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Il bicchiere Mezzopieno

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mezzopienoÈ una rivista tutta torinese, ma condensa un’ispirazione che viene da lontano. Precisamente dall’Andhra Pradesh, dove il direttore, Luca Streri, vive da ormai dieci anni. Mezzopieno News è un magazine di buone notizie. In controtendenza rispetto ai tempi, ha l’obiettivo di far conoscere le storie, le pratiche virtuose di impegno, le iniziative positive e di successo che alimentano e cambiano il mondo, dando risalto agli aspetti positivi della realtà.

Abbiamo incontrato Luca Streri per farci raccontare la storia di questo progetto, a partire dalla sua esperienza indiana, ma con un salto indietro alla sua carriera giornalistica nel settore dell’informazione finanziaria.

«Lavoravo per una rivista di borsa. Tutte le mattine facevamo la rassegna stampa su temi di economia e finanza. Mi sono accorto che la stessa notizia, scritta in modi diversi, poteva produrre effetti e indurre atteggiamenti differenti nei lettori. Quello che leggi te lo porti dietro tutta la giornata. Ho sviluppato così il mio senso critico per decidere quali notizie selezionare. Guardando al modo di fare informazione nella nostra società, è imperante un certo disfattismo che spinge all’inazione o peggio. Se le pagine dei nostri quotidiani sono sommerse dalla cronaca nera, se si continua a insistere su criminalità e devianza, poi il cittadino non sente di commettere chissà quale errore se passa col rosso o se evade il fisco».

Cosa porta con sé del modo di affacciarsi sul mondo e dell’osservazione della realtà che ha sperimentato in India?
«Il primo insegnamento che mi viene in mente è quello di accettare i limiti senza demonizzarli, non indugiare nella polemica o nel vittimismo. In India ho cercato di incoraggiare lo sviluppo, coniugando il dialogo interreligioso promosso da Raimon Panikkar e la cooperazione internazionale, per insegnare alla popolazione locale a sfruttare le proprie risorse e le proprie potenzialità. Con questo bagaglio sulle spalle ho pensato di tornare a Torino e provare a vedere le cose da un punto di vista diverso. La nostra è una società opulenta, abbiamo vissuto decenni di benessere e ora ci lamentiamo perché abbiamo un po’ di meno. Mi sembra che si possa cogliere questa sfida della crisi come l’occasione per ragionare su cosa possiamo diventare a partire da ciò che funziona».

Il blog nasce un anno fa. Ma da cosa è scaturita l’idea di Mezzopieno News?
«Da un desiderio di giustizia e di etica. Ho cominciato a chiedere a un amico medico di scrivere una notizia di una cura o un vaccino per guarire da una particolare patologia, a un amico informatico di raccontare una app che migliora la vita, a un altro che si occupa agricoltura di parlare di permacoltura, a un altro ancora che lavora in circoscrizione di segnalare una proposta di legge per l’estensione dei diritti».

Qual è il target dei lettori?
«Abbiamo circa 3-4.000 lettori a settimana, perlopiù giovani. Il nostro obiettivo è quello di raggiungere anche i meno giovani, gli sfiduciati, gli incattiviti. Non abbiamo però un target da conquistare, né una performance da sostenere».

La vostra è una redazione diffusa, giusto?
«Sì. E ci avvaliamo della collaborazione di chi ha voglia anche solo di segnalarci un link o di scrivere un pezzo, nel rispetto delle linee editoriali che ci siamo dati. Chi scrive, così come chi legge, deve essere motivato».

I prossimi passi?
«Realizzare una rivista cartacea, una free-press che sarà distribuita di mano in mano in modo da legare chi scrive a chi distribuisce e a chi legge: un cerchio della gratitudine! Puntiamo sul principio del coinvolgimento volontario per diffondere buone notizie in ospedali, case di riposo, carceri, scuole, comunità, gruppi scout, centri di accoglienza, associazioni. L’11 giugno sarà presentato al Circolo dei Lettori il nuovo numero alla presenza del nostro amico Fabio Geda».

Ma, precisa Streri, la rivista e il blog sono solo uno strumento. La realtà che è alle spalle è Mezzopieno, una comunità con idee e progetti, un movimento, una rete di associazioni riunite al motto del “si può fare”.

«Mi piace pensare a una rivista che sia scritta e letta da chi è ai margini ma ha il coraggio di dare buone notizie e di lasciarsi contagiare. Ad esempio da persone con disabilità per altri disabili , da carcerati per altri detenuti, da chi è in ospedale per altri malati. Vogliamo dare voce alle persone che si mettono in gioco e alla voglia di cambiamento di quelle che non possono farlo».

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