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Greenaccord, come sfamare il mondo?

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Si è chiuso a Napoli l’XI Forum internazionale dell’informazione ambientale di Greenaccord: quattro giorni di relazioni e dibattiti incentrati sul rapporto tra malnutrizione, crisi ambientale, disuguaglianza economica. X-Forum-Internaionale-GreenaccordQuesta edizione, intitolata “People building future”, è stata ancora una volta l’occasione per far incontrare esperti, ricercatori e analisti di prestigiosi istituti e organizzazioni internazionali, tra cui Fao, Worldwatch Institute, UNDP, Slow Food, con una rete di giornalisti – circa un centinaio – provenienti da tutti e cinque i continenti.

Parola d’ordine “Sfamare il mondo”, perfettamente in linea con i temi di Expo 2015 e con lo slogan “Nutrire il pianeta. Energia per la vita”. Tra gli ospiti, dunque, non poteva mancare Nicola Nosengo, responsabile dei contenuti scientifici nazionali e internazionali e web editor per Rai Expo, progetto crossmediale creato per raccontare al pubblico l’evento che per 6 mesi, dal 1° maggio al 31 ottobre, porterà “a Milano il mondo”: 140 Paesi partecipanti che metteranno in mostra le tecnologie, l’innovazione, la cultura, le tradizioni, la creatività del cibo.

Ma dell’Esposizione Universale un italiano su tre non sa nulla e ancor meno consapevolezza c’è in merito al tema. Per comunicare l’evento al pubblico, Rai Expo ha deciso di “illuminare” il pubblico con delle “Scintille”, brevi filmati di 100 secondi costruiti con un’identica struttura: iniziano con una sorpresa e terminano con una domanda.

L’intento è quello di comunicare a un audience generalista attingendo a esempi della vita quotidiana. In questo modo è più facile per lo spettatore digerire (per restare in tema) argomenti complessi come il cambiamento climatico, gli ogm o la perdità della biodiversità. Si tratta, appunto, di una scintilla, che vuole far luce su un fenomeno, invitando il pubblico ad approfondire, a vincere le resistenze, a informarsi e a mettere in atto quelle piccole azioni che hanno un riverbero.

Grazie al talento degli autori, bastano 100 secondi per raccontarci quanto costa davvero il biscotto che sta sulle nostre tavole a colazione, di che colore sono all’origine le carote, quanto lontano dalla natura si deve andare – paradossalmente – per produrre il cibo, dove ci sta portando la “febbre della terra”.

È una drammatica contraddizione che nel mondo quasi 1 miliardo di persone soffrano di denutrizione e 1,3 miliardi siano sovrappeso o obesi.

E lo è altrettanto che la Campania sia il cuore della dieta mediterranea, dichiarata dall’Unesco patrimonio intangibile dell’umanità, e che nella stessa regione la gente abbia paura di mangiare il cibo che cresce sulle sue terre perché sa che sono contaminate da rifiuti tossici.

Proprio la sicurezza alimentare è stata al centro della protesta che nella mattinata di sabato ha spinto gli attivisti della rete Commons a interrompere la tavola rotonda sulla qualità del cibo durante il Forum di Greenaccord per rivendicare il diritto a vivere in un ambiente sano. Bersaglio della protesta il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che, tuttavia, non era presente: di fronte al suo delegato Alberto Mantovani, dirigente dell’Istituto superiore di sanità, i manifestanti con toni accalorati, ma atteggiamento pacifico, hanno contestato le dichiarazioni del ministro secondo cui alla radice dell’alta incidenza dei tumori nella “terra dei fuochi” ci sarebbero scorretti stili di vita. “I bambini che muoiono di leucemie e di tumori, di certo non bevono alcol e non fumano sigarette“, hanno commentato gli attivisti, uniti dietro lo striscione “Stop Biocidio”.

Il dramma di queste persone che ogni giorno lottano per un ambiente sano e pulito non può lasciare indifferenti e anzi deve spingerci a premiare attraverso i nostri acquisti e le nostre scelte di consumo l’onestà di quanti coltivano con dedizione la loro terra.

In una società ossessionata dalla cibo-mania, come mostra il proliferare di programmi televisivi, concorsi, libri, canali tematici dedicati al cibo, si perde di vista tuttavia che il diritto a goderne non è per tutti. Proprio come in un mondo pieno di conoscenze, sono poche le informazioni che riusciamo a elaborare, così il cibo prodotto è troppo rispetto a quello che riusciamo a consumare. Ma non è così ovunque.

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