Home»Professione giornalista»I consumi mediatici in Italia nel 2013

I consumi mediatici in Italia nel 2013

0
Shares
Pinterest Google+

La nostra specie sta vivendo un’evoluzione digitale. È quanto emerge dai dati raccolti nell’11° Rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione, recentemente presentato a Roma. Moltiplicazione e integrazione tra vecchi e nuovi media, personalizzazione, consumi mediatici su misura, era biomediatica sono le parole chiave di questa indagine sull’andamento dei consumi mediatici nel 2013. Cosa è emerso?

La televisione è intramontabile, con un pubblico che si aggira intorno al 97% della popolazione. Sono aumentati i telespettatori delle tv satellitari, della web tv, della mobile tv, soprattutto tra i giovani: poco meno della metà degli under 30, infatti, è fruitore delle web tv.
Molto seguita anche la radio: gli ascoltatori sono l’83% circa degli italiani ed è in crescita il numero di quanti la ascoltano con il cellulare.

Non si arresta, invece, la crisi della carta stampata: in calo i lettori di quotidiani a pagamento, ma anche della free press e dei settimanali, mente sono stabili quelli dei mensili.
Stazionario il ricorso ai quotidiani online, mentre sono in crescita gli altri portali web di informazione.
Un segnale positivo riguarda la lettura dei libri, con un timido +2,4%, ma è pur vero che solo il 52% gli italiani afferma di aver letto almeno un libro nell’ultimo anno. Il 5% legge gli e-book e meno del 3% utilizza l’e-reader.

Negli ultimi vent’anni i consumi hanno registrato un incremento medio del 20,3%, ma la spesa
per computer e accessori è aumentata del 329,5%
, quella per telefoni e servizi telefonici del 366,4%,  mentre quella per libri e giornali ha segnato un -20,3%.
Oggi il 63,5% degli italiani usa internet e il 40% lo fa attraverso uno smartphone, percentuali che tra i giovani salgono rispettivamente al 90% e al 66%. Poco meno della metà degli italiani ha un profilo facebook e 3 giovani su 4.

Per delineare le tendenze dell’evoluzione digitale in corso i curatori del Rapporto hanno definito tre profili, sulla base dell’uso di internet. Ci sono i “connessi tradizionali”, coloro che si collegano alla rete da un pc da tavolo o portatile, per meno di un’ora al giorno e in modo funzionale ai loro interessi, per motivi di lavoro e di studio. Il secondo gruppo è composto dai “connessi mobili”, che sfruttano le connessioni wifi, i tablet e gli smartphone per essere connessi in qualunque momento e per circa tre ore al giorno. Ben più connessi i “supermobili”, che sono always on.

È netta la distanza tra i consumi mediatici dei giovani e quelli degli anziani: per i primi è assoluta la centralità dei new media, con largo uso di smartphone e tablet e consultazione di social media e web tv, mentre per gli over 65 la lettura del quotidiano e l’ascolto del tg e del giornale radio sono le fonti predilette di informazione, perché solo 1 su 5 di loro ha una connessione internet e pochissimi ascoltano la radio dal cellulare (1,7%) o guardano una web tv (2,7%).

Il minimo comun denominatore intergenerazione è la visione del telegiornale, a cui si dedica l’86% degli italiani. Insieme alla voglia di informarsi, però, crescono le opportunità per farlo e si punta sempre più a una personalizzazione dei palinsesti informativi.
I più giovani, a partire dalle notizie dei telegiornali, proseguono nella ricerca individuale di approfondimento attraverso motori di ricerca su internet o per piccoli gruppi di riferimento sui social network. Un comportamento simile a quello degli adulti, che tuttavia fanno un uso maggiore dei media strutturati, sia generalisti come i tg, sia mirati come le tv all news, con una apertura anche
verso la carta stampata
. Le generazioni pre-digitali sono invece più legate a tv, radio e quotidiani.

Il concetto di informazione stesso è stato rielaborato come conseguenza di una trasformazione nei rapporti tra gli utenti e i mezzi di informazione. Secondo quando dichiarato dall’85% degli italiani, ognuno può trovare facilmente le notizie di cui ha bisogno. Il 70% ritiene che gli apparati dell’informazione tradizionale manipolino le notizie, il 33,5% che l’informazione che circola in rete non sia professionale, quindi inattendibile e il 36% che il sistema dell’informazione tradizionale sia superato. Più della metà degli italiani pensa che chiunque sia testimone di un evento possa
fare informazione
, mentre poco meno della metà che per fare informazione occorra raccogliere e verificare le notizie e che ciò abbia un costo salato.

L’evoluzione a cui stiamo assistendo è quella che pone il soggetto-utente al centro del sistema mediatico, non solo perché si può costruire percorsi autonomi di fruizione dei contenuti, a differenza di quanto accadeva in passato, quando era vincolato alla logica di programmazione top-down delle emittenti tradizionali. Ma anche perché può diventare protagonista egli stesso della costruzione della diffusione dei contenuti.

Elisabetta Gatto

Previous post

Scenari futuri della tv

Next post

Tutto il coraggio di Ester Castano