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Giornalismo ambientale, cosa serve alle agenzie

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Da sinistra: la moderatrice di IUCN Med, Isabel Wesselingh (France Presse), Elias Palialexis (Athens News Agency, Macedonian Press Agency), Omar Er-Rouch (Agenzia di stampa marocchina) e Fatma-Zohra Daghiche (Argelia News Agency)

Si parla di ambiente nelle agenzie di stampa del Mediterraneo? E come? Agenzie del nord e del sud del Mediterraneo cercano di trovare una risposta a problemi e bisogni comuni, pur in un territorio con scenari socio economici tanto differenti. Questo lo scopo della tavola rotonda sui bisogni comuni che si è svolta al primo meeting di giornalisti ambientali e delle agenzie di stampa del Mediterraneo.

Gli scenari sono diversi: Isabel Wesselingh spiega che la sua agenzia, France-Presse, ha deciso di sviluppare l’area ambiente, considerandolo un argomento importante nel mondo: «C’è un dipartimento specializzato su questi temi – spiega – . È importante avere una rete di esperti, scienziati, ong, gente del luogo, che rendano solida e interessante la storia. Poi molti argomenti possono essere comuni a zone diverse possono essere ripresi per sapere come si vivono certe situazioni in luoghi diversi».

La prospettiva cambia per l’agenzia di stampa di Atene, per la quale lavora Elias Palialexis, nella quale lui è il solo che si occupi di ambiente. «L’ambiente è collegato strettamente ai fattori politici, economici – dice – . È un grande errore separare l’ambiente dall’agenda delle altre notizie perché afferisce a tutti gli altri ambiti. Nel mondo c’è una grande crisi, la gente si interessa di temi quali la disoccupazione, i rifugiati. Queste sono le cose che interessano i lettori». Ma allora può l’ambiente entrare nella top list delle notizie trattate? «Assolutamente si. Non è una cosa separata dalla vita di tutti i giorni, un lusso di cui parlare ogni tanto. Questo è un errore nostro, di come poniamo la questione, di come presentiamo le notizie. La gente legge di preferenza articoli sul lavoro, e i soldi, perché sono le cose che in questo momento li preoccupano di più. Se mettiamo in collegamento questi temi con quelli ambientali la gente li leggerà con più interesse. Servono titoli interessanti, che portino a leggere questi articoli così come tutti gli altri che riguardano la loro vita quotidiana. Non siamo una setta, un gruppo religioso, dobbiamo dare notizie per l’interesse che possono avere per il lettore, così come le altre».

IMG_2555Un’agenzia che dedica molte risorse all’ambiente è quella marocchina: «Siamo presenti in tutto il mondo – dice Omar Er-Rouch, della MAP – e il dipartimento ambientale è composto da circa 20 giornalisti. Però in Marocco il giornalismo ambientale è agli inizi, c’è poca formazione ed è difficile l’accesso ai dati. La gente è più interessata al calcio che all’ambiente. La collaborazione è un buon strumento per aumentare il giornalismo ambientale. Non ci sono programmi specifici per formare i giornalisti ambientali e certamente se non capisci una cosa diventa più difficile scriverne. Lo spazio che viene dato a questi temi anche nei titoli è minimo».

Anche l’agenzia di stampa algerina, per la quale lavora Fatma Zoha Daghiche è presente in Africa ed Europa ed è tradotta in 5 lingue. «Non ci sono giornalisti specializzati in ambiente – spiega Daghiche –  ma seguiamo temi ambientali e realizziamo storie su questi argomenti. Però bisogna costruire la consapevolezza nei media, non ci sono dati ambientali è difficile trovare informazioni. I media possono presentare storie su come proteggere l’ambiente e creare spazi virtuali di comunicazione».
Al dibattito sono presenti anche inviati delle agenzia di stampa della Serbia, della Croazia, dell’albanese ATA, Agjencia Telegrafike Shqiptare e della libanese NNA  e della spagnola EFE e della tunisina TAP, il segretario generale di Aman, la rete delle agenzie di stampa del Mediterraneo. Problemi e bisogni diversi, come diversi sono i metodi per risolverli, ma, come sintetizza Elias Palialexis, «dobbiamo decidere se mettere l’ambiente nell’agenda delle top news o no. Abbiamo tempi stretti, e per lavorare ci servono materiali facilmente consultabili, dati, traduzioni, report, contatti di persone da sentire per poter scrivere bene i nostri articoli». I bisogni del giornalismo ambientale sono i bisogni del giornalismo tout court.

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