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Greenaccord e le reti

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Greenaccord_Trento_13Decimo anniversario per il Forum dell’Informazione cattolica per la Salvaguardia del Creato, organizzato da Greenaccord Onlus e nuovamente ospitato a Trento, dove dal 27 al 29 giugno si sono dati appuntamento oltre cento giornalisti ambientali di testate nazionali, regionali e locali, attorno al tema “Il Creato e le vie di comunicazione vecchie e nuove: cammini, incroci e reti a partire dalle Dolomiti”.
Una tre giorni di sessioni e confronti, dedicata a esplorare il ruolo delle reti come strumento di tutela del territorio e come elemento di progresso materiale e immateriale. “La qualità e l’efficienza delle reti – spiega Andrea Masullo, Presidente del Comitato Scientifico di Greenaccord – “sono il segnale della qualità e della capacità evolutiva di un sistema: reti ecologiche, reti di trasporto, reti di informazione e di telecomunicazione, percorsi di pellegrinaggio, reti commerciali, reti spirituali. Non possono essere le regole delle reti finanziarie a dominare sulle reti sociali, sui sistemi ecologici, strumentalizzando la politica. Le reti finanziarie si occupano di trasferimenti di valori virtuali, ma non si occupano delle conseguenze sull’ecologia e sulla società. Ma il vero valore alla base del benessere è la disponibilità di risorse e servizi ecologici, alimenti sani, aria e acqua pulite, un clima stabile e la qualità delle reti di relazioni sociali“.

Un concetto, quello di rete, che è stato indagato nei suoi molteplici aspetti dai relatori intervenuti: dall’importanza delle ferrovie storiche o delle vie d’acqua, alla risonanza delle via della fede e della spiritualità, ai valichi montani come punti di incontro tra popoli, alla costruzione culturale partecipata del paesaggio, all’interdipendenza tra l’economia umana e l’economia della natura, alle vie di comunicazione vecchie e nuove.
Si è parlato di rete della solidarietà, con l’esperienza del Villaggio SOS dei Bambini, che da cinquant’anni accoglie minori in difficoltà familiare: oggi in questa cooperativa sociale sono ospitati 75 bambini di 12 nazionalità diverse. “É una storia riuscita di consolazione“, spiega il presidente Giuseppe Dematté. “Nel mondo sono più di 650 i villaggi SOS e sono l’espressione del capitale preziosissimo che è il volontariato”.
Esempio riuscito di rete sono le Dolomiti stesse, che mettono in connessione i territori di 5 province italiane e a livello internazionale sono collegate con Austria e Germania: come attesta il riconoscimento UNESCO di Patrimonio dell’Umanità che si sono guadagnate nel 2009, la spettacolarità e l’unicità delle Dolomiti deriva dal fatto di essere un bene seriale, composto da ben 9 sistemi montuosi interconnessi.

Grande spazio, poi, si è dato alla “rete per eccellenza”, internet, che Paolo Traverso, Direttore del Centro per le Tecnologie dell’Informazione della Fondazione Bruno Kessler, definisce “uno strumento ecumenico: uno studente cinese, ad esempio, oggi può seguire on-line una lezione che si tiene a Sidney“.
Su questi temi si è soffermato il prof. Ivan Montis, dirigente San Paolo digital, giornalista e docente di Scrittura crossmediale all’Università Cattolica di Milano. È partito da una domanda apparentemente banale: cos’è internet? Per dare una risposta meno scontata: “Certo, è una ‘rete di reti’, ma è soprattutto una rete di relazioni“. Montis, infatti, invita a non chiamare “social network” gli ormai irrinunciabili Facebook, Twitter, Youtube, 4Square, per dirne alcuni. Sono “social media“, che uniscono persone e tecnologie. Un social network è qualcosa di più: è una classe con un docente, è una famiglia allargata, è la squadra di calcetto. È un gruppo in cui si condivide qualcosa, in cui si stabiliscono delle relazioni, in cui si partecipa. A questo proposito, ha voluto illustrare una differenza significativa con il grado di coinvolgimento nei social media: appena l’1-2% degli utenti genera contenuti di grande valore e partecipa attivamente; l’8-10% genera contenuti di minor valore e partecipa poco spesso; il 90% ne fruisce passivamente. Il famoso “like” ideato da Facebook è un modo semplice per invitare gli utenti a essere più coinvolti.
Cos’è allora che determina la capacità di diffusione in rete di un contenuto? Può aiutare avere tra i nostri contatti dei “connettori“. Montis li distingue in “collanti sociali“, che grazie alla loro empatia creano aggregazione; “information brokers“, che hanno una conoscenza approfondita di un determinato argomento tanto da diventare un punto di riferimento; ed “evangelisti“, ossia persone con una missione.

Indubbiamente i social media hanno modificato il nostro patrimonio valoriale: non bisogna dimenticare che oltre ai rapporti con gli amici sul nostro profilo Facebook (che Montis suggerise di chiamare “contatti” per distinguerli dagli amici veri) occorre coltivare le relazioni vis-à-vis.
Forse utilizziamo un mezzo per cui non siamo addestrati: l’uso dei social media è sensato se interagiamo con persone reali e non ci costruiamo un mondo fittizio. Ma il problema è a monte ed è la capacità più o meno sviluppata di gestire delle relazioni sociali.
Per i professionisti della comunicazione la sfida oggi è quella di coniugare new media e mezzi di comunicazione tradizionali. Montis cita il modello dell’open journalism e suggerisce: “Non possiamo fermarci a un fatto. Dobbiamo avere tutta la notizia, tutto il quadro. Il Guardian, con la campagna ‘The Whole Picture’ va proprio in questa direzione“.
In una logica di continuità, ai giornalisti che hanno partecipato al Forum di Trento le parole di Alfonso Cauteruccio, presidente di Greenaccord suonano come un invito: “Siete viandanti, gente alla ricerca non solo di notizie ma anche di persone. Speriamo di avervi fornito spunti per scrivere, per parlare, per fare rumore, per mettere qualche tassello in più in un disegno che intende dimostrare come l’utopia può diventare concretezza“.

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