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Il 2014, ancora un anno negativo per la libertà di stampa

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mappa rsfReporters without borders ha presentato il World Press Freedom Index 2015, l’Indice sulla libertà della stampa nel mondo, che analizza e ordina in una classifica 180 Paesi secondo criteri che includono il pluralismo dei mezzi di informazione, l’indipendenza, il rispetto per la sicurezza e la libertà dei giornalisti e il contesto legislativo, istituzionale e infrastrutturale nel quale i mezzi di informazione operano.

Sul sito di Reporters without borders è disponibile la classifica con mappa interattiva, approfondimenti e analisi.

Quello che mostra il World Press Freedom Index 2015 è un generale deterioramento della libertà dell’informazione nel mondo: nel 2014 due terzi dei 180 Paesi analizzati hanno visto un peggioramento rispetto alla posizione della classifica dell’anno precedente. E questo declino coinvolge tutti i continenti, senza distinzione. Secondo l’Index le cause del declino mondiale della libertà di stampa sono da ricercarsi in primo luogo nelle guerre, in Medio Oriente, in Ucraina, in Siria, in Iraq…, e che come ogni conflitto si combatte anche sul fronte dell’informazione: i media diventano un target strategico, usati per propaganda o censurati per nascondere informazioni. Poi ci sono gli attacchi alla libertà di informazione da parte delle criminalità organizzate, dalla mafia, ai gruppi terroristici di Boko Haram, allo Stato islamico e ai cartelli di narcotrafficanti del Sud America, che usano le minacce, la strategia della paura e gli assassini di giornalisti per poter agire incontrollati e limitare ogni possibile indagine sul loro operato. La stessa strategia è utilizzata per proteggere sistemi politici estremisti e strettamente legati alla religione, con l’accusa a giornalisti e blogger di blasfemia. Il 2014 ha visto una sempre maggiore difficoltà nel coprire le manifestazioni, a causa della crescente violenza contro i reporter e i citizen journalists. Ma il rapporto evidenzia anche una crisi del modello europeo dell’informazione, visto che molti degli stati europei ad eccezione dei paesi del Nord Europa e la Francia si sono visti declassati.

Come sempre a guidare la classifica sono i tre paesi scandinavi: la Finlandia, da 5 anni al primo posto, seguita da Norvegia e Danimarca. Alla base della classifica ci sono Turkmenistan, Nord Corea e Eritrea. La Francia è al 38esimo posto (sale di un posto), gli Stati Uniti al 48esimo posto (scendono di 3 posti), il Giappone al 61esimo posto (scende di due posti), il Brasile al 99esimo (sale di 12 posti), la Russia al 152esimo (giù di 4 posti), l’Iran al 173esimo (invariata posizione) e la Cina al 176esimo (giù di un posto). Ma soprattutto è l’Italia a registrare una pessima performance: scende infatti di 24 posizioni e si attesta al 73esimo posto in classifica. Mai scesa così in basso. I motivi sono i casi di minacce, molti per mano della mafia, e di diffamazione ingiustificata, spesso promossi da esponenti politici: Ossigeno per l’Informazione riporta infatti 129 cause per diffamazione ingiustificata, 53% in più rispetto all’anno precedente. Si registrano inoltre: 43 casi di aggressione fisica e 7 casi di attacchi incendiari a case e macchine durante i primi 10 mesi del 2014 . E sempre secondo i dati di Ossigeno per l’informazione sono 12 i giornalisti italiani che vivono sotto scorta.

Quest’anno l’Italia ha anche un nuovo primato negativo: sono due i giornalisti entrati nei 100 “Eroi dell’informazione” scelti da Reporters without borders per il coraggio e l’attivismo con cui svolgono il proprio lavoro: Lirio Abbate e Giuseppe “Pino” Maniaci, entrambi giornalisti siciliani “anti-mafia”.

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