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Giornali, web, televisione: i media e l’immaginario degli italiani

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Una fotografia dei cambiamenti più sostanziali avvenuti nelle abitudini e nei consumi mediatici degli italiani è offerta dal 51° Rapporto Censis nel capitolo dedicato a «Comunicazione e Media».
Numeri record per quanto riguarda internet: il 75,2% degli italiani naviga in rete, ovvero l’1,5% in più rispetto al 2016 e soprattutto quasi il 30% in più rispetto a dieci anni fa. Gli smartphone sono usati dall’89,3% dei giovani, mentre Facebook e YouTube da un italiano su due.
Ma cosa si fa sul web e perché? Si guardano film, si ascolta musica, si telefona. Si cercano indicazioni stradali, informazioni su aziende, prodotti e servizi, si acquista, si utilizzano servizi bancari, si organizzano le vacanze, si sbrigano pratiche, si prenotano visite mediche. Una domanda chiave è: la rete è anche fonte e mezzo di informazione?
In un’epoca in cui la spesa per libri e giornali ha subito un crollo verticale (-37,4% nell’ultimo anno), quella per smartphone e computer è in forte aumento (ha superato i 22,8 miliardi di euro). Nell’ultimo anno si è registrata una ripresa dei periodici, ma i quotidiani continuano a risentire della mancata integrazione nel mondo della comunicazione digitale. Oggi, appena il 35,8% degli italiani legge il giornale. Nel giro di quindici anni le copie di quotidiani vendute giornalmente si sono dimezzate. I tg restano ancora il mezzo d’informazione più utilizzato dagli italiani (60,6%) ma i social network hanno registrato un incremento come piattaforme di distribuzione dei contenuti in rete: Facebook è utilizzato dal 35% degli italiani, percentuale che sale al 48,8% tra i giovani. Inoltre i motori di ricerca su internet, come Google, vengono utilizzati dal 21,8% della popolazione per informarsi, e YouTube dal 12,6%.
Più di un internauta su due ammette di aver dato credito a notizie false circolate in rete. E, con percentuali di poco inferiori, ciò riguarda anche le persone più istruite.
Quello delle fake news è un fenomeno considerato pericoloso da 77,8% degli italiani. Le persone con un livello di istruzione più elevato ritengono che le bufale sul web siano uno strumento creato ad hoc per inquinare il dibattito pubblico (74,1%) e favoriscano il populismo (69,4%). Per i giovani, che ammettono di credere spesso alle bugie in rete, ciò non si traduce in una fonte di preoccupazione: quasi la metà dei giovani tra i 14 e i 29 anni ritiene l’allarme sulle fake news un falso problema, sollevato dalle vecchie élite, come i giornalisti appunto.
Nel quadro tratteggiato dal Rapporto Censis l’informazione in Italia appare «avvitata tra fake news e post-truth». Come riporta il comunicato Censis, «è lo stesso concetto di internet che comincia a modificarsi: la rete diventa il veicolo di diffusione di contenuti che, pur viaggiando da un centro alla periferia, posso essere fruiti dagli utenti come e quando vogliono, influenzando l’immaginario collettivo degli italiani.»

Tra i media decisivi nella formazione del nuovo immaginario la televisione si trova al primo posto, seguita da internet e dai social network. Tra la popolazione adulta e quella anziana, l’influenza esercitata dai media più tradizionali è di gran lunga maggiore. Il divario è sempre più accentuato per quanto riguarda le modalità di fruizione dei consumi mediatici tra giovani e anziani, ma viene praticamente colmato il gap generazionale nell’accesso a internet con un’utenza dell’87,8% tra i 30-44enni e del 90,5% tra i 14-29enni, e nei rispettivi modelli di consumi digitali. In sostanza, i comportamenti degli adulti di età compresa tra i 30 e i 44 anni sono diventati sempre più simili a quelli degli under 30.
La rapidità di accesso, la flessibilità, la connessione alle reti globali, l’abbattimento delle barriere di spazio e tempo, la personalizzazione dei palinsesti, la disintermediazione digitale sono fattori decisivi ormai entrati nella vita quotidiana della maggior parte degli italiani.

 

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