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Il Bahrain e l’ultima rappresaglia contro i giornalisti: renderli apolidi

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Manama, capitale del Bahrain (foto di Adriana Fara)

Il 14 febbraio 2011, nel giorno di San Valentino, il Bahrain affrontava la grande rivoluzione. Nella notte tra il 16 e 17 febbraio, il governo attaccava Pearl Roundabout, seminando morti e feriti tra i giovanissimi manifestanti. Oggi, nel 2018, settimo anniversario della rivoluzione, scontri continui da giorni, senza sosta. Di fronte, i ragazzi sh’ia e le forze dell’ordine. Con feriti e contusi, non si conoscono ancora i numeri; il bilancio della rivolta è triste per giornalisti e per i tanti attivisti dei diritti umani.
Spogliare i cittadini della loro nazionalità è un sistema al quale il governo ricorre con sempre più facilità; sono ben sette i giornalisti apolidi dal 2011 a oggi, in rappresaglia per aver documentato le proteste anti-governative in questi sette anni. L’apolidia è diventata una pena comune, spesso solo per esercitare una pressione sui media, una pena con conseguenze molto serie per i colleghi sh’ia, spesso giovani e professionalmente formati a livello internazionale. Tre stanno scontando pene detentive, gli altri quattro vivono in esilio.

Il fotografo Ahmed Al Mousawi è stato arrestato nel 2014 per aver scattato foto di proteste antigovernative, ed è stato condannato il 23 novembre 2015 a dieci anni di prigione e alla perdita della sua cittadinanza. Il giornalista Mahmoud Al Jaziri e il blogger Ali Al Maaraj sono stati privati della loro nazionalità il 30 ottobre 2017, in un processo politico nel quale loro e altri cinque sono stati condannati per terrorismo. Al Jaziri lavorava ad Al Wasat, quotidiano dell’opposizione chiuso dalle autorità nel 2017, ha avuto 15 anni di carcere. Ali Al Maaraj, aveva già trascorso 27 mesi in prigione per insulti al re e per aver “abusato” delle nuove tecnologie on line, ed è stato condannato all’ergastolo a fine anno.

Tra i tanti fuggitivi dal Bahrain anche quattro giornalisti, quelli che sono riusciti o per mare a mettersi in salvo o a eludere i controlli di frontiera. Ali Abdel Imam, fondatore del sito web di notizie BahrainOnline , Ali Aldairy, fondatore ed editore del quotidiano del Bahrain Mirror, il presentatore televisivo Al Nabaa Abbas Busafwan e il blogger Hussein Yousef, sono stati tutti privati della loro nazionalità dal Ministero degli Interni il 31 gennaio 2015.

Solo il Ministero degli Interni può ritirare la cittadinanza a un cittadino bahrenita, questo accade quando il governo applica un emendamento in vigore dal 2014 che prevede reati come l’aiuto a uno Stato nemico o il sospetto sulla lealtà nei confronti del governo del Bahrain. Sostiene Reporter senza frontiere: “Coprire le proteste dell’opposizione o riportare ciò che dicono gli oppositori del governo non costituisce né un reato di terrorismo né una minaccia alla sicurezza dello Stato”; peraltro, anche i bambini dei cittadini apolidi sono penalizzati e privati della loro nazionalità. Ali Abdel Imam ha un figlio nato apolide nel Regno Unito. Un totale di 579 cittadini del Bahrain sono stati privati della loro nazionalità dal 2012. Quindici giornalisti sono attualmente imprigionati in Bahrain per aver fatto solo il loro lavoro, incluso Nabeel Rajab, che il 21 febbraio in corte rischia ulteriori 15 anni di prigione.

Il Bahrain è classificato al 164 ° posto su 180 Paesi nel World Freedom Index 2017 di RSF.

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