suoi lavori sono stati esposti alla Lazarides Gallery di Londra, al Salon du dessin contemporain Carrousel du Louvre di Parigi, al Dox Centre for Contemporary Art di Praga, al Museo de Humor Grafico Diogenes Taborda di Buenos Aires.

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