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Quando vince il “controllo dei fatti”: dieci casi eccellenti

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Si chiama International Fact-Checking Network (Ifcn) ed è una squadra specializzata del Poynter Institute, celebre scuola di giornalismo della Florida fondata negli anni Settanta dall’editore Nelson Poynter. L’Ifcn si propone di combattere bufale, voci incontrollate, falsità e menzogne in tutto il mondo, e ha stilato la classifica dei dieci casi più interessanti del 2017.

1. Africa Check

Il primo è quello di Peter Cunliffe-Jones di Africa Check, insignito del titolo di dirigente dell’anno. Africa Check è una istituzione centrale per il controllo dei fatti in Africa, con circa 140.000 visitatori unici mensili e un budget operativo di 1,3 milioni di dollari. E Peter Cunliffe-Jones, il suo direttore esecutivo, ne è stato al timone fin dalla sua creazione, cinque anni fa. Secondo Laura Zommer, direttore esecutivo di Chequeado (una organizzazione argentina che si propone di verificare fatti e fonti delle notizie) «Peter è uno dei leader più importanti nel movimento di fact-checking. È responsabile di un’organizzazione non solo eccellente in senso giornalistico, ma soprattutto forte e stabilizzata a livello istituzionale».
Menzione d’onore: Grégoire Lemarchand, capo dell’unità social media dell’Agence France-Presse, per aver aiutato a mettere da parte le rivalità tra le redazioni per avviare il progetto CrossCheck durante le elezioni francesi.

2. Facebook e i fact-checker

Da quando Facebook ha annunciato di voler collaborare con le organizzazioni di fact-checking per tentare di arginare le bufale è passato circa un anno. «Facebook ha speso centinaia di migliaia di dollari (se non addirittura un paio di milioni) per il suo progetto di segnalazione delle bufale. I suoi partner nel fact-checking hanno dedicato centinaia di ore a questa operazione. Probabilmente è il più grande esperimento nella lotta alla disinformazione online di sempre». Sono parole di Alexios Mantzarlis, direttore dell’Ifcn

3. Opinionista dell’anno: Claire Wardle di First Draft

Claire Wardle

Claire Wardle, direttore esecutivo di First Draft di Harvard, è stata in prima linea nella discussione globale sulla disinformazione, analizzandone le cause e le diverse forme. Il suo recente rapporto su ciò che chiama “disturbo dell’informazione” è stato segnalato da esperti del ramo come una delle migliori letture dell’anno.
Menzione d’onore: Aaron Sharockman, direttore esecutivo di PolitiFact (un progetto del Tampa Bay Times di proprietà di Poynter) per aver condotto un tour dell’America rurale per conoscere gli elettori conservatori.

4. Innovatore dell’anno: Juan Esteban Lewin, di La Silla Vacía

Juan Esteban Lewin, caporedattore di La Silla Vacía in Colombia, si è specializzato nelle bufale su WhatsApp. Questa applicazione presenta una serie di problemi da superare: i suoi gruppi sono privati, crittografati ed è impossibile, per gli utenti, verificare i dati al suo interno. Lewin ha sviluppando una strategia per scoprire le notizie false su WhatsApp che si basa sugli utenti: una soluzione imperfetta, che però si è rivelata utile anche per altre organizzazioni. «La Silla Vacía è fantastica, è uno dei media più innovativi nella regione – ha dichiarato Pablo Martín Fernández, direttore editoriale di Chequeado – La loro strategia per WhatsApp, una piattaforma chiave in America Latina, è stata un’ispirazione per il nostro lavoro».

5. Ricercatori dell’anno: Gordon Pennycook e David G. Rand

David Rand, professore associato di psicologia all’Università di Yale, e Gordon Pennycook, borsista post-dottorato a Yale, hanno provato a capire se il meccanismo di segnalazione delle notizie false di Facebook funzioni veramente. Hanno scoperto che taggare notizie false sulla piattaforma del social media aiuta a ridurre la probabilità che vengano credute, per quanto viceversa può aumentare la credibilità delle storie non taggate. Il loro lavoro ha portato alla pubblicazione di articoli che mettevano in dubbio la partnership di Facebook con i fact-checker e, anche se alcuni di questi dubbi potrebbero essere mal riposti, la loro ricerca si è distinta per la aver valutato uno dei più importanti sistemi di fact-checking dell’anno.
Menzione d’onore: Briony Swire-Thompson, ricercatrice del Network Science Institute alla Northeastern University, per ricerche su come i fact-check influiscano su voti e opinioni.

6. Controllo di un dato assurdo dell’anno: Linda Qiu di PolitiFact

Nella prima conferenza stampa dell’amministrazione Trump, il segretario della Casa Bianca Sean Spicer aveva criticato i media per come avevano parlato dell’inaugurazione della presidenza Trump, affermando che c’era «il pubblico più vasto che avesse assistito a un’inaugurazione».
Linda Qiu, che ora lavora al New York Times, ha confrontato le presenze passate e i dati della metropolitana del giorno dell’inaugurazione di Trump, per mostrare perché questa affermazione meritasse un’analisi. Dopo aver lasciato la Casa Bianca, Spicer si è rammaricato di aver rimproverato i giornalisti riguardo a quelle cifre.
«Ho apprezzato molto questo studio, perché è stato imparziale e accurato, e perché ha mostrato i punti deboli nella ridicola affermazione di Spicer – ha detto Bill Adair, direttore del Duke Reporters. Questa affermazione è stata un segnale del bizzarro anno che sarebbe seguito. Era solo la prima di molte dichiarazioni assurde che sono state pronunciate o twittate. Mostra l’importanza di smascherare le cose più assurde che dicono i politici e i loro portavoce».
Menzione d’onore: RMIT ABC Fact Check per “Verifica dei fatti: una persona è stata fatta a pezzi da un coccodrillo ogni tre mesi nel nord del Queensland?”

7. Controllo dei fatti accurato dell’anno: Anim van Wyk e Khady Cissé dell’Africa Check

Non capita tutti i giorni che un fact-checker faccia ammettere a un politico di essersi sbagliato, tanto meno un’organizzazione internazionale. Ma è ciò che è riuscito ad Anim van Wyk e Khady Cissé dopo aver verificato l’errore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (che attestava al 50% le nascite nell’Africa sub-sahariana da madri adolescenti, mentre il dato reale è più vicino all’11%). Dopo la pubblicazione della contestazione, l’Oms ha tolto il dato sbagliato dalla versione francese del suo sito web. «Questo è il risultato migliore che si possa avere dopo aver verificato i fatti – ha dichiarato Alexios Mantzarlis. In definitiva, i fact-checker non vogliono mettere in imbarazzo le persone o le organizzazioni che sbagliano, può capitare a tutti; l’importante è correggere i dati. Soprattutto se quei dati possono essere riutilizzati come fonti da altri media, ricercatori e pubblico in generale».

8. La smentita dell’anno: Adrien Sénécat di Les Décodeurs

La bufala delle mani lavate di Macron

In un controllo fatto ad aprile da Adrien Sénécat, Les Décodeurs (squadra del quotidiano Le Monde dedicata alla verifica dei fatti) ha smentito un articolo sull’allora candidato presidenziale, Emmanuel Macron, durante le elezioni in Francia. La bufala ha avuto origine da un pezzo satirico che sosteneva che Macron si fosse sentito “sporco” dopo aver stretto le mani di persone povere. La supposta notizia era stata mescolato con un video in cui Macron si puliva le mani dopo aver toccato un’anguilla. La bufala ha persino spinto un operaio a sfidare Macron a «stringere la mia mano sporca».
«Questo smascheramento – dice ancora Mantzarlis – è grandioso perché traccia la progressione della bufala, dalla sua produzione al suo uso nella vita reale. All’elettore infastidito, probabilmente, Macron non sarebbe mai piaciuto in ogni caso, ma ha usato un’accusa interamente inventata per schernirlo: un chiaro segno che non possiamo scartare le bufale considerandoli cose banali».
Menzione d’onore: Bethania Palma di Snopes per “La Guardia di sicurezza di Mandalay Bay è scomparsa?”

 

 

9. Nuovo progetto dell’anno: Faktisk in Norvegia
A ottobre 2017, a soli tre mesi dal lancio, Faktisk era diventato uno dei siti più visitati in Norvegia. Un sito visivamente sorprendente, sorretto da una partnership con alcune delle più grandi organizzazioni mediatiche del paese. Faktisk pubblica fact-checking liberamente condivisibili e con incorporamenti facili da usare.
Menzione d’onore: Boom Live in India per la sua newsletter accattivante e l’espansione del fact-checking in una regione piuttosto poco servita.

10. Format dell’anno: Animal Político per “Las Promesas de Eruviel”
Animal Político ha pubblicato un pacchetto web che evidenzia i risultati e le carenze di Eruviel Ávila Villegas, governatore dello stato del Messico fino a settembre. Per creare “Las Promesas de Eruviel”, che include video, Gif, illustrazioni e articoli divisi per argomento, Animal Político ha collaborato con AJ + Mexico, HuffPost Mexico, Vice News e Cultura Colectiva. «Quello che spicca in questo progetto è il lavoro di squadra – ha detto Oren Levine, direttore dell’innovazione presso l’ICFJ – Cinque organizzazioni dei media con competenze e risorse diverse hanno unito le forze per un singolo progetto di controllo dei fatti incentrato, in questo caso, su un politico nazionale».
Menzione d’onore: Julien Pain, giornalista di France Info, per le verifiche su Facebook Live.

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