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Il caffè è aperto!

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La presenza del Presidente dell’Ordine dei giornalisti del Piemonte Alberto Sinigaglia è stata significativa per l’apprezzamento espresso e l’appoggio promesso al progetto del Caffè. Particolarmente rilevante il sostegno di Alessandra Comazzi, segretario di Stampa Subalpina, che ha moderato gli interventi e ha citato il termine Glocal per definire l’intento del Caffe di farsi ponte tra realtà e tra territori, in primis con la Francia, che con la sua Maison des Journalistes ha ispirato Rosita Ferrato e l’ha spronata a quest’impresa.

Molti e vari gli interventi: dalla riflessione sul 3 maggio, Giornata mondiale della libertà della stampa, alla distinzione tra libertà di espressione e attività di giornalista, professione con sue ben definite regole e principi; la considerazione dei nuovi media, la carenza di risorse economiche, l’esigenza che ciò non sia alibi per non lavorare o non far lavorare dignitosamente, la necessità che la libertà di stampa possa essere garantita da una concreta accessibilità lavorativa a questo settore anche e soprattutto in periodi di crisi; la richiesta di agevolare l’incontro tra redazioni e freelance; il concreto intervento del Circolo della Stampa volto ad agevolare la partecipazione con tariffe più basse per i giovani giornalisti o per i colleghi non residenti in zona.

Dopo i dati internazionali sulla libertà di stampa e i migliori auspici dei presenti alla neonata Associazione che già nel suo logo ha scelto di identificarsi nell’accoglienza cordiale, facile e ricca di spunti di interazione che associamo generalmente ad un buon caffè, sono stati letti dall’attrice Valentina Pollani alcuni brani tratti da “Autoritratto di un reporter” di Ryszard Kapuscinski (ed. Feltrinelli). Li riportiamo:

Credo che per fare del buon giornalismo si debba innanzitutto essere degli uomini buoni. I cattivi non possono essere buoni giornalisti. Solo l’uomo buono cerca di comprendere gli altri, le loro intenzioni, la loro fede, i loro interessi e le loro tragedie. E di diventare subito, fin dal primo momento, una parte del loro destino.

Il giornalismo senza relazioni con la gente non è giornalismo. I contatti con gli altri sono un elemento imprescindibile del nostro lavoro. È una professione in cui bisogna conoscere la psicologia, sapere come rivolgerci agli altri, come trattarli e comprenderli.

Spesso i giornalisti non tengono presente chi sia la persona alla quale si rivolgono, dimenticando che può essere molto più intelligente di loro.

La cosa è complicata dal fatto che, da noi, un giornalista deve essere un tuttologo e occuparsi di qualsiasi argomento; in realtà viviamo in un’epoca di specializzazioni, per cui dovremmo muoverci con grande umiltà e consapevolezza dei nosti limiti. In una parola, se vogliamo affrontare un certo argomento, dobbiamo conoscerlo alla perfezione: solo così il lettore si abitua ad associare il nostro nome a qualcosa di valido. È un mestiere, o meglio una missione – vista l’infinità di informazioni, opinioni e conoscenze che dovremmo possedere – che diventa sempre più difficile. L’ostacolo da saltare si sposta sempre più in su. Bisogna sempre progredire, arricchire la propria cultura in una sfida senza fine. Il pericolo del giornalismo è quello della routine, l’assimilazione di certe reazioni, comportamenti e capacità che continuano a ripetersi sempre uguali.

Esistono tre tipi di fonti, la principale delle quali è la gente. La seconda sono i documenti, i libri e gli articoli.La terza è il mondo che li circonda e in cui siamo immersi – colori, temperature, climi, i cosiddetti elementi imponderabili e difficili da definire, e che tuttavia costituiscono una parte importante del nostro lavoro. 

Il vero giornalismo è intenzionale, vale a dire che si prefigge uno scopo e di produrre un qualche cambiamento. Il buon giornalismo non può essere che così. Basta leggere gli scritti dei grandi giornalisti, le opere di Mark Twain, Ernest Hemingway, Gabriel Garcia Marquez, per vedere che il loro era un giornalismo intenzionale. Si battevano tutti per qualcosa. Raccontavano per ottenere qualcosa.

Non credo che andrò mai in pensione, per la semplice ragione che nel nostro mestiere non esiste. Fare il reporter è la mia vita. Anzi un modo di vedere il mondo: un modo di vedere che non cambierei con nessun altro.

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